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AREE REGIONALI OMOGENEE  LA NUOVA TERRITORIALITÀ “Opus incertum” L’Italia frantumata in tanti territori, luoghi omogenei di attività legate alla cultura materiale

È sempre più chiara la frantumazione per ragioni etniche, culturali, economiche, filosofiche...; siamo tanti e sempre più diversi, e la diversità non è più privilegio, non è più emarginazione, ma è diritto. Diritto a sviluppare ed esaltare le proprie convinzioni e le proprie appartenenze senza prevaricazioni.

CERAMICA DI DERUTA Deruta e Perugino Il Museo delle Ceramiche di Deruta ha centrato il prestigioso obiettivo di produrre, interamente in loco, senza aiuti, protezioni, curatele e consulenze, la mostra: “La ceramica umbra al tempo di Perugino”, a cura di Giulio Busti e Franco Cocchi, inserita nelle prestigiose manifestazioni in onore di Pietro Vannucci detto Perugino, fino al 25 settembre. I curatori insieme a Clara Menganna, Mauro Mastice ed il sindaco, attraverso studi e ricerche nelle antiche carte e negli interrogativi cocci, hanno scoperto Nicola Francioli detto “il Co”, dando così una svolta significativa alla ricostruzione del “periodo d’oro” della ceramica di Deruta, quello del primo cinquecento. Ma ora “il Co”, “divin derutino”, è stato consacrato al massimo livello, in occasione delle mostre pel “Perugino, divin pittore”. In ocFronte di raro vaso biansato in maiolica bianca, cm 28,5x13,8, alto piede ad anello, anse a “orecchio”, decoro con stemma della famiglia Baglioni, Deruta, inizio secolo VI.

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La ricerca della differenza ci porta a leggere un’Italia frantumata in tanti territori, luoghi omogenei di attività legate alla cultura materiale. Vengono qui presentate le aree che, in questi ultimi anni, hanno dimostrato una volontà di affermazione della propria identità e, contemporaneamente, il bisogno di rinnovamento. casione della presentazione dell’iniziativa, Timoty Wilson, conservatore ad Oxford, ha dichiarato che questa non è solo un’esposizione di ceramiche di qualità eccelsa, che ha coinvolto trenta musei da tutto il mondo, tra i più prestigiosi; ma anche una mostra con alla base un’alta ed annosa ricerca scientifica. Il rappresentante regionale, nella stessa occasione, ha dato rilievo, piuttosto, alla complessiva strategia espositiva decentrata sul territorio: oltre alle tre mostre di Pe-rugia, ci sono quelle di Città della Pieve - “Perugino ed il paesaggio”; Deruta - ceramiche; Corciano “Perugino pittore devozionale”; più gli itinerari perugineschi: Assisi, Bettona, Cerqueto, Montefalco... La mostra di Deruta è veramente “bella”, nel senso antico e classico del termine, impreziosita dalla discrezione dell’allestimento, dai grandi armadi espositivi primo novecento, con decori di grottesche. Tuttavia, da una prospettiva più propriamente artistica-industriale, l’esposizione non fa giustizia interamente delle ampie intenzioni di Busti e della sua “squadra di ricerca” che intendono ricostruire una storia i cui attori non so-no solo artisti, ma, accanto ad essi, progettisti, modellisti, committenti, istituzioni, distributori; si vorrebbe restituire, cioè, il tessuto sociale entro cui le opere sono state create, inserirle di nuovo nel loro contesto, nel loro spazio, nel loro mondo. Farle rivivere. Bisogna allora uscire dalla contemplazione dell'Unicità per ricostruire serie e tipologie, mode e modi, disegno e design; bisogna spezzare l'isolamento conseguente alla musealizzazione, fare storia dell'intero mondo e del conflitto artistico in oggetto. Bisogna saper esporre pubblicamente la filiera tra artista e artigiano creativo, e che tutto ciò non resti nella parola scritta. Eduardo Alamaro

CERAMICA Faenza/UrbinO MAURO Tampieri e LUCA Caimmi A PESARO Due città protagoniste della “grande” tradizione ceramica italiana e internazionale si confrontano, dall’8 al 29/8, attraverso la produzione contemporanea di Tampieri e Caimmi in uno spazio espositivo d’eccezione: il settecentesco scalone pesarese costruito su progetto di Luigi Vanvitelli. Il contenitore, alternativamente lo scalone o la vicina chiesa di S. Maria Maddalena, sarà l’elemento unificante, insieme al tema: la ceramica, della serie di eventi espositivi promossi dai Musei del Comune di Pesaro. Nel pensiero di Giancarlo Bojani, direttore scientifico dei Musei Civici e curatore della mostra, accostate tra lo-ro, le opere dei due artisti, rappresentano il continuum di una specie di metamorfosi della forma, le sue possibilità di moltiplicazione in mille e più vie. All’origine è un vaso, e Tampieri ne è il maestro indiscusso: inestimabile per le sue facoltà primarie dell’arte del vasaio, abilissimo e sensibile torniante, e per gli smalti strettamente connessi con le forme, che risaltano e le danno vibrazioni. Non a caso è stato un aiuto essenziale per un grande ceramista del XX secolo, il faentino Carlo Zauli. Tampieri è stato artefice di questa metamorfosi con le virtualità tipiche che il vaso ha nei suoi valori plastici di farsi scultura per eccellenza e per le possibilità infinite di essere manipolato. Per questo Bojani ha condotto Caimmi a lavorare nello studio faentino di Tampieri: perché il giovane fanese, allievo dell’Accademia di Belle Arti in Urbino, sino dalle prime opere sembrava privilegiare in altri materiali - magari artificiali - la suggestione del contenitore, la sua allusiva consistenza, l’iperrealità d’oggetto. Si tratta dunque della forma primigenia del vaso che finisce per solidificarsi in una sua

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Artigianato 54  

Italian Magazine about crafts and arts

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