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Nelle due pagine: “Vasi antropomorfi”.

antropomorfi in terracotta, i cui volti rappresentano il terrore e la disperazione, ma anche la cattiveria senza scrupoli degli sciacalli (ed allora la gente più scelerata si diede alle rapine delle robbe preziose, che nelle rogine della città abbondontemente scoprivansi –così continua il Tortora) e l’uomo diventa animale, bestia, leone. Così, riscrive la storia di quei giorni, in cui il Duca di Camastra, allegro e sorridente si preoccupa di far rifare le strade più larghe per poterci passare con la sua carrozza nuova, il notaio gongola per i grandi affari e il gran numero di atti e di denari che gli procurano e il sole, sempre sorridente nell’iconografia e nell’immaginario di tutti, questa volta non ride, disperato per le miserie che gli tocca illuminare. Da quanto tempo conosco Alessi? Non lo so più. Entrato nella sua putia per un acquisto, mi sono dimenticato del mondo. Sono entrato nel suo, mi sono lasciato trascinare da questo suo narrare affascinante in cui tutto, arte, mestieri, commerci, cultura, religioni, colori, si ricollega nella gioia della scoperta, nell’entusiasmo del ritrovamento, della conferma di una teoria, di una supposizione. Con la modestia dell’artigiano, come sempre si definisce, ma con la consapevolezza del ceramista che sa di ceramica e di storia della ceramica, con la gioia di chi l’inventa e la vive. “Per capirla, la devi toccare; sentire le ditate del tornio” così, dice. E continua: “La devi sentire suonare!” Prende un vaso a palla e gli batte sopra con un dito. Tintinna. Poi, si sofferma sul decoro e comincia a raccontare e non si ferma più.

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A

story-teller and craftsman devoted to “all things artistic”. A traveller in imagery and unknown worlds, far away in both time and place, by culture and traditions, by skin colour and by the God to pray to, but everything connected by a thin red thread: ceramics and fantasy. With Giacomo Alessi there is a “how and why” for everything, always related with joy, through the common eye, perhaps in dialect, with attention to traditions, requirements of the market and political affairs. In this way a dome (which came about to show to certain short-sighted administrators how to restore one) becomes thirty different domes and then becomes a minaret, twenty minarets in a conscious tangle of Holy Land and Old World catholic, between Arabs and Normans, between Tunisia and Sicily, amidst plagues and earthquakes. Islamic minarets and Baroque domes are represented side by side, in a metaphorical visionary city which is a message and which would like to be a prophecy, symbolic of a basic

equality which recognizes a common God; a sort of Baphomet, a two-sided God to whom both Christians and Muslims could pray. A forgotten symbol amidst the tanks in Jerusalem, human bombs, the Twin Towers and the Market God to whom, even today, sacrificial human victims are offered up in a return to tribalism. We are sleeping like this. Just like the Three Kings of the nativity in multicoloured ceramic in which Alessi has represented this vision: a playbill of storytelling in which everything is represented, with precise cultural references, but also with his usual unconstrained and aggressive imagination. The dishes created by Alessi speak of faraway lands, of Naples and Flanders, of Indian and Turkish tapestries, of Persian carpets; his imagination flies free in blue hot-air balloons or with garlands of flowers, with 18th and 19th Century decoration; it flies over a rural (rustic) world of tools, and then on to the desperate and frightening scene

Profile for Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte

Artigianato 53  

Italian Magazine about crafts and Arts

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