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MATERIALI

& TECNICHE

Nella pagina a fronte, dall’alto: estrazione all’interno di una gabbia di una “arnione” di alabastro; alcuni momenti della lavorazione di tornitura di un oggetto di alabastro. In questa pagina: alcuni strumenti utilizzati dagli artigiani per la lavorazione: “rampini”, “tente”, “seste”, “sega a svoltino”, “ferri a mano”, “scuffie”, “ferri a forza”.

Monza, decreta l’impegno a “riconnettere le arti de-corative con le realtà spirituali e ma-teriali della contemporaneità, a far in-teragire arte e industria nel quotidia-no, secondo la modernità dell’interpretazione, l’originalità dell’invenzio-ne e la perfezione della tecnica congiunta ad una sicura efficienza della produzione”. Proprio alla luce di queste affermazioni va inserita la fi-gura di Borgna, che nel 1933 diventa direttore della Cooperativa. Umberto Borgna è il primo vero designer dell’alabastro e per la prima volta riesce a lasciarsi alle spalle le imitazioni pedisseque per una produzione studiata appositamente per l’alabastro. Mostre e dibattiti si susseguono, ma si deve arrivare agli anni Ottanta per prendere coscienza della necessità di una concreta affermazione dell’unicità dell’alabastro di Volterra e, nel 1982, alla proposta della costituzione del Consorzio per la difesa e la valorizzazione dell’alabastro di Volterra e al Marchio di qualità, purtroppo fallito non molto tempo dopo per l’alto individualismo degli artigiani volterrani. È in questo periodo che vengono presentate le collezioni Velathri e Axia di Angelo Mangiarotti, le collezioni Batu per Danese di Enzo Mari, o i rinnovati alabastri di Mino Trafeli. Risale al 1982 anche l’istituzione del Premio Giulio Gremigni, promosso dalla Cassa di Risparmio di Volterra, inizialmente aperto solo al-le ditte artigiane e trasformato nel tempo in un vero concorso di design,

oggi purtroppo nuovamente abbandonato se non per una breve ripresa nel 2000. Degli anni Ottanta anche l’inizio del paziente intervento di U-go La Pietra, dalla prima partecipa-zione ad Abitare il Tempo (mostra Genius Loci - Verona 1988), alla ricerca di sensibilizzazione del settore. Potremmo continuare con decine di mostre, variamente importanti, per descrivere un difficoltoso e spesso non ripagato, cammino di approfondimento nel tentativo di incentivare il processo che vede l’incontro tra la cultura del progetto e la produzione legata alla risorsa del territorio. Caratteristiche e tecniche di lavorazione Pietra facilmente lavorabile, particolarmente apprezzata dagli scultori, secondo la scala di Mohs, l’alabastro ha durezza 2, è cioè una pietra tenera

e fragile. Con il nome di “alabastro” però vengono generalmente indicate due varietà: una costituita da solfato di calcio idrato, l’altra da carbonato di calcio poliforme che può presentarsi sotto forma di calcite e di aragonite. La prima classe raggruppa l’alabastro gessoso o del volterrano, il più pregiato d’Europa per le sue caratteristiche di compattezza, trasparenza e venatura, l’altra, l’alabastro calcareo, conosciuto con il nome di alabastro orientale. Le varietà di alabastro gessoso sono praticamente infinite, poiché l’aspetto e la consistenza del materiale varia con il variare della composizione chimica del terreno. La distinzione forse più comu-ne è quella fatta fra gli alabastri di Castellina e quelli del territorio volterrano. Mentre la pietra di Castellina è perfettamente traslucida e come tale si presta alle applicazioni luminose, le varietà volterrane hanno il pregio di essere differentemente colorate. In queste pietre il colore è da-to dall’unione al solfato di calcio di materie eterogenee come l’argilla e gli ossidi metallici. Alabastri di Castellina Castellina - La migliore pietra statuaria per l’assoluta bianchezza e la perfetta trasparenza. Per la mancanza di venature e di macchie viene impiegata in scultura. Scaglione - Simile alla Castellina co-me trasparenza, ne differisce per le caratteristiche venature in grigio e nero. È il più celebre alabastro bianco, più o meno trasparente a seconda della zona di ritrovamento. Questa varietà è molto utilizzata nella manifattura di oggetti per l’illuminazione. Alabastri del Volterrano Bardigli - Pietre poco traslucide, con colorazioni che vanno dal grigio chiaro al nero: le venature sono dovute all’argilla, le più marcate ad ossidi di ferro. Difficilmente descrivibile perché si presenta con diversissime tona-

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Artigianato 53  

Italian Magazine about crafts and Arts

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