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MATERIALI

& TECNICHE

In questa pagina, dall’alto e da sinistra, foto dei campioni delle sei principali varietà di alabastro: “agata” di colore variabile dal giallo chiaro al bruno intenso; “cenerino”, pietra opaca di diverse intensità di grigio; “pietra gialla”; “scaglione”; “bardiglio” di variegate colorazioni marmorizzate; “gabbo”, marmorizzato sui toni scurissimi del marrone, del nero e del rosso.

lità, venature, colorazioni, può presentarsi marmorizzato, si usa per questo chiamarlo anche pietra a marmo utilizzando la denominazione bardiglio per le tipologie dove è maggiore l’intensità di variegatura e colorazione. Cenerino - È una pietra grigia di colore simile all’argilla, di impasto e colorazione più o meno variegati e decisamente opachi. Il cenerino di colore e consistenza più omogenei, che è anche il più raro, assomiglia ad una ardesia chiara. Gabbro - È un alabastro intensamente marmorizzato, di toni scurissimi tra il marrone, il nero ed il rossastro. Pietre Gialle - Sono alabastri con colorazioni che vanno dal giallo chiaro rossiccio fino al marrone scuro. So-no le varietà più ricercate e costose. Alcune qualità di alabastro sono otte-nute in cave a cielo aperto. L’escava-zione viene effettuata con ruspe, martelli pneumatici, pale meccani-che. Lo Scaglione, invece, si recupera da cave sotterranee strutturate in gallerie profonde fino a 280 metri. In entrambe le tipologie di cava l’estra-zione dell’ovulo è sempre manuale con il martello pneumatico o con il piccone. L’alabastro si trova in blocchi od arnioni a forma spesso ovoi-dale, detti per questo ovuli, di peso e volume molto diversi, distribuiti irregolarmente in strati di roccia gessosa. L’alabastro pesa, in genere, da 2200 a 3000 kg al metro cubo, a seconda dell’umidità ancora contenuta nella roccia. Il peso comune dei blocchi commerciabili oscilla dai 100 ai 150 kg, i banchi di pietra si trovano a profondità variabili da 2 fino a 280/ 300 metri e, a seconda delle differenti composizioni chimiche del terreno, il materiale estratto presenta un aspetto, una colorazione e una composizione chimica molto differenziata. Dalla cava si arriva alla scelta del materiale per la preparazione alle differenti lavorazioni ed in questa fase si

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Nella pagina a fronte, dall’alto e da sinistra: Bardigli; Agate; Scaglione; disegni di oggetti in alabastro di Umberto Borgna del 1942-1950, collezione Ali Volterra; alzata “Bonsai” di Ugo La Pietra, prodotta da “Fatto ad Arte” (Monza), realizzata dalla Cooperativa Artieri Alabastro di Volterra, 1985.

possono riscontrare alcuni difetti che lo rendono inutilizzabile: - le mandorle o punte di ferro, dovute ad una quantità eccessiva nelle venature di ossidi e idrati metallici; - lo specchio d’asino, dovuto alla non perfetta metamorfosi della massa gessosa in alabastro; - le case, quando la pietra presenta delle fenditure che si scoprono solo al momento del taglio; - le intronature o crepature. Tra le caratteristiche più curiose è interessante ricordare la sua possibilità di cottura e di colorazione: - la cottura (effettuata nel senso più classico del termine, bollendo il pezzo per pochi minuti) fa sì che l’alabastro bianco trasparente si trasformi in una pietra totalmente opaca e bianchissima, più dura, in grado di far risaltare con particolare vivacità gli intagli e le decorazioni a bassorilievo; - la colorazione, utilizzata da secoli e facile a causa della porosità del materiale, è effettuata per immersione ed è in grado di conferire agli alabastri chiari le più incredibili gamme e tonalità cromatiche. Le specializzazioni artigiane Da secoli gli artigiani dell’alabastro si tramandano le varie specializzazioni legate alla forma finale del pezzo che devono creare. Le botteghe non sono cambiate poi tanto e visitandole ci si accorge che le attrezzature presenti sono le stesse, coperte di bianco, di circa 50 anni fa. Si incontrano gli squadratori, artigiani che fanno i pezzi quadri, cioè tutti gli oggetti che si possono racchiudere in un parallelepipedo o in linee rette e i mosaici. Utilizzano inizialmente seghe a strascico (che lavorano in senso orizzontale) per tagliare i blocchi in lastre delle dimensioni desiderate. Sulle lastre vengono riportate con le seste (specie di compassi di misurazione) le sagome dell’altezza, che verranno poi tagliate con seghe verticali simili a quelle dei falegnami. I controlli di squadratura e le rifilature sono poi

effettuate con seghe a disco o con più moderne taglierine di precisione. Il pezzo passa poi alla dipesciatura, che è la prima operazione di pulizia e levigatura. È attualmente eseguita con carte smeriglio finissime, ma deve il suo nome al fatto che fino a pochi decenni fa si utilizzava per questa levigatura una pelle di pesce essiccata. Si incontrano poi i tornitori che creano tutti gli oggetti lavorati al tornio, pezzi che preparano personalmente e fissano con uno speciale mastice all’asse del tornio, plasmando e scavando la pietra con rampini e misurando gli spessori con le tente. Quando la forma è ottenuta, il pezzo ancora attaccato al tornio subisce la prima ripulitura (dipesciatura) con una sottile retina di ferro, poi viene staccato con un ferro speciale: è questa un’operazione delicata, perché pezzi particolarmente sottili e fragili rischiano proprio in questa fase la rottura. I torni consentono, salvo casi speciali, la lavorazione di pezzi il cui diametro non supera i 50 cm; in passato i veri maestri arrivavano anche a tornire pezzi di 90/100 cm, diametri oggi raggiunti solo con macchinari moderni a controllo computerizzato. In-contriamo gli ornatisti, artigiani specializzati nell’ornato, nella incisione a bassorilievo, nel traforo. Con delica-tezza e precisione estrema, dopo aver riportato sull’oggetto il disegno, la-vorano l’alabastro con le scuffine ed i ferri, arnesi di infinite forme e di-mensioni, adatti di volta in volta ad effettuare incisioni, scannellature o graffiature. E poi ancora gli scultori artisti artigiani specializzati nella figura umana e gli animalisti. Lavorano sulla base di disegni oppure su modelli tridimensionali in gesso. In questo caso riportano con un pantografo le misure e i punti di riferimento sul blocco di materiale in lavorazione e intervengono poi con raspe, ferri, scuffine e con i più moderni flessibili. Ed infine i generici, artigiani in grado di affrontare le diverse specializzazioni e che hanno

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Artigianato 53  

Italian Magazine about crafts and Arts

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