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Nelle due pagine: “Cupole”, ceramica.

Twin Towers e il dio Mercato al quale, a mille anni di distanza, si tributano umane vittime sacrificali in un tribalismo di ritorno la cui caratteristica peggiore è quella della totale assuefazione. Così dormiamo. Come i tre Re Magi di uno straordinario presepe, in ceramica policroma, in cui Giacomo Alessi ha voluto rappresentare questa sua visione profetica in controtendenza: un cartellone da cantastorie in cui tutto è rappresentato, con riferimenti culturali precisi, ma anche con la solita fantasia spigliata e aggressiva. I piatti che Giacomo Alessi inventa parlano di terre lontane, di Napoli e di Fiandra, e arazzi dell’India e di Turchia e tappeti di Persia. Parlano di viaggi di fantasia, senza confini né limiti, sulle ali della quale la civetta, simbolo di Atena, dea dell’arte e della saggezza, diventa un gioco: s’accoccola su una pila di libri, in un’evidente metafora, si posa su rami, vola su un’altalena; poi si moltiplica, si cimenta su un asse in bilico con una compagna; si fa in tre per recitare in un piccolo teatro settecentesco o sale su un comò per ricordare la vecchia filastrocca: anghingò, tre civette sul comò. La fantasia di Alessi vola su mongolfiere azzurre o con fiori a ghirlanda, a decori ’700 o ’800; le prime due (i prototipi), a simboleggiare la libertà e l’ansia di futuro ancora da scoprire dei suoi due figli: “loro, debbono volare”, dice Giacomo. Vola e passa su un mondo contadino di utensili, fangotti, burnie, orci, quartare, lumere e scaldamani (di tutte le forme: libri, borsette, pesci,

papere). Vola e passa su un mondo disperato e spaventato da un terremoto devastante, quello del 1693. “Appena erano toccate le ore 21 della detta domenica, undeci dell’istesso gennaro fece un terremoto così orribile e spaventoso che il suolo a guisa di un mare ondeggiava, li monti traballando si diroccavano e la città tutta (Noto, ndr) in un momento miseramente precipitò colla morte circa di mille

persone” così Filippo Tortora, cronista, scrive nell’agosto del 1712. Alessi osserva i cagnoli di palazzo Nicolaci e si chiede il perché di tanta opulenza, ma anche di tanta mostruosità. Si voleva stupire? Si volle atterrire i passanti? O fu la rappresentazione del ricordo, della paura, dello sbigottimento di quei miseri? Così Alessi matura l’idea di realizzare dei grandi vasi

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Artigianato 53  

Italian Magazine about crafts and Arts

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