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AUTORI di Giorgio Casati

I piatti di Gillo

Terra, colore e fuoco esaltano l’espressività di Gillo Dorfles in alcune ceramiche realizzate dal laboratorio Erman di Albisola

L

a creatività umana ha subito un’accelerazione straordinaria. Da quando, nel 1886, Etienne Jules Marey rappresentò la sequenza di movimenti di un uomo in corsa, gli artisti hanno avuto la possibilità di produrre una vasta gamma di manifestazioni figurative, senza limiti di materiali, forme e strategie espressive. Oggi libertà di pensiero e azione, insieme con gli strumenti più insoliti, permettono di esplicitare, senza riserve, le sensibilità più profonde dell’animo e della mente, la vera Sehnsucht dell’artista. Gli artisti non si pongono più limiti nell’uso del colore: fanno convivere materiali e tecniche, elementi naturali e tecniche sofisticate (suoni digitali, tracciati laser, …), installano queste opere in ambienti naturali e utilizzano sempre più di frequente materiali antichi. Gillo Dorfles coglie e legge queste nuove sensibilità, le elabora e le comunica in sintonia col cambiamento del sentire e degli umori umani, ma sa anche esemplificare artisticamente con figure e colori che si calano nel nostro archivio di stilemi, muovendo emozioni antiche, ancestrali. Esse ci ricordano e riscoprono il periodo pre-classico della civiltà precolombiana (mesoamericana), ma anche culture ed evocazioni legate al nord europeo, tra colori vivaci e figurazioni antropomorfe, climi e sensazioni oniriche quasi genetici. Il suo modo di vedere le cose, la sua sensibilità, ci restituiscono una produzione sempre più ricca e riconoscibile: per temi, emozioni, tratti e colori; la sua vigorosa

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e fresca creatività ci meraviglia ancora una volta. Questo desiderio di esprimersi con l’argilla viene da lontano: già nel 1944, aveva prodotto piccole statuette dipinte e poi cotte nella sua fornace di Laiatico (Pisa). Gli stilemi di Gillo ci ricordano alcuni piatti (su supporto di rame e conchiglia) che si rifanno alla cultura nordamericana influenzata certamente da quella mesoamericana. Se la memoria non mi vien meno, ricordo una ricchissima produzione di piatti con figurazione zoomorfa della civiltà di Key Marco, una piccola isola a sud-ovest della Florida, centro che ha saputo

irradiare in tutta quell’area una cultura e una produzione artistica che ancor oggi ci meraviglia. Sono segni così profondamente assorbiti dalla cultura indigena che, dopo mille anni, li ritroviamo in artisti moderni quali Wilfredo Lamm e Matta, fino ad influenzare aspetti della cultura europea. Mirò ne è un esempio così perfetto da rendere evidente che la cultura si nutre di conoscenza e di immaginazione anche parascientifica. Giustamente Caramel, analizzando alcune incisioni di Gillo, può leggere il suo segno libero e diramato come derivante da un procedere, in parte ragionato e voluto, in parte automatico ed identificarlo “con un

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Artigianato 52  

Italian Magazine about arts and crafts

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