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AREE REGIONALI OMOGENEE intaglio della val d’aosta

Dall’alto: mantice; oggetti da cucina.

DANIELLA BERTOLA Le origini dell’intaglio sono antichissime: questo tipo di intervento artistico su manufatti di uso comune rappresentava, in passato, la normale esigenza di personalizzare ed abbellire gli oggetti che abitualmente venivano usati in casa, non potendo modificare le linee dell’elaborato in quanto legate a precise forme determinate dal suo uso. Piatti, ciotole, mestoli, bastoni, grolle, erano così la base ideale per liberare la propria creatività con motivi decorativi che variavano dal geometrico al simbolico, dal floreale fino alla raffigurazione di scene religiose o di tradizione contadina. Nel contesto economico-culturale della Val d’Aosta, l’artigianato di tradizione mantiene tutt’oggi una posizione di assoluto rilievo e da dicembre a marzo era possibile ammirarne un esempio allo Spazio Espositivo della Chiesa di San Lorenzo di Aosta, con la mostra Daniella Bertola - il fascino segreto dell’intaglio. L’autrice, valdostana residente a Courmayeur, esponeva oggetti in legno e cuoio finemente intagliati, fiori e sculture provenienti dalla sua abitazione, oggetti abitualmente usati, come vuole la tradizione. La grande maestria e cura con cui Daniella coltiva da anni questa pas-sione, le ha permesso di ottenere numerosi riconoscimenti dal ’94 ad oggi. I. T.

Legno di CantÙ Istituto d’Arte di CantÙ L’Istituto Statale d’Arte per l’Arredamento Fausto Melotti di Cantù, in occasione della ricorrenza del 120° anno di

inizio dell’attività didattica (i primi corsi con 70 allievi sono iniziati nel 1883), ha promosso due mostre finalizzate a documentare l’evoluzione della scuola e gli attuali orientamenti formativi: una sezione con materiali storici ed una di elaborati didattici. La mostra “storica”, curata da Annamaria Isacco, Aurelio Porro, Renata Reina e Alfio Terranno, ha proposto la selezione e l’esposizione di manufatti quali: mobili, intagli, intarsi, sculture lignee, gessi, merletti e tessuti, tutti di grande pregio, presenti ne-gli archivi dell’Istituto e realizzati nel passato nei vari laboratori, con l’obiettivo di far conoscere parte del patrimonio storico-artistico della scuola, sottolineando lo straordinario valore progettuale, artistico ed esecutivo dei materiali esposti che documentano l’evoluzione didattica e formativa, ma anche cultura-le, fino alla soglia degli anni ’70. Infatti tale data ha rappresentato un momento di svolta nei processi formativi del-l’Istituto che, da scuola d’arte applicata e professionale del mobile, è divenuto scuola superiore con struttura “liceale”, seppure finalizzata alla formazione nell’ambito delle arti applicate per l’arredamento. La seconda mostra ha presentato elaborati realizzati negli ultimi anni dagli studenti di tutte le sezioni e indirizzi, attraverso la selezione di una serie di esercitazioni particolarmente significative sotto il profilo formativo, con l’intento di rappresentare un qua-dro delle attuali e molteplici tendenze didattiche della scuola. Aurelio Porro

Scrittoio in noce massello progettato da Gianni Albricci e eseguito da Giovanni Tosetti e allievi nel laboratorio di ebanisteria della scuola, 1953.

maiolica faentina In difesa delle tradizioni Le vie del Signore sono infinite e quelle dell’arte applicata pure. C’è tutta una linea di successo per le “signore Marie” d’Italia globalizzata, per un pubblico dal profilo basso, che passa per la Cina (ove si confeziona il prodotto, il gadget allegato alla di-

spensa) e che poi arriva da noi in edicola. La Cina quindi non è più vicina, ma sta qui, in Italia. È il “pericolo giallo” riveduto e corrotto: dalla “tigre di carta” del sessantotto alla “tigre di terracotta” nell’Italia d’oggi. È l’opera d’arte applicata italiana nell’epoca della sua riproducibilità tecnica in Cina. Tipica in tal senso è la pubblicazione quattordicinale “La ceramica italiana, piatti da collezione, storia, stili e città”, della “Hobby & Work” in collaborazione con “Immagine faentina” di Faenza. Beatrice Mazzotti, responsabile del settore artistico e comunicazione della “Keser Diva Design”, partner della Hobby & Work nella realizzazione dei piatti a dispense di cui sopra, ha rilevato che con questa iniziativa “si vuol rilanciare un settore che qui a Faenza è in crisi, in chiusura, in sfacelo, sen-za dirigenze!”. Rispondendo poi alle critiche dei ceramisti faentini, che hanno attaccato duramente sulla stampa l’iniziativa editoriale, dice provocatoriamente: “In questa operazione la ceramica non c’entra”. In-fatti è altro, è oltre: la “Faenza Chi-na”, quella in edicola, sta più avanti di quella (supposta) di tradizione. In tale situazione di non comunicazione tra le varie parti di Faenza, di mancanza di squadra e di protagonismo progettuale del suo Museo Interna-zionale delle Ceramiche (MIC) - che in questa occasione si è limitato al ruolo di “passacarte e passafoto” - l’operazione “faentino/cinese” in edicola, risulta dirompente. Ma tutta e-stremizzata da una parte, quella del-l’industria. E ciò è male. Se l’indu-stria rimane sola, senza arte (applicata) fa solo quantità, solo business. Vi-vace è stato il forum nel sito web del-la A.I.C.C. (Associazione Italiana Cit-tà Ceramica). Alcuni ceramisti hanno chiesto di conoscere quali siano stati “i motivi che hanno giustificato l’appoggio sia dell’Associazione che del M.I.C. di Faenza nell’operazione “Piatti Cinesi d’Italia”, nonché i vantaggi che si sono intravisti per la valorizzazione e promozione della produzione ceramica che proviene dai Centri associati... anche notando che, dietro al piatto cinese offerto come gadget, non viene menzionato il Paese in cui è stato prodotto”... “Non e-siste l’obbligo (come invece siamo a-bituati a vedere per tutti gli altri prodotti extra CEE) di dare l’informazione all’acquirente, è corretto che Eduardo Alamaro egli non lo sappia?”.

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Artigianato 53  

Italian Magazine about crafts and Arts

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