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La scelta di costruire a Cerea una piccola Versailles fu suggerita dalla necessità di esercitare un diretto controllo sulle proprie terre messe a coltura e, nel contempo, avere l’opportunità di convocare parenti ed amici, notabili e letterati, in una cornice agreste ma anche fastosa. Ci pensò in particolare il marchese Gabriele (1719-1808), figura di spicco nella società illuminata della Verona del Settecento, fratello di quel finissimo erudito e insigne dantista che fu Monsignor Giangiacomo, canonico della Cattedrale di Verona. Già nel Duecento, Cerea non doveva essere un Comune di poco conto, se poteva vantare un podestà; e fra i podestà di Cerea figurano alcuni dei primi Dionisi. Nel secolo della massima valorizzazione della coltivazione del riso, il marchese, da buon imprenditore, si impegna in questa direzione. Gabriele Dionisi, cervello della conduzione dell’impresa agraria, sarà poi anche la mente della ristrutturazione della Villa, che nasce utilizzando precedenti strutture. Non gli mancheranno le consulenze, ma è il marchese ad indicare al decoratore - il valente Nicola Marcola - i temi intesi ad esaltare non tanto le gesta di antichi eroi o di remote divinità, quanto le glorie del casato Dionisi. Non a caso il marchese Gabriele inizia la ricostruzione della sua villa dalla cappella, come a dire che, glorificato il vero Padrone di tutto, adesso si potrà pensare a rendere l’onore dovuto anche al casato, agli avi e a sé medesimi. Di lì a pochi decenni, con l’arrivo a Verona delle armate francesi, le certezze del marchese si dissolveranno e, ormai anziano, vedrà quel mondo crollare davanti ai suoi occhi. Finirà con lui un’epoca, una stagione feudale durata parecchi secoli. Ma la testimonianza del suo ingegno e della sua operosità era destinata a durare grazie alle sue Memorie, redatte con diligenza quasi notarile, descrizione viva e palpitante di un modo di vivere, di concepire i rapporti tra classi sociali, di valutare la posizione propria e del proprio casato.

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The choice of building in Cerea a small Versailles was suggested by the necessity of exercising a direct control over their own lands put to cultivation and, at the same time, having the opportunity to summon relatives and friends, notables and men of letters, in an environment rural but also sumptuous. In particular it was the marquis Gabriele (1719-1808) who thought about it, a figure standing out in the enlightened society of the eighteenth century Verona, brother of that very refined learned man and illustrious scholar of Dante who was Monsignor Giangiacomo, canon of Verona cathedral. Already in the thirteenth century, Cerea was probably not a commune of little account, considering that it could boast a podesta; and among the podestas of Cerea appear also some of the first Dionisi men. In the century of the maximum exploitation of the rice cultivation, the marquis, as a good entrepreneur, commits himself in this direction. Gabriele Dionisi, brain of the management of the agrarian business, will be later also the mind of the reorganization of the Villa, which takes form from the utilization of previous structures. He will not be lacking in advices but it is the marquis who indicates to the decorator - the worthy Nicola Marcola the themes intended to pay tribute to the Dionisi family’s magnificence rather than to the ancient heroes or remote divinities’ deeds. And it is not just a case that the marquis Gabriele begins the reconstruction of his villa from the chapel, as to say that, glorified the true Owner of everything, now it will be possible to think to honour duly also the family, the ancestors and themselves. From then till some decades later, with the arrival in Verona of the French armies, the marquis’s certainties will dissolve and, by then elderly, will see that world crumble before his eyes. With him an epoch will end, a feudal period lasted several centuries. But the testimony of his inventiveness and of his activity was fated to last thanks to his Memoirs, written with meticulousness almost typical of a notary, description alive and pounding of a way of life, of conceiving the relationships among social classes, of evaluating his own status and his own family.

Profile for Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte

Artigianato 53  

Italian Magazine about crafts and Arts

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