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­­­­­­­M A T E R I A L I

& TECNICHE

A lato, da sinistra: ferro per battere usato per rassodare il fondo; “mazzapicchio”, attrezzo per battere e rassodare il terrazzo; “ors”, attrezzo per levigare il terrazzo; rullo per livellare e comprimere l’impasto. Sotto, da sinistra: antico pavimento in seminato veneziano; pavimento nella “Ciâsa dal diaul” a Sequals, primi anni del ’900 (particolare); terrazzo “alla veneziana” in calce, decorazioni a semina rada, marmo nero del Belgio, porfido, onice e altre pietre semi preziose, Palazzo Condulmer, Venezia, inizio XVIII secolo.

Tecnica esecutiva Le fasi costruttive, tramandate per secoli di braccio in braccio, comprendono la formazione dell’impasto di calce spenta o, nei tempi moderni, di cemento, nel quale impasto vengono seminati i sassi di varie pezzature e colori, secondo un progetto cromatico e decorativo ben definito; la cilindratura dell’impasto e la sua attenta battitura per rendere compatto il pavimento e per far emergere dall’impasto stesso gli elementi lapidei seminati e, per ultima fase, la lunghissima e monotona operazione della levigatura, la quale, il più delle volte fatta a mano, risulta necessaria per rendere palese il disegno annegato nell’impasto, per rendere planare il pavimento, ma anche, e soprattutto, per affidare a ciascun elemento la sua giusta brillantezza. Più nello specifico, la prima fase costruttiva riguarda la prepa-razione di un sottofondo dello spessore di circa 3 cm. formato da rottami e calcinacci vagliati ed impastati con acqua e calce idraulica. La seconda fase, invece, richiede la formazione di un altro strato dello spessore di circa 2 cm. denominato “coperta” e composto da elementi di cotto macinati ed impastati con il cemento e la terza fase, infine, denominata “stabilidura”, di spessore variabile da 1 a 1,5 cm., prevede la stenditura a secco di polvere di marmo di grana sottile e

media, opportunamente mescolata a polvere di cemento. È su questo sottofondo, realizzato a strati, che è possibile procedere alla semina della graniglia distribuendo per prime le scaglie di marmo più grosse, poi quelle più minute e, infine, sempre spruzzando con acqua la superficie in modo da conservare sufficientemente morbido lo strato di stabilidura, collocando i cosiddetti bollettoni, ossia grossi frammenti di marmo che, proprio per la loro dimensione e per la loro collocazione non casuale, risultano fondamentali per rendere dina-mica e ragionata la visione della intera superficie policroma del pavimento. Le eventuali decorazioni, anch’esse realizzate utilizzando schegge di marmo o di altro materiale levigabile e altrettanto durevole, dovranno essere eseguite contestualmente alla semina, collocando detti elementi in maniera diretta nella strato di stabili-dura o, nel caso la loro collocazione fosse più complessa, tracciando sullo strato il disegno voluto mediante lie-ve incisione della superficie (conservata ancora morbida) o mediante spolvero ottenuto da carte in precedenza opportunamente punzonate. Ancora, qualora il progetto preveda una netta separazione tra la parte di-segnata e il fondo del pavimento, sarà bene suddividere tali parti mediante la posa di una sottile lamina di metallo che, dis-

posta verticalmente, fungerà da cassero a perdere e, grazie alla sua buona flessibilità, marginerà con assoluta precisione il disegno voluto evitando sconfinamenti di impasto e di materiale minuto. A semina effettuata, sarà indispensabile procedere con tempestività alla fase della cilindratura - necessaria a rendere compatta e perfettamente piana la superficie - e a quella della battitura, operazione altrettanto necessaria per ottenere, per compressione puntuale, la fuoriuscita dell’acqua ancora contenuta nell’impasto e, di conseguenza, l’affioramento omogeneo e controllato dei frammenti anche più minuti. Il pavimento così eseguito dovrà essere stuccato (operazione da eseguire con stucco tenero mediante spalmatura a spatola e successivo spolvero con gesso) e dovrà essere protetto in modo di consentire un’asciugatura lenta dell’impasto al fine di evitare la formazione di fessurazioni o cavillature dovute al ritiro disomogeneo dei vari materiali impiegati. Solo dopo avere ottenuto la necessaria coesione e la giusta durezza (qualità che si ottengono dopo almeno 3 settimane di stagionatura condotta senza interruzioni e strappi), il pavimento potrà essere trattato ed abraso con l’antica tecnica della orsatura e successivamente, con i mezzi moderni e, naturalmente, meccanici, potrà essere levigato.

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Artigianato 54  

Italian Magazine about crafts and arts

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