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Orciuoli in maiolica, XVIII secolo. Majolica small pitchers, XVIII century.

a servire i degenti nullatenenti, cosa che doveva valere anche per i suoi aiutanti, tenuti sempre sotto stretta sorveglianza. In quelle belle maioliche egli riponeva essiccate le parti delle piante considerate di valore terapeutico, ripartendole dalla foglia, centro principale di tutte le sintesi chimiche, al fusto, canale di passaggio dei principi attivi, sino alla corteccia, alle radici, ai bulbi, ai tuberi, ai fiori, al polline, ai frutti e infine ai semi. Dopo la lavorazione delle erbe, il passaggio successivo importantissimo era quello della conservazione, che avveniva principalmente in vasi di ceramica, ma anche in vasi di vetro o terracotta grezza a bocca stretta,

turati con pece o cera, in vasi d’oro o d’argento, in vasi di rame o stagno, in sacchetti di cuoio e di tela. I contenitori di materiali differenti dovevano ospitare i semplici essiccati e ciò che lo speziale produceva, dunque gli estratti, i medicamenti, gli spiriti o alcooli, i sali, gli sciroppi, gli oli vegetali essenziali o eterei, i balsami, gli unguenti, le pomate, gli empiastri, gli elettuari, le acque aromatiche distillate, le garze medicate, i dentifrici e i vini medicinali, esaminando assiduamente i vari composti e facendo in modo di non conservarli in grandi quantità per via dell’inevitabile deterioramento. Della stessa collezione fanno parte anche le poche maioliche rimaste

provenienti dalla rinomata fabbrica medicea di Cafaggiolo, a cui l’Ospedale Maggiore si rivolse in virtù dei buoni rapporti intercorrenti tra gli Sforza e i Medici. Insieme alle maioliche di Lodi, prima dello scoppio della II Guerra Mondiale, furono poste al sicuro in un deposito dell’Ospedale a Zelo Buon Persico in provincia di Milano e a fine conflitto ricollocate in Cà Granda. Sono ovviamente diverse da quelle lodigiane per policromia, ricchi decori in stile rinascimentale con arabeschi, cartigli, cornucopie, trofei d’arme, animali fantastici in celestino filettato di azzurro, al cui centro sta il cartiglio con la piccola colomba, lo stemma ospedaliero di speranza e di nuova vita.

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Artigianato 55  

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