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editoriale di Ugo La Pietra

Design parassita Sempre di più, nel mio percorrere

i territori ed i luoghi dove operano artigiani-artisti sento spesso il grido di aiuto, qualche volta di disperazione, di questi operatori. È inutile ricordare le loro difficoltà professionali e d’impresa, le rare apparizioni sulle riviste, l’impossibilità di entrare in un circuito commerciale qualificato; ciò che mi sembra utile dimostrare è che spesso il loro lavoro non riesce ad assumere un ruolo importante nel nostro sistema. Per poter capire meglio questa situazione vale la pena spostare la nostra attenzione verso il disegno industriale, che sembra avere raggiunto una certa maturità, anche se dobbiamo registrare che ancora molto deve essere fatto perché si possa parlare di una “vera disciplina”. Infatti, per poterlo definire tale, il design dovrebbe esprimersi anche attraverso la ricerca. Ricerca vuol dire sperimentazione non finalizzata alla produzione. Ancora oggi ciò che viene divulgato (vedi libri sul design) si concentra quasi interamente sulla logica produttiva. Da tempo non è

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più così per altre discipline come l’architettura (che non si esaurisce nel cantiere e nel costruito) o la fisica, la chimica. A queste semplici considerazioni viene da domandarsi: dove il design trova spazi per la ricerca e la sperimentazione? Dove provare a fare, dove verificare nella lavorazione della materia le loro disponibilità? La risposta, in buona misura, sta proprio all’interno di una grande area creativa e fattuale che è quella delle arti applicate e dell’artigianato artistico. Territori poco conosciuti

dalla nostra cultura ufficiale, che però da tempo sono frequentati, meglio sarebbe dire parassitati, dal design. Tecniche e materiali non sono certo visibili e frequentabili all’interno della nostra media industria che si avvale, per la produzione, di tante piccole strutture artigianali sparse in tutto il territorio. Così il designer per poter vedere, provare, sperimentare, deve frequentare le piccole strutture artigiane e da queste trarre ancora e sempre stimoli e suggerimenti. Tutto ciò non fa che alimentare la disciplina design (che non disdegna stimoli anche dall’arte e dalla comunicazione visiva) ignorando la necessità di sviluppare al proprio interno il campo della sperimentazione. Questo è uno dei motivi per cui negli ultimi cinquant’anni si è assistito alla crescita della disciplina design e al quasi occultamento delle arti applicate, portando queste ultime, nella migliore delle ipotesi, ad essere utilizzate (al servizio!) del mondo del design.

Parasite design

ftener and oftener, while going along the lands and places where artisans-artists work I hear the shout for help, sometimes for desperation, of these workers. It is pointless to recall their professional and enterprise’s difficulties, their rare appearance on magazines, the impossibility to enter a qualified commercial circuit; what I believe useful to demonstrate is that their work often cannot take on an important role in our system. In order to understand this situation better it is worth to shift our attention towards the industrial design, which seems to have reached a certain maturity, though we have to register that a lot has still to be done if we want to talk of a “true discipline”. In fact, in order to define it such, design should express itself also through research. Research means experimentation

not aimed at production. Still nowadays what is popularized (see books about design) concentrates almost entirely on the production logic. It has not been so for a long time for what concerns other disciplines like architecture (which does not end in the construction site or in the building) or physics, chemistry. After these simple considerations a question arises: where does design find spaces for research and experimentation? Where to try and produce, where to verify in the processing of the material their availability? The answer, mostly, is to be found within a great creative and factual area which is that of the applied arts and of the artistic craftsmanship. Fields little known by our official culture, which however for long time have been visited, or it would be better to say attacked by the design

parasite. Techniques and materials certainly are not visible and to be dealt with within our medium industry which avails itself, for production, of many small artisan structures spread all over the territory. Thus the designer in order to be able to see, prove, experiment, has to frequent the small artisan structures and from these derive still and always stimuli and ideas. All this cannot but nourish the design discipline (which does not disdain stimuli also from art and visual communication) ignoring the need to develop internally the experimentation field. This is one of the reasons why over the last fifty years it has been possible to verify the growth of the design discipline and the almost defeat of the applied arts, leading the latter, at the best, to be utilized (at the service!) of the design world.

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Profile for Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte

Artigianato 53  

Italian Magazine about crafts and Arts

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