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Nelle due pagine: piatti decorativi di Gillo Dorfles realizzati dal laboratorio Erman di Albisola.

fare pressoché obbligato, più ancora che abitudinario”: continuum narrativo che viene da lontano, dalle sue grisaglie che, messe l’una dopo l’altra in diverse alternanze, definiscono una storia particolare, analoghe alle “Città Invisibili” di Italo Calvino, che solo al superficiale risultano simili, ma che in realtà nascondono la diversità di sentimenti e culture nell’omogeneità dei gesti del suo creatore, l’uomo. Così la cultura materiale di Gillo Dorfles, nata da una immaginativa ricca di energia, ci fornisce due ulteriori esempi di quella ricchezza comunicativa che muove emozioni sopite, paure fantastiche, per riproporre con ironia e sapienza narrativa un altro breve racconto in ceramica. Dorfles ha quindi saputo risemantizzare il disegno rifacendosi alle grandi lezioni di Kandinskij, espresse in particolare nel testo “Punto linea superficie”, alla sua universale conoscenza degli strumenti comunicativi dell’arte e della psiche umana. In questo particolare caso Gillo ha potuto produrre, affiancato dalla tecnica e dagli strumenti messi a disposizione dal laboratorio Erman di Albisola, queste due preziose opere, due piatti in ceramica, utilizzando smalti vivacissimi, esaltando alcune forme visionarie con graffi che definiscono e stagliano il disegno dal fondo, rafforzando in tal modo segno e colore. Ed è proprio il connubio di tecniche lontane e colori netti a rendere attuale e sintetica l’espressività vitale di Dorfles: il coinvolgimento dell’artista è profondo quanto antico. Oggi, questi piatti esprimono

quella sapienza e determinazione grafica e pittorica piena di vitalità e luminosità che solo la lucentezza della ceramica sa restituire. Con una particolarità: il colore, durante l’altissima cottura (poco sotto i mille gradi), darà ogni volta un risultato differente, che stupisce lo stesso artista. Bastano alcuni gradi in più, una posizione più eccentrica durante la cottura in forno, per dare risultati, effetti e sfumature differenti, per la natura stessa infida e meravigliosa di questo materiale che può modificarsi, alterarsi, deformarsi o rompersi durante il procedimento. È quindi questo processo a produrre poi effetti inaspettati, perché parte di questi è governata dall’imponderabile “Fuoco” del forno. L’argilla e il caolino, quella terra che impastata servì mitologicamente alla creazione dell’uomo, hanno raccontato a noi e ai nostri padri la genesi dell’evoluzione della materia, dell’uomo e degli dei. L’argilla e i suoi derivati hanno infatti sempre avuto un linguaggio proprio, un codice che contiene la

trasfigurazione di un’idea dapprima concettuale, poi estetica. Tutte le civiltà antiche (assirobabilonesi, cinesi, egizie, greche, fenicie, romane, …) si sono espresse, attraverso questo materiale, con stilemi riconoscibili. Non è casuale che molti artisti, dopo un percorso tortuoso, tornino a sentire e manipolare la terra, quasi che l’uomo, dopo aver percorso una pur ricca vita piena di passioni, ricerchi ulteriori emozioni nella semplice e spontanea manipolazione della terra: Pablo Picasso, Wilfredo Lamm, Bridget Riley e Céline. Fu questo l’espediente terapeutico adottato da Céline dopo anni tormentati e bui, per ricercare, anche coltivando un piccolo orto, il giusto equilibrio tra mente e corpo. Queste storie rivelano il legame indissolubile tra l’essenza, la natura umana e la Natura. Lo stesso Dorfles in questi ultimi lavori esprime, con immagini sempre più nitide e fresche, il ritrovato equilibrio tra la sua ricchezza culturale e la complessità aggressiva e protettiva, oscura e luminosa della Natura.

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Artigianato 52  

Italian Magazine about arts and crafts

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