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MAT E R IALI

& TECNICHE

Dall’alto e da sinistra: terrazzo in calce e cotto con decorazioni in marmo verde Alpi, giallo di Siena, rosso di Verona, giallo Torri e ciottoli bianchi sminuzzati, Palazzo Pisani a Santo Stefano di Venezia, inizio XVIII secolo; pavimentazione realizzata in terrazzo, grana sottile, Banca Comm. Italiana, Venezia, 1893; terrazzo “alla veneziana” in calce con decorazioni a semina rada realizzate con marmo nero del Belgio, porfido, onice e altre pietre semi preziose, Palazzo Condulmer, Venezia, inizio XVIII secolo; particolare della pavimentazione in terrazzo realizzata con ciottoli bianchi e grigi, Casa della Salute a Venezia, 1935; terrazzo in calce e cotto con seminati elementi di nero del Belgio, giallo Mori, grigio del Carso e madreperla, Palazzo Vendramini ai Cormini, Venezia, 1770-1775.

I materiali Oltre all’acqua, alla sabbia, ai cocci frantumati, alla calce idrata e al cemento (materiali questi necessari alla formazione degli impasti per i vari strati del sottofondo e facilmente reperibili presso le rivendite di materiali edili), sono di fondamentale im-portanza i ciottoli da sminuzzare e così le pietre, i marmi ed i materiali a questi ultimi assimilabili. Se un tempo l’arte del terrazziere e la bravura erano condizionate anche dalla sua capacità di individuare i ciottoli nei torrenti di origine ed era suo compito raccoglierli, cuocerli o meno nelle fornaci e, infine, spaccarli e sminuzzarli a seconda delle necessità, oggi, la graniglia, formata da ciottoli e da vari elementi lapidei spaccati, è presente sul mercato e, confezionata in sacchi, è reperibile presso gli empori specializzati già suddivisa per colore e per granulometria. Gli strumenti Quelli più consueti del fare le malte, stenderle e costiparle fino ad ottenere la consistenza necessaria. La betoniera ad azionamento elettrico o a scoppio con la capacità pari o

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inferiore a 350 lt. Meglio se dotata di pala raschiante per evitare lo spreco del materiale di risulta. La spatola per la stuccatura ed il frattazzo per lisciare la superficie stuccata. Entrambi in ferro con il manico di legno. Più morbido questo e più duttile al gesto e all’andamento del fare. La lama di ferro, poi, per battere e rassodare il fondo e il misterioso mazzapicchio. Quest’ultimo costituito da un peso (in acciaio o in cemento) sollevabile con due aste con le quali, a mano, è possibile effettuare il sollevamento e la ricaduta e, quindi, la battitura ritmica e controllata del sottofondo per far emergere dall’impasto ancora morbido le schegge lapidee. Da ultima, la levigatrice a frese rotanti, dotata di dischi abrasivi e spazzole metalliche, operante in ambiente umido, indispensabile per rendere planare il pavimento e per lucidare, in tempi ragionevolmente brevi, gli elementi emersi dall’impasto battuto.

La possibile bottega Il mestiere del terrazziere si esprime lontano dalla bottega. Nei locali e nei luoghi dove deve essere realizzata l’opera pavimentale. Ed è in quei luoghi che il terrazziere mette in funzione i propri strumenti. Nella bottega è necessario ci sia lo spazio per immagazzinare i mezzi (betoniera, levigatrice, attrezzi d’uso) e i materiali (graniglie di varie pezzature, sabbia, calce idrata e cemento). Nella bottega è opportuno disporre di uno spazio per sviluppare su carta (scala reale) i disegni per eventuali decorazioni. Magari con l’ausilio di un episcopio o di una lavagna luminosa. Strumenti questi particolarmente adatti per ingrandire le figure e portarle alla misura voluta. Trattandosi di attività artigianale poco rumorosa e per nulla inquinante, non mi risulta che, sotto il profilo urbanistico, sussistano impedimenti per collocare la bottega e per consentire l’esercizio dell’attività anche in zone a destinazione semi-residenziale.

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Artigianato 54  

Italian Magazine about crafts and arts

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