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MATERIALI

& TECNICHE

Dall’alto: fregio scultoreo realizzato da Gloria Campana; antico lavatorio con lastra, in ardesia quadrettata, per lo scolo dell’acqua; “Corbezzolo”, scultura progettata e realizzata da Angelo Oliveri per la collezione “Oggetti dellla memoria”.

solamente delle scaglie perché la resistenza e l’elasticità delle due parti non sarebbero bilanciate. Le lastre che si ottengono con la tecnica “a spacco”, vengono storicamente utilizzate per la copertura dei tetti ed in questa funzione possono variare nelle seguenti misure: cm. 30x30, 40x40, 57x30, 57x40, 57x57, fino ad arrivare a cm. 75x100 con spessori che variano dai 3 ai 30 millimetri. L’impiego dell’ardesia per la copertura dei tetti risale ad epoche così remote da aver dato il nome alla popolazione dei “Tiguli”, abitanti preromani dell’attuale “Tigullio”, derivato da “taegula” ossia “copertura”. Questi fogli sui quali la natura aveva scritto sottilissime rigature in rilievo, orientate in andamenti mossi e paralleli come la sabbia dei fondali marini o come la superficie del mare increspata dal vento, fossilizzando e pietrificando ciò che a noi appare impalpabile, sono così, singolarmente, finiti a coprire le architetture spioventi in quello stesso mare che li ha generati, creando un’unicità paesaggistica di altissimo pregio. Chi lavorava l’ardesia si è presto accorto che con un particolare attrezzo chiamato “frappo” (oggi si usano i macchinari per la rettifica dello spessore) si poteva cancellare ciò che su quei fogli aveva scritto la natura ed ottenere una pagina “vergine” dalla superficie vellutata, nera, con una straordinaria caratteristica in più: bastava inciderla con una punta acuminata per ottenere segni grigi (che è possibile fissare in modo permanente attraverso un particolare sistema di inceratura), ottenendo così straordinari effetti grafici e di rilievo in sottilissimi spessori ed utilizzando tutta le potenzialità espressive delle textures lasciate dai differenti tipi di scalpelli e dai differenti modi di utilizzo degli stessi. Questa fusione tra potenzialità plastiche e segniche ha permesso la realizzazione di autentici capolavori, come il tabernacolo in ardesia

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nell’abbazia di Borzone. Un uso sapiente delle textures nella modulazione plastica delle sculture su ardesia è la base per un corretto approccio tecnico a questo materiale, materiale dal

quale non si può pretendere l’ utilizzo di grandi spessori e profondità, in quanto oltre i 4 cm. di spessore si supera il suo fisiologico limite di resistenza alle sfaldature spontanee. La vera tecnica colta e sapiente, in scultura su ardesia, è quella che sa sfruttare al meglio la luce rimandata dai segni bianchi su fondo nero, sapendo diversificarne la rifrazione attraverso le differenti qualità del segno, aumentando virtualmente la plasticità dei volumi scolpiti. La capacità dell’ardesia di recepire tracce dell’umana attività, sia fisica che intellettuale, è ben illustrata da uno degli usi più tradizionali di questa pietra: quello della lavagna scolastica. Dall’immagine dei “fogli” scritti dalla natura ai “fogli” riutilizzati da l’uomo per la scrittura, si può chiudere il cerchio delle curiosità lessicali, ricordando che Lavagna è la cittadina ligure, località storica, dell’estrazione dell’ardesia e prende il suo nome proprio da “las”, cioè “pietra”. Per concludere può essere utile citare quegli artisti che, con un approccio più con-

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Artigianato 52  

Italian Magazine about arts and crafts

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