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AREE REGIONALI OMOGENEE OMOGENEE  CERAMICA DI PESARO 15 donazioni al museo All’interno delle iniziative culturali che il Museo delle Ceramiche di Pesaro propone per valorizzare la grande tradizione della ceramica pesarese, occorre segnalare quella più importante che ha concluso magnificamente il 2003: 15 recenti donazioni di ceramiche d’arte contemporanea. Più precisamente, le opere provengono da 2 manifestazioni cittadine dedicate alla ceramica: la Mostra Concorso di Ceramica d’Arte indetta dal Rotary Club di Pesaro in occasione del cinquantenario (315/6) e la mostra finale itinerante del Progetto europeo Art.Ce.Mo. (Artigianato Arte Ceramica Moderna, 328/6). Nel primo caso, accanto alle opere dei vincitori dei tre premi come prevedeva il regolamento del concorso sono state donate anche le opere dei segnalati e di 2 artisti che hanno deciso spontaneamente di lasciare i propri pezzi ai Musei Civici. Per Art.Ce.Mo. le donazioni provengono da due ceramisti greci. L’intento è stato quello di sottolineare i risultati delle mostre pesaresi, documentare quanto accade in città nell’ambito della produzione contemporanea, dare nuovo impulso alla ceramica. Perché il valore di una tradizione antica e prestigiosa come la ceramica passa anche attraverso le manifestazioni che riesce a promuovere. Se si guarda ancora più lontano, si intravede un altro obiettivo finale: creare una sezione di produzione contemporanea ai Musei Civici. (I.T.) Orazio Bindelli, sintesi di una stessa ciotola sovrapposta, 2003, Musei Civici di Pesaro.

MARMO DI CARRARA  L’Hortus Conclusus di Antonello Pelliccia Al culmine del passaggio collinare tra Massa e Carrara, dove il territorio ha assunto nella cultura popolare il termine “foce”, non più inteso geograficamente in riva al mare ma più in generale come punto di incontro tra le due distinte realtà che in quel punto si confrontano, da alcuni giorni si incontra un luogo diverso, il frammento archeologico di un moderno “Hortus Conclusus”, una parete ad arco protetta da pilastri, segnata dal verde di una siepe di bosso che non divide ma lega con l’antistante presenza di un monolite in marmo bianco di Carrara. Sostiamo in silenzio davanti a tale presenza non retorica, che non urla né dichiara espressionisticamente ma, silenziosa, suggerisce alla sensibilità e all’intelletto la conoscenza e l’approfondimento di notizie e valori; il monolite diventa la presenza significativa del ricordo di fronte all’ennesima violenza perpetrata dagli uomini contro gli uomini in un’epoca di barbarie che dal 1943 giunge fino ad oggi forse dislocata solo in altri territori del pianeta. Il progetto così raccolto, a tratti quasi enigmatico, è opera di un architettoartista, di un professore artefice della cultura artistica contemporanea; Antonello Pelliccia mi ha sottoposto gentilmente questo suo contributo espressivo alla storia del suo territorio ed ho apprezzato con un’ideale visita personale i valori di documento storico e di significato etico, proprio della cultura artistica, rilevando come la sua azione risponda con corretta intelligenza alla sensibilità contemporanea di fronte alla storia. Le forme articolate tra il movimento della superficie, il sistema chiaroscurale degli angoli e degli spigoli conducono al valore ed alla componente eticoconcettuale della lavagna, di quel luogo scolastico specifico all’insegnamento, al calcolo dei numeri, alla poesia del disegno, quel luogo in cui nasce simbolicamente l’atto della conoscenza; il rosso, il verde e la distesa luminosa del bianco non sono indicazione di retorica ma sono stimoli di luce, tentano di avvolgere la nostra presenza nel sistema dialettico delle forze, suggeriscono la nostra relazione con un sistema di tensioni simboliche radi-

cate nella nostra coscienza critica: Pelliccia, con estrema correttezza progettuale, ha affrontato e penetrato con la nozione di memoria il sistema dell’arte contemporanea. Andrea Del Guercio

Mosaico di cantÙ  Lucio Fontana a CantÙ Allestita alla Galleria del Design e dell’Arredamento (26/10/0331/1/04) la mostra intende ricostruire la memoria culturale del mosaico pavimentale di Lucio Fontana collocato nello stesso edificio della Permanente di Cantù e voluto dalla lungimiranza dell’arch. Renato Radici che progettò e realizzò la costruzione tra il 1955 e il 1957. Muovendo dalla considerazione che la Città di Cantù ha perso la memoria di questo significativo intervento artistico, la mostra intende ricostruirne l’identità non solo attraverso la documentazione fotografica originaria dell’edificio e delle successive modificazioni del mosaico, ma anche esplorando analoghi interventi dell’artista nell’ambito del suo rapporto con architettura, decorazione e arti applicate. Accanto a questi aspetti connessi con l’identità del mosaico di Cantù, la rassegna presenta un percorso di opere di Fontana che precedono o seguono quel particolare momento della sua ricerca, evidenziando i punti di contatto con quanto l’artista andava inventando su molteplici piani operativi. Verrà pubblicato il catalogo con un saggio critico di Claudio Cerritelli, un dialogo tra Paolo Minoli e l’arch. Renato Radici, la documentazione fotografica dei rapporti tra arte e architettura, gli apparati biobibliografici. (I.T.)

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Artigianato 52  

Italian Magazine about arts and crafts

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