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D’ARTIGIANATO TRA ARTE E DESIGN Anno XIV - Numero 52 gennaio/marzo 2004 Registrazione al Tribunale di Milano n. 45 del 30.1.1991

Con il patrocinio del Ministero Industria Commercio e Artigianato

www.ArtigianArteDesign.it DIREZIONE, Amministrazione e Abbonamenti Edizioni Imago International S.r.l. Corso Indipendenza, 6 - 20129 Milano Tel. 02.70009474/02.70009480 - Fax 02.71092112 info@edizionimago.com - www.ArtigianArteDesign.it

Segreteria di Redazione Via Guercino, 7 - 20154 Milano Tel. 02.33608400 - Fax 02.33608389 Direttore Responsabile Ugo La Pietra Direzione Editoriale Adriano Gatti, Giovanni Mirulla comitato scientifico Enzo Biffi Gentili, Giancarlo Bojani, Gillo Dorfles, Vittorio Fagone, Anty Pansera Hanno collaborato a questo numero Per i testi: Eduardo Alamaro, Felice Bonalumi, Rossana Bossaglia, Andrea Caruso, Giorgio Casati, Tiziano Dal Pozzo, Andrea Del Guercio, Roberto De Paolis, Cristiana Di Nardo, Claudia Ferrari, Alfredo Gioventù, Daniela Mangini, Armando Marrocco, Aurelia Mazzeo, Roberto Rizzi, Isabella Taddeo, Sara Tomasella, Davide Viganò, Stefania Viti. Per le fotografie: Ag. Fot. Luisa Ricciarini, Paolo Bernardi, Foto Saporetti, Paolo Manusardi, Maurizio Marcato, Sergio Montanari, Mauro Ranzani, Saverio Lombardi Vallauri. Inserzioni pubblicitarie Intergift-Fiera di Madrid II cop.; I.S.O.L.A. p.1; Maison & Objet p.2; Morelato p.3; Florence Gift Mart p.4; Italvetrine p.5; Hong Kong Gifts&Premium Fair p.6; Artisanexpo-Promos p.7; ART-Firenzefiera p.8; Gruppo Vetrario Paci p.9; Housewares & Gift Fair p.10; C’è Usato & Usato p.11; MIA-Ente Mostre Monza e Brianza p.12; Architettura minimalista p.74; Nozone p.75; Artigianato Religioso p.76; Imago Shop&Fair p.77; Annuario del Collezionista/I.H.M. III cop.; Macef Milano-Fiera Milano International IV cop. FOTOLITO Fotoprocess, Milano stampa E CONFEZIONE SATE s.r.l., Zingonia - Verdellino (BG) carta patinata opaca senza legno PUBBLICITÀ E COMUNICAZIONE MIRCO s.r.l. Tel. 0761.371773 - Fax 0761.371951 Tel. 0942.628926 - Fax 0942.623770 mirco1931@emil.it Edizioni Imago International s.r.l. Corso Indipendenza, 6 - 20129 Milano Tel 02.70009474/02.70009480 - Fax 02.71092112 Distribuzione Italia - EDICOLA inter orbis S.p.A. Via Benedetto croce, 4 - 20094 Corsico (MI) Tel. 02.48693228 - Fax 02.48693213 Distribuzione Italia - LIBRERIA JOO Distribuzione - Via F. Argelati, 35 20143 Milano - Tel. 02.8375671- Fax 02.58112324 Distribuzione Estero A.I.E. - Via Manzoni, 12 - 20089 Rozzano (MI) Tel. 02.5753911 - Fax 02.57512606 Abbonamenti Italia: € 24,00 all’anno. Numeri arretrati € 8,00 Estero: € 37,00 all’anno. Numeri arretrati € 11,00 © 2004 Edizioni IMAGO INTERNATIONAL S.r.l. Tutti i diritti riservati. Riproduzione dei testi e delle foto solo previo consenso scritto dell’Editore.

dA ’ Vaso multicolor con due piccole plastiche, smalti al selenio, altezza cm 35, Bottega d’Arte Ceramica Mirta Morigi, Faenza.

SOMMARIO

Editoriale LA  CULTURA  DEL FATTO A MANO di Ugo La Pietra

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Storia IL LIBERTY A MILANO di Rossana Bossaglia

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Mostre____________________________________________________________ MINIARTEXTIL 2003 di Roberto De Paolis 24 GEGIA E MARISA BRONZINI di Roberto Rizzi

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CAMICIA D’AUTORE di Isabella Taddeo

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Arte Sacra GENESI DI UN’OPERA di Armando Marrocco

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Progetti e territori VETRO DAL VIVO di Stefania Viti

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Didattica Progettazione artistica di Davide Viganò

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Autori I PIATTI DI GILLO di Giorgio Casati

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LE CERAMICHE DI MIRTA MORIGI di Tiziano Dal Pozzo

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Aziende ITALVETRINE VETRINA ITALIANA NEL MONDO di Aurelia Mazzeo

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Fiere e Saloni MACEF MILANO 2004 di Sara Tomasella

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FATTO A MANO di Sara Tomasella

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FLORENCE GIFT  MART di Claudia Ferrari

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MIA PRIMAVERA di Felice Bonalumi

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Rubriche MATERIALI E TECNICHE: LA LAVORAZIONE DELL’ARDESIA di Alfredo Gioventù AREE REGIONALI SEGNALAZIONI CALENDARIO degli eventi

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Indirizzi

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COMITATO D’ONORE

COMItato TECNICO E CORRISPONDENTI PER LE AREE ARTIGIANE

MINISTERO INDUSTRIA  COMMERCIO E ARTIGIANATO Antonio Marzano (Ministro Attività Produttive) CASARTIGIANI Giacomo Basso (Presidente) Nicola Molfese (Direttore Generale) C.L.A.A.I. Franco Prinzivalli (Vicepresidente vicario) Marco Accornero (Segretario nazionale) C.N.A. Ivan Malavasi (Presidente) Giancarlo Sangalli (Segretario generale) Giovanni Morigi (Pres. Settore Artig. Art.) Walter Ferracci (Segr. Settore Artig. Art.) CONFARTIGIANATO Luciano Petracchi (Presidente) Guido Bolaffi (Segretario Generale) Raffaele Masprone (Resp. Artigianato Artistico) Federazione Nazionale Artigianato Artistico Lamberto Mancinelli e Antonio Parrucca

Gilda Cefariello Grosso

“Collezione ’900” di Ugo La Pietra, produzione Ceramiche Marioni, 1989.

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Luciano Marziano Maria Luciana Buseghin Alabastro di Volterra Irene Taddei Bronzo del veronese Gian Maria Colognese Ceramica campana Eduardo Alamaro Ceramica di Albisola M. Trogu - R. Costantino Ceramica di Caltagirone Francesco Judica Ceramica di Castelli Vincenzo Di Giosaffatte Ceramica di Deruta Nello Zenoni Ceramica di Grottaglie Ciro Masella Ceramica di Laveno Marcello Morandini Ceramica di Nove Katia Brugnolo

Ceramica di Palermo Rosario Rotondo Ceramica di Vietri Sul Mare Massimo Bignardi Ceramica faentina Tiziano Dalpozzo Ceramica piemontese Luisa Perlo Ceramica sestese Stefano Follesa Ceramica umbra Nello Teodori Cotto di Impruneta Stefano Follesa Cristallo di Colle Val d’Elsa Angelo Minisci Ferro della Basilicata Valerio Giambersio Ferro di Asolo Stefano Bordignon Gioiello di Vicenza Maria Rosaria Palma Intarsio di Sorrento Alessandro Fiorentino

Legno di Cantù Aurelio Porro Legno di Saluzzo Elena Arrò Ceriani Legno della Val d’Aosta Franco Balan Marmo di Carrara Antonello Pelliccia Marmi e pietre del trapanese Enzo Fiammetta Marmo del veronese Vincenzo Pavan Mosaico di Monreale Anna Capra Mosaico di Ravenna Gianni Morelli Mosaico di Spilimbergo Paolo Coretti Oro di Valenza Lia Lenti Peperino Giorgio Blanco Pietra di Apricena Domenico Potenza

Pietra di Fontanarosa Mario Pagliaro Pietra di Lavagna Alfredo Gioventù Pietra lavica Vincenzo Fiammetta Pietra leccese Luigi De Luca Pietra Serena Gilberto Corretti Pizzo di Cantù Aurelio Porro Tessuto di Como Roberto De Paolis Travertino romano Claudio Giudici Vetro di Altare Mariateresa Chirico Vetro di Empoli Stefania Viti Vetro di Murano Marino Barovier Federica Marangoni


editoriale La cultura del Fatto a Mano di Ugo La Pietra

Alcuni storici dell’arte o delle arti

applicate possono ricordarci come i primi annunci pubblicitari, nella metà del XIX secolo, mettessero in risalto il “fatto a macchina” come dato garante della produzione standardizzata, come oggi il “fatto a mano”, la “produzione artigianale” e la “confezione sartoriale” servono a enfatizzare la cura particolare di ogni dettaglio. Il rilievo dato negli ultimi decenni ai valori decorativi, alle tecniche tradizionali e al saper fare a mano deve senz’altro essere letto come fenomeno positivo, di reazione, rispetto all’omologazione della nostra vita nei confronti dei sempre crescenti prodotti industriali, espressione d’una sempre più vasta globalizzazione dei mercati. Oggi come ieri, molti artisti guardano all’universo artigiano come ad una grande risorsa

Some historians of art or the applied

arts may remind us of how the first advertisements in the mid-nineteenth century emphasised that goods were “machine made” in order to guarantee standardised production, in the same way that today “hand-made”, “handcrafted” and “tailor made” are used to emphasise the particular care given to every detail. The importance given in recent decades to decorative features, traditional techniques and craftsmanship must without doubt be seen as a positive phenomenon, a reaction against the homologation of our lives due to the growing number of industrial products that are the expression of an ever

e spesso si “danno da fare” cercando di riportare nel proprio lavoro piacere, valore ed esclusività del fatto a mano. Designers e architetti riscoprono il piacere (un po’ come tanti anni fa era successo nella Bauhaus) di lavorare gomito a gomito con artigiani sapienti, esaltando le risorse tecniche e dei materiali, per definire una nuova “decorazione” essenziale, non ridondante. L’artigianato diventa così un luogo dove fare sperimentazione, scoprire, affermare e rinnovare le matrici storiche della cultura materiale di un territorio, esaltare

la propria individualità all’interno di una comunità di centri omogenei di produzione. Ognuno di questi centri esprime la stratificazione storica della società espressa attraverso l’evoluzione della cultura materiale che viene continuamente rinnovata (da Vietri sul Mare negli anni Trenta a Faenza, Caltagirone, Deruta, ecc.) attraverso il confronto con i materiali, i processi di realizzazione, le nuove tipologie di oggetti, i nuovi stilemi. Per qualsiasi italiano o straniero che abbia voglia di frequentare i nostri territori, saper riconoscere, apprezzare, distinguere le varie espressioni artigianali è senz’altro un esercizio intelligente di consapevolezza culturale che ci aiuta ad amare ed apprezzare “le diversità”. Siamo tanti e con diverse culture e la diversità non è più un’eccezione ma la norma!

vaster market globalisation. Today, as in the past, many artists look at the universe of craftsmanship as a great resource and often they make an effort to try to bring back the pleasure, value and exclusiveness of hand-made products to their work. Designers and architects rediscover the pleasure (a bit like what happened many years ago in the Bauhaus) of working alongside skilled craftsmen, exalting the technical resources and materials to make a new essential, not superfluous “decoration”. Thus craft becomes a place to experiment, discover, affirm and renew the historic settings of the material culture of a territory, to bring out its individuality within a community

of equal production centres. Each of these centres expresses the historic layers of society shown in the evolution of material culture which is continually renewed (from Vietri sul Mare in the 1930s to Faenza, Caltagirone, Deruta, etc.) through materials, production processes, new types of objects, new styles. For any Italian or foreigner who wants to discover our land, learning how to recognise, appreciate and tell apart the various forms of craftsmanship is certainly an intelligent exercise of cultural awareness that helps us to love and appreciate “the differences”. There are many of us, with different cultures, and these differences are no longer an exception but the rule!

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STORIA di Rossana Bossaglia

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oiché lo stile Liberty è l’immagine della nuova borghesia imprenditoriale che si afferma con rapida energia a fine ’800, è ovvio che per quanto riguarda l’architettura esso si concentri in interi quartieri o, per meglio dire, promuova l’edificazione di nuovi quartieri moderni, periferici rispetto al centro storico, ma studiati in ampiezza di respiro perché consentano rapidi rapporti con il fulcro della città. Stiamo parlando di quartieri residenziali, destinati ad abitazioni private e, nella maggior parte dei casi, privi di strutture commerciali: anche i negozi pensati per una clientela ricca e colta sono situati altrove, in luoghi centrali o di specifica fisionomia. Quanto si è venuto ora precisando riguarda non soltanto la situazione milanese, e neppure soltanto quella italiana: il modernismo, che si presenta con caratterizzazioni distinte ma con una fisionomia comune in tutta Europa, è ovunque simbolo della classe sociale di cui stiamo trattando e delle sue aspirazioni. Si può dire però che la posizione ambientale di Milano, la larghezza dei suoi spazi e l’andamento senza intrusioni delle sue strade dal centro verso le zone periferiche, hanno consentito lo sviluppo di interi quartieri moderni, ampli e utilizzabili secondo criteri urbanistici coerenti; d’altra parte proprio l’applicazione dei nuovi progetti urbanistici ha consentito a Milano l’utilizzo organico di varie zone della città. Questa situazione e l’entusiasmo dei committenti, per quello che nel linguaggio elegante veniva definito “stile floreale”, incentivò dunque il rapido

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“Il Liberty a Milano”

In occasione del centesimo anniversario dell’inaugurazione di Palazzo Castiglioni la Provincia di Milano ha promosso la mostra curata da Rossana Bossaglia e Valerio Terraroli


Nella pagina a fronte: Angelo Cattaneo e Giacomo Santamaria, Ex Corso Hotel, 1902-1905. In questa pagina, dall’alto e da sinistra: Sebastiano Locati e Orsino Bongi, Acquario Civico, particolare con le decorazioni ceramiche, 1906; Giuseppe Sommaruga, Palazzo Castiglioni, particolare delle finestre tonde, 1903; Giovan Battista Bossi, Casa Galimberti, 1902-1905; Giuseppe Sommaruga, Palazzo Castiglioni, scalone d’onore, 1903.

erigersi di una serie di edifici che sarebbe inesatto e ingiusto definire omogenei, vista la vivace varietà delle soluzioni, ma certo improntati al medesimo gusto; nel giro di pochi anni -più o meno dal 1903 al 1911i quartieri liberty di Milano erano completati. Le zone con una forte concentrazione di edifici liberty sono due: quella delimitata da Corso Venezia e Corso Monforte e quella a ridosso dell’attuale Stazione Nord, a fianco del Parco Sempione. Il simbolo della prima è appunto Palazzo Castiglioni, l’unico ad essere situato proprio in Corso Venezia: Sommaruga aveva già compiuto altri interventi nella zona e in seguito avrebbe ancora operato a Milano, anche se purtroppo numerosi degli edifici da lui progettati sarebbero stati modificati o demoliti. Di Sommaruga rimane, oltre che una serie di piccole case d’abitazione, nell’attuale zona Fiera la Villa

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Faccanoni, poi Clinica Columbus, dove sono state trasferite le due sculture di Bazzaro provenienti da Palazzo Castiglioni (purtroppo, ultimamente, in stato di degrado). La zona di cui si sta trattando è ricca di belle testimonianze del nuovo stile, rappresentate da architetti di raffinata cultura. Si pensi agli interventi di Giulio Ulisse Arata, di Gaetano Moretti e, in Via Bellini, alla incantevole casa Campanini, che pare

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una edizione, meno altisonante, dello stesso Palazzo Castiglioni. Una delle vie del quartiere, via Pisacane, allinea una sequenza di edifici di variata fisionomia liberty, realizzati dalla medesima ditta, ciascuno opera di un architetto diverso, che sembrano costituire una sorta di repertorio sulla varietà di soluzioni espressive con cui può manifestarsi il nuovo stile. Il quartiere della zona Magenta-

In questa pagina: Carlo Zen, scrittoio, 1902, Galleria Robertaebasta, Milano. Nella pagina a fronte, dall’alto: Gaetano Previati, “Il carro del Sole”, particolare dal dipinto “Trittico del Sole”, 1907; Giorgio Spertini, vaso in terraglia forte verde, 1903, Collezione Antonello, Milano.


ringraziamo Skira Editore di Milano per la gentile concessione delle immagini tratte dal volume “Il Liberty a Milano” (a cura di Rossana Bossaglia e Valerio Terraroli).

Sempione annovera un minor numero di edifici vistosi, caratterizzandosi per quel tono elegante e schivo che intende rappresentare il gusto della borghesia medio-alta; comunque la varietà degli architetti che vi hanno agito dimostra l’interesse e l’impegno dei committenti e le loro curiosità culturali. Milano non esaurisce la sua impronta liberty nell’edilizia privata che abbiamo ricordato. Ci sono alcuni edifici in centro, come quello della piazza dedicata appunto al Liberty, di particolare impegno progettuale e fisionomico. Così le sedi dei luoghi d’incontro per il moderno pubblico colto, per esempio quella del Circolo Filologico o il teatro Filodrammatici, e gli interventi nel mondo industriale, in particolare dovuti all’architetto Mazzocchi. Non si dimentichi che le grandi esposizioni internazionali e, per quanto concerne Milano, quella del 1906, lasciarono spesso una traccia duratura, essendosene poi conservati alcuni padiglioni: a Milano, il bell’Acquario ancora attivo nel Parco Sempione. Nel trattare il Liberty a Milano si è poi, nella presente occasione, allargato lo sguardo al territorio della provincia, dove si erano via via individuati edifici di questo stile sia nell’edilizia per abitazione, sia in quella industriale. La sequenza più omogenea, sia per la fisionomia stilistica, sia per l’ubicazione, è costituita dalla serie di villette, o comunque case private, sorte a Monza nel periodo; il gusto floreale che domina gli apparati decorativi è ispirato nella massima parte al tema della margherita, evidente omaggio

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In questa pagina, dall’alto: Adolfo Wildt, “L’idiota”, 1903 ca, Fondazione Il Vittoriale, Gardone Riviera; Leonardo Bistolfi, “Il sogno”, tomba Cairati Vogt, 1900. Nella pagina a fronte: Giovanni Beltrami, “Trittico dei fiori rossi”, 1910 ca, Milano, Collezione Studio Laura Morandotti.

alla regina. Ma a conclusione dell’argomento è fondamentale riprendere il discorso sul grande architetto Sommaruga che ha lasciato in Lombardia, anche se non nel contesto geografico milanese, il suo capolavoro: sul Sacro Monte di Varese l’hotel Campo dei Fiori, insieme sontuoso e gradevole, monumentale e accogliente. Con qualche brivido, ricordo che non molti anni fa l’edificio era in decadenza e correva il rischio di andare in rovina per il disinteresse delle istituzioni responsabili. Ora, speriamo, la battaglia è vinta. La mostra allo spazio Oberdan è stata dedicata agli artisti operosi a Milano e nel territorio, di esplicita cultura simbolista e liberty, e presenta più di cento di oggetti: dalla grafica alle vetrate, dalle ceramiche agli arredi, dai dipinti alla scultura, dai ferri artistici ai disegni architettonici. È la testimonianza della straordinaria creatività di Milano tra gli ultimi anni dell’800 e i primi dieci anni del ’900, avendo come fulcro simbolico il 1903 di Palazzo Castiglioni. Tra gli artisti figurano: Alessandro Mazzucotelli (ferri battuti); Gaetano Previati e Giovanni Segantini (pittura); Ernesto Bazzaro, Domenico Ghidoni, Eugenio Pellini e Leonardo Bistolfi (scultura); Ernesto Quarti, Carlo Zen, Carlo Bugatti e Ugo Ceruti (arredi); Giovanni Beltrami e Giovanni Buffa (vetrate). Inoltre compaiono ceramiche della Società Ceramica Italiana di Laveno; gioielli della Ditta Cusi, manifesti di Hohenstein, Metlicovitz, Dudovich, Beltrami, progetti architettonici, disegni esecutivi e fotografie d’epoca della Milano d’inizio secolo dominata dalla figura di Giuseppe Sommaruga.

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In questa pagina, da sinistra: Adolf Hohenstein, 1902, manifesto per Calderoni Gioielliere, Civica Raccolta Bertarelli, Castello Sforzesco, Milano; Marcello Dudovich, 1904, manifesto per Bitter Campari, Civica Raccolta Bertarelli, Castello Sforzesco, Milano.

As Art Nouveau -or Liberty

as it is known in Italy- is the image of the new mercantile bourgeoisie that emerged at the end of the 19th century, it was obvious that, as far as architecture was concerned, it encouraged the construction of modern residential quarters that were peripheral with respect to the historical centre but conceived in such a way as to allow fast connections with the city centre. This premise applies not only to Milan or, more in general, to Italy, but what

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Nella pagina a fronte, dall’alto e da sinistra: manifesto padiglione Fratelli Branca, 1906, Esposizione Internazionale di Milano, Civica Raccolta Bertarelli, Castello Sforzesco, Milano; Leopoldo Metlicovitz, 1906, Esposizione Internazionale in occasione dell’inaugurazione del Sempione, Civica Raccolta Bertarelli, Castello Sforzesco, Milano; Adolf Hohenstein, 1894, manifesto per la Cloisonné Artistic Glass, Civica Raccolta Bertarelli, Castello Sforzesco, Milano.

can be said is that the location of the city -it’s large spaces and its environmental featureshas allowed for the construction of brand new modern quarters and for the application of new urban layouts in various areas of the city. These characteristics as well as the enthusiasm of the clients for the “flower style” stimulated the rapid construction of a series of buildings that accommodated a lively variety of solutions that, nevertheless, shared a common taste. The Art Nouveau

quarters of Milan were built between 1903 and 1911. Two stand above all others, the one enclosed by Corso Venezia and Corso Monforte and the one near Stazione Nord, alongside Parco Sempione. The symbol of the first quarter is Palazzo Castiglioni, the only building that is located on Corso Venezia. Apart from this edifice, other constructions by architect Giuseppe Sommaruga include, besides a number of houses, Villa Faccanoni at the Fair. Successively transformed into


the Columbus Clinic, the villa hosts the two sculptures by Ernesto Bazzaro that were previously kept at Palazzo Castiglioni. There is in this area a wide representation of the new style: buildings by Arata and Moretti and, in Via Bellini, Campanini House. Via Pisacane also hosts a number of Art Nouveau made by the same firm but by different architects, providing a sort of repertory of the wealth of solutions offered by the new style. The quarter located in the MagentaSempione area, though offering a fewer number of conspicuously Art Nouveau buildings stands out for its middle-high bourgeoisie character. In Milan the modernist touch can be seen in other buildings in the centre, such as the one on the piazza dedicated to the Liberty style and those where the intellectual classes met, namely the Philologists’ Club and the Teatro Filodrammatici. Other significant buildings are those that served industrial interests, such as those by the architect Mazzocchi. In other instances, the big International Expos left a permanent trace, such as the 1906 exhibition which left the Aquarium that continues to be operative to this day at Parco Sempione. At the same time residential buildings for both the housing and manufacturing sectors were being made in the provinces: the most typical are the small villas in Monza. It is but right to conclude by mentioning Sommaruga’s masterpiece on the Sacro Monte of Varese, the Campo dei Fiori hotel, which is at the same time monumental but cosy. The exhibition at Spazio Oberdan has been dedicated to the artists who worked in Milan and surrounds and can be defined as belonging to the symbolist and Liberty fold; on show are objects ranging from graphics to glass panes, from ceramics to furniture pieces, from paintings to sculptures, from wrought iron to architectural designs. The exhibition provides an overview of the creativity of Milan in the last years of the 19th and the beginning of the 20th centuries and includes a fine selection of the works by the period’s most talented artists.

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MOSTRE di Roberto Rizzi

Gegia e Marisa Bronzini

Alla Galleria del Design e dell’Arredamento di Cantù una mostra dedicata a due sperimentatrici il cui lavoro di tessitura dagli anni Trenta ad oggi ha contribuito alla crescita di questa antica arte

Sviluppata a partire dal primitivo

intreccio di foglie o rami, la tessitura viene perfezionata, anche in relazione alle prime produzioni di filati, dalla messa a punto del telaio, strumento che permette la razionalizzazione della semplice operazione di far passare alternativamente, sopra e sotto, un filo (trama) ad ogni singolo filo di una serie preventivamente preparata (ordito). Tela è il nome di questa particolare struttura (armatura) del tessuto: la più semplice, che dà il tessuto più compatto, morbido e sottile perché i fili della trama e dell'ordito sono tenuti il più vicino possibile. Questa semplice tecnica produttiva viene utilizzata dalla tessitura Bronzini sin dalla nascita, avvenuta all’inizio degli anni ’30 per iniziativa di Gegia da subito affiancata dalla figlia Marisa, a contatto con la tradizione esecutiva rurale della campagna veneta, rapidamente sviluppatasi in organizzata struttura produttiva (comprendente la coltivazione, la filatura, la realizzazione di tessuti, la loro confezione e vendita), animata da un ideale di promozione del lavoro artigianale, soprattutto femminile. Con questa tecnica e il medesimo spirito produttivo, la tessitura Bronzini ha saputo sviluppare (nell’originario laboratorio di Marocco di Mestre e poi, dal 1946, in quello di Cantù) una pluralità di ricerche e sperimentazioni fondate sulla metodica e paziente ricerca dei filati da tessere e sull’esaltazione dell’abilità esecutiva, con creazioni di grande qualità cromatica e compositiva. I primi esperimenti (intorno alla metà degli anni ’30) sono sollecitati dal sostegno dato ai prodotti autarchici e portano all’utilizzo di filati

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di ginestra, canapa, ortica, ma anche di cotone, lino e seta filati a mano e di cartocci di granoturco con cui vengono realizzate tappezzerie dalle straordinarie sfumature dorate, impreziosite dall’innesto di piccoli ritagli di semplice cellophane colorato. I filati naturali, e poi la viscosa, vengono utilizzati per la realizzazione di grandi pannelli, concepiti come opere uniche tessute con la tecnica dello “spolinato primitivo”, da sempre utilizzata, ad esempio, nella realizzazione degli arazzi. Essa consiste nel far passare a mano e per brevi tratti, anziché con il più veloce movimento della navetta che attraversa tutto il tessuto da cimosa a cimosa, i differenti fili di trama, di diversi colori in funzione del particolare disegno da realizzare. In pratica l’operatore utilizza contemporaneamente diverse spole di differenti colori con le quali realizza i settori di diverso colore in ogni linea di trama, determinando,

cosa impossibile con lavorazioni meccanizzate, un disegno perfettamente identico sulle due facce del tessuto. I temi decorativi realizzati con questa tecnica, potenzialmente infiniti, vanno dalle semplici rigature disposte nella direzione dell’ordito o in diagonale a più complessi disegni, sempre basati su geometrie astratte comprendenti linee incrociate, spezzate, curve, quadrettature. A fianco di queste realizzazioni si sperimenta l’utilizzo di materiali normalmente non impiegati nella tessitura, come il rame e la pelle. Le prime sperimentazioni per l’uso del rame risalgono al 1986, con la ricerca di un filo che avesse sufficiente resistenza e flessibilità per essere tessuto e non avesse problemi di ossidazione. Con esso sono realizzati tessuti su ordito di cotone con rese cromatiche differenti a seconda del colore del cotone di ordito, del colore del rame (naturale, rosa o stagnato), dell’eventuale


Nella pagina a fronte, da sinistra: Gegia Bronzini (Milano 1894 - Venezia 1976); Marisa Bronzini (Montenero 1920). In questa pagina, dall’alto: il primo negozio, Procuratorie Vecchie, Venezia, 1937; “Libellule”, tenda, inizio anni ’40.

filato, aggiunto in trama al rame. Questo tessuto esalta le caratteristiche di riflessione della luce proprie del rame e ne conserva la malleabilità rendendo possibile una sua modellazione volumetrica. La pelle viene ritagliata con un andamento a spirale in modo da ottenere strisce sottili e lunghe, così da ridurre le giunture e facilitare la tessitura; questo nastrino viene tessuto insieme alla lana, al cotone, alla ciniglia,

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Dall’alto: “Canne al vento”, 1965; “Tessuto 40”, 1952; telai nel laboratorio di Cantù e Carimate.

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ma la variante che avrà più diffusione è quella con ordito e trama in pelle. Analoghe le modalità con le quali vengono utilizzate differenti tipologie di strisce di tessuto, come fettucce, nastri, trecce, stringhe; fra queste particolarmente significativo l’uso di un nastrino di cotone ottenuto tagliando a strisce un tessuto realizzato precedentemente, la cui variante

più interessante, dal vivace effetto multicolore, viene sviluppata a partire da un prototipo realizzato da Marisa Bronzini colorando a pennarello un nastro bianco. Importanti i rapporti con il più vasto settore produttivo del mobile e dell’arredamento, da cui scaturiscono numerose collaborazioni con aziende e progettisti, per realizzare tessuti per rivestimenti o tendaggi, stuoie, copriletto e tovaglie. Mentre alla scala del singolo elemento d’arredo una progettazione coordinata rende dialoganti il volume dell’imbottito con il tessuto di rivestimento e i suoi decori, alla scala dello spazio emergono i temi di coordinamento, fra i diversi tessuti presenti, e del comfort tattile e, attraverso la graduazione della luce naturale per mezzo dei tendaggi, visivo. È questo un campo in cui la tessitura Bronzini continua a mettere a frutto le caratteristiche proprie della tessitura a mano, in grado di adattarsi facilmente, con sensibilità e delicatezza, a qualsiasi necessità dimensionale, materica, cromatica. Gegia Bronzini (1894 Milano, 1976 Venezia) e Marisa Bronzini (1920 Montenero LI) cominciano, insieme, a praticare la tessitura nel 1932, a Marocco di Mestre, dopo averne appreso la tecnica da una contadina, dipendente della tenuta agricola di Villa Papadopoli, di cui il marito di Gegia è direttore. Gegia avvia una scuola di tessitura, cui affianca la coltivazione e filatura di fibre naturali così da controllare l’intero ciclo produttivo dei tessuti. Del 1936 è la prima importante mostra alla Loggetta del Sansovino a Venezia, cui ne seguono numerose altre, sia in manifestazioni di settore che in quelle dedicate più in generale alle arti applicate, fra cui le Triennali, dalla VI (1936) sino alla XV (1973), nelle quali ricevono diversi premi (come le segnalazioni al Premio Compasso d’Oro). Marisa, dopo gli studi magistrali, affina la propria sensibilità artistica sotto la guida dello zio Mario Broggi, pittore e frequentatore del cenacolo artistico di Burano. Dopo un breve passaggio a Carpendo, nel 1946 si stabiliscono a Cantù, dove fondano l’ancora attiva tessitura a mano Gegia Bronzini, svi-


luppando soprattutto la ricerca per i tessuti d’arredamento. Dopo il negozio di Venezia (1936), aprono, a Cortina e a Milano, negozi che interrompono l’attività alla fine degli anni settanta, anni a partire dai quali Marisa sviluppa originali ricerche sull’uso di particolari filati (rame, pelle, tessuto ritessuto), a fianco di poetiche creazioni tessili (la serie intitolata Filo) nelle quali vengono spesso incorporati frammenti di elementi naturali.

Dall’alto e da sinistra: nastrino multicolore in cotone; tappezzeria, ordito in refe di canapa, trama in cartocci di granoturco, 1930; “Tessuto 3” (seta, cotone, viscosa su telaio a due licci), 1958.

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Dall’alto: tessuto in nastrino di nappa, 1979; tenda in pelle, 1979; “Geometria libera”, stuoia in cotone, ciniglia, rame, 1999.

In constant evolution since the first

primitive interlacing of leaves or branches, weaving is still being perfected with respect to early yarn production and the fine tuning of the loom. The canvas -a special structure (weave) used in textiles which makes them more compact, softer and finer because the threads of the warp and weft are held as close together as possible- is the simple technique which has been used by the textile company Bronzini since it was first established, at the start of the 1930s, by Gegia, who was joined right from the start by his daughter Marisa, in contact with the rural tradition of the Venetian countryside, rapidly organizing themselves into a production entity. Likewise the weaving of Bronzini has evolved in a variety of areas, the first experiments of which were called for to support the home products range and have lead to the use of yarns spun from broom, hemp, and nettles, but also from hand-spun cotton, wool and silk, and from the use of corn husks in the creation of tapestries. The natural yarns, as well as viscose, are used to create large panels, conceived as one-off pieces woven with the “primitive spolinato” technique which has been used since the beginnings of time in tapestry creation. The decorative themes that can be created with this technique go from simple stripes in the direction of the warp or in diagonal, to more complex designs, always based on abstract geometry. Alongside these creations they also experiment with the use of unusual materials such as copper and leather: since 1986 they have been creating textiles based on a cotton warp with chromatic effects that differ according to the colour of the warp, woven from copper (natural, pink or plated) and according to the yarn which is then chosen for the weft against the copper warp. This weave exalts the lightreflecting properties of the copper and

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retains its malleability enabling it to be volumetrically modelled. Leather is cut in a spiral pattern in order to obtain long, thin strips, in this way reducing the joins and making it easier to weave; this ribbon is then woven together with wool, cotton and chenille, but the most commonly used combination is with both weft and warp in leather. Different typologies of strips of cloth are used in the same way. Relationships with manufacturers and designers in the furniture and interior decoration world are very important in the realization of new textiles for curtains and draperies or upholstery, rugs, tablecloths and bedspreads. This is the area in which Bronzini continues to make the most of the unique characteristics of hand-weaving. Gegia Bronzini (1894 Milan, 1976 Venice) and Marisa Bronzini (1920 Montenero-LI) 1920 started weaving together in 1932, in Marocco (MS), after having learned the techniques from a peasant-woman. Gegia started up a weaving school which he ran alongside the cultivation and spinning of natural fibres in order to control the entire production cycle of his textiles. In 1936 came the first important exhibition of Bronzini’s work at the Sansovino Loggetta in Venice, followed by numerous others (among them the Triennial from the 6th in 1936, through the 15th in 1973), at which they received several awards. After a brief stay in Carpendo, they established themselves in Cantù where they founded the hand-weaving textile house Gegia Bronzini that is still active today, specialising above all in furnishing textiles. The first shop opened in Venice in 1936, followed by shops in Cortina and Milan, which ceased trading at the end of the 1970s, after which Marisa started experimenting with the use of unusual yarns and the creation of poetic textiles in which she often incorporated fragments of natural materials (such as stone).


MOSTRE di Isabella Taddeo

A cinquant’anni dalla fondazione, Alea è un’azienda ormai affermata nella camiceria maschile, anche attraverso la sua costante presenza a Pitti Uomo. La ricerca è il punto di forza della società che ha portato

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Camicia d’Autore

Una raccolta di camicie decorate da diversi artisti a sostegno degli “Amici della Fondazione Floriani”

alla creazione di diverse linee caratterizzate da materiali e soluzioni sartoriali innovative: Collezione Privata-Liberi di Scegliere, Linea Oro, Linea Classica. Oggi la camicia Alea si caratterizza

con l’immagine “Camicia d’Autore” attraverso una serie di eventi arricchiti dall’intensa collaborazione con il mondo dell’arte e della cultura. L’attuale evento “Camicia d’Autore 2003”, progettato da Lamberto Correggiari, coniuga l’Arte con la Moda per uno scopo sociale: raccogliere fondi per gli “Amici della Fondazione Floriani”, associazione che si occupa, da oltre vent’anni, dell’assistenza gratuita dei malati terminali, in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i tumori. Sessanta artisti di fama nazionale ed internazionale (è doveroso citarli: Annabel, Adler, Vittorio Avella, Renata Boero, Anna Boschi, Giancarlo Bulli, Marcovinicio Carrelli, Mirta Carroli, Angelo Casciello, Alberto Casiraghi, Ezio Cella, Mariavera Chiari, Fiormario Cilvini, Lamberto Correggiari, Riccardo Dalisi, Sergio d’Angelo, Lucio Del Pezzo, Guido de Zan, Fernanda Fedi, Alessandra Ferron, Candida Ferrari, Enzo Forese, Francesca Friso, Gianni Gangai, Gino Gini, Alessandro Guerriero, Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Luca Lerici, Corrado Levi, Massimo Lippi, Pietro Lista, Ruggero Maggi, Silvio Manzotti, Lino marzulli, Alessandro Mendini, Ignazio Moncada, Emanuele Napoli, Caludio Olivieri, Oki Izumi, Stanislao Pacus, Stefano Pizzi, Felix Policastro, Annamaria Pugliese, Renata Ramazzi, Cosimo Di Leo Ricotto, Gaetano Ricci, Raffele Romano, Mirella Saluzzo, Luca Scacchetti, Turi Simeti, Vittorio Sironi, Anna Spagna, Pippo Spinoccia, Tino Stefanoni, Michele Tamaso, Togo, Valentino Vago,


Nella pagina di apertura: opera di Alessandro Guerriero. Nella seconda pagina, a sinistra, dall’alto: opere di Valentino Vago e Claudio Oliveri. Nella seconda pagina, a destra, dall’alto: opere di Ugo La Pietra e Corrado Levi. In questa pagina, da sinistra: opere di Stefano Pizzi e Lamberto Correggiari.

Grazia Varisco, Marco Viggi, Guido Villa) hanno dato il loro contributo interpretando una camicia in terracotta bianca, creando originali ed esclusivi pezzi da collezione, vere e proprie opere d’arte che si sono potute ammirare presso “Il Ponte” Casa d’Aste - Palazzo Crivelli (via Pontaccio 12 Milano), successivamente vendute. Il ricavato dell’asta benefica è stato di 30.000 euro, interamente devoluto all’Associazione “Amici della Fondazione Floriani”.

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A

lea is a renowned firm in the shirting industry thanks also to its constant presence at Pitti Uomo. A consolidated feature of Alea is the focus on research, thanks to which the following lines have been developed: Collezione Privata-Liberi di Scegliere, Linea Oro, Linea Classica. Currently Alea’s image hinges on the “designer shirt”, presented at events that bring together the world of art and culture. The recent exhibition “Camicia d’Autore 2003”, organised by Lamberto Correggiari, combined art and fashion to raise funds for Amici

della Fondazione Floriani, a foundation that provides care for the terminally ill, in cooperation with Lega Italiana per la Lotta contro i tumori, the Italian cancer association. Sixty famous artists (Annabel, Adler, Avella, Boero, Boschi, Bulli, Carrelli, Carroli, Casciello, Casiraghi, Cella, Chiari, Cilvini, Correggiari, Dalisi, D’Angelo, Del Pezzo, De Zan, Fedi, Ferron, Ferrari, Forese, Friso, Gangai, Gini, Guerriero, Isgrò, La Pietra, Lerici, Levi, Lippi, Lista, Maggi, Manzotti, Marzulli, Mendini, Moncada, Napoli, Olivieri, Izumi, Pacus, Pizzi, Policastro, Pugliese, Ramazzi, Di Leo Ricotto, Ricci, Romano, Saluzzo, Scacchetti, Simeti, Sironi, Spagna, Spinoccia, Stefanoni, Tamaso, Togo, Vago, Varisco, Viggi, Villa) have given their contribution by creating a shirt in white terracotta. These exclusive collector’s items were exhibited at the “Il Ponte” auction house of Palazzo Crivelli and successively sold for eur. 30,000, a sum that was entirely devolved to “Amici della Fondazione Floriani”.


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ARTE SACRA di Armando Marrocco

È

trascorso più di mezzo secolo da quando, nel Salento, iniziai a trasformare la materia grezza in opere di ornato: marmo, pietra leccese, legno, mosaico. A Galatina, mia città natale, nella bottega di un maestro scalpellino ho appreso quelle norme che ancora oggi mi aiutano a risolvere i molteplici problemi che emergono nella scultura, nella pittura, nell’affresco. Alla mia origine formativa, di matrice artigianale, seguirono gli studi artistici alternati al lavoro. Nei primi anni Sessanta, su suggerimento di Lucio Fontana, che conobbi nell’anno 1959, lasciai l’insegnamento presso l’Istituto d’Arte di Lecce e mi trasferii a Milano, dove ebbi la possibilità di approcciarmi anche ad esperienze di architettura, ingegneria e urbanistica. Erano gli anni della sperimentazione, della ricerca, dell’entusiasmo, oggi ancora vivo, della cinetica, dell’optical, dell’arte programmata, della matematica. Nel 1966 a Milano, alla Galleria Rizzatto-Whitworth, ora Galleria Diagramma, presentai una personale dal titolo “Gli spazi multipli di Marrocco”, opere concepite sul sottile rapporto arte-scienza, realizzate con oggetti trasparenti e arte elettronica, sculture in acciaio speculare: strutture pulite, nitide, terse, volumetricamente perfette nella geometria degli elementi. Opere d’arte di alto artigianato. In questo linguaggio seguirono altre esposizioni, saggi critici, premi notevoli come il “Silvestro

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Genesi di un’opera

Un’esperienza sacro-spirituale raccontata da un artista scultore attraverso le varie correnti artistiche degli ultimi quarant’anni


Nella pagina a fronte: “Cristo luce del mondo”, porta bronzea della cattedrale di Lecce, bronzo, vetro colorato, 2000. In questa pagina, dall’alto e da sinistra: Armando Marrocco con la testata del portale della cattedrale; tre diverse immagini della copertura bronzea dell’antico fonte battesimale della cattedrale di Acerenza, 2002.

Lega” del 1967. Mi venne offerto e accettai l’incarico di Art Director di un’impresa che progettava e produceva oggetti di complemento per la casa, sempre presente da una fiera all’altra. Ebbi un rigetto negli anni Settanta. Successivamente iniziai ad avvicinarmi anche all’arte sacra. E’ stato un lento e riflessivo approccio con lo spirituale, un percorso che mi ha portato a realizzare opere che credevo parte

solo della mia giovinezza, maturate dall’esperienza di vita. L’arte sacra mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con la storia, con la tradizione italiana senza trascurare la possibilità di innovazione che il nostro tempo esige. L’opera sacra di committenza, stabilita nei temi e nell’ambiente, ha sempre rapporti con i secoli precedenti ed è dunque difficile infiggere un piccolo graffio alla cultura. Diverso è quando si è

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Dall’alto: Armando Marrocco, presso il laboratorio di Felice Bertozzi a Pientrasanta, con le sedie e gli scanni per il presbiterio della chiesa di S. Antonio al Fulgenzo di Lecce; altare e sedie di marmo nella chiesa di S. Antonio al Fulgenzo.

artisticamente liberi di realizzare opere sacre per proprio conto nel proprio studio: nasce “l’opera” autonoma di espressione in quanto libera da qualsiasi costrizione ambientale. A volte la realtà è tiranna, l’opera d’arte viene collocata in luoghi poco adatti: cambia l’ambiente e cambia la visione dell’insieme pensato. L’architettura e l’ambiente sono determinanti per tessere un dialogo, un rapporto arcano. Perché l’opera d’arte è questo. Nella realizzazione dell’opera d’arte sono necessari mestiere, esperienza, vocazione, memoria visiva, conoscenza della

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propria coscienza, confronto con la propria storia personale e con l’ambiente, approccio con il trascendente. Nella mia esperienza di scultore il contatto con il mistero che circonda il creato è quotidiano. L’opera è nell’aria pregna di onde-pensiero, di suoni, di eventi. L’aria stessa è materia da trasformare in opera, lo spazio è materia, le distanze sono materia. L’universo è materia: venti solari, polvere cosmica, reversibili alla trascendenza che ci unisce al Sommo Creatore che ci ha donato passione creativa di idee e memoria. Tutto è utile per avere il coraggio di

vivere al livello dei propri sogni. Alcuni miei sogni sono diventati realtà. Ho realizzato porte bronzee per cattedrali, altari, amboni, cappelle, vetrate, fontane, battisteri... Non si rimane indifferenti a tali committenze che chiamano in causa la propria storia personale, il proprio linguaggio, il proprio operare moltiplicando i punti di vista dell’osservatore e creano un continuo alternarsi di emozioni. Nella mia esperienza artistica ho imparato ad imparare che l’arte è sempre sacra in ogni sua espressione, perché nasce e prende forma da me-uomo.


Dall’alto: Armando Marrocco scolpisce la base dell’altare della chiesa di S. Antonio al Fulgenzo; ambone della medesima chiesa, 2001/2002.

M

ore than half a century ago, in Salento, I began transforming raw material into ornate works of art: marble, Lecce stone, wood, mosaic. In Galatina, the city where I was born, I learnt the basic skills in the workshop of a master stone mason. After this I studied art and at the start of the 1960s, on the advice of Lucio Fontana, I left formal education and transferred to Milan where I had the chance to take an interest in architecture, engineering and town planning. In 1966 at the Rizzatto-Whitworth Gallery, I put on a one-man show entitled “The multiple spaces of Marrocco”, a work conceived based on the close relationship between art and science, executed using transparent objects and electronic art and mirrored steel sculptures. After this came other exhibitions in the same vein, critical acclaim and awards. I accepted the position of Art Director in a company that designed and produced complementary objects for the home. We parted company in the 1970s. After this I became interested in sacred art, a slow and reflexive encounter with the spiritual that brought me to create works I believed belonged only to my youth, matured by experience. Sacred art allowed me to confront tradition without neglecting the innovation required in our time. The creation of such works requires skill, experience, vocation, visual memory, consciousness, confrontation with ones own personal history and the environment, awareness of the transcendent. In my experience as sculptor, contact with the mysteries of creation happens on a daily basis. Everything comes in useful to give one the courage to live at the level of one’s own dreams. I have created

bronze doors for cathedrals, altars, ambones, chapels, stained-glass windows, fountains and baptisteries; it is impossible to remain indifferent to those clients who involve you in their own personal history, their own

language, their own operation and who create a continuous alternation of emotions. With the passage of time I have learnt that art is always sacred however it is expressed, because it is born of and takes the form of me-man.

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DIDATTICA di Davide Viganò

I

l nuovo Dipartimento di Progettazione Artistica per l’Impresa che, coordinato da Ugo La Pietra, è ormai attivo da tre anni, ha dimostrato, attraverso una serie di materie, laboratori e metodi didattici, la possibilità di riportare all’interno dei corsi universitari quell’area che si colloca tra l’arte e il disegno industriale. Fortemente connotato dalla presenza di La Pietra, che ha sempre coltivato un rapporto intenso con il mondo dell’arte ma anche dell’artigianato artistico e del design, questo dipartimento si colloca tra i nuovi corsi di Laurea dell’Accademia, allo scopo di coprire un vuoto culturale. Un vuoto lasciato dalla nostra cultura ufficiale che ha guardato con troppa attenzione al disegno industriale, dimenticando quel territorio, coltivato in altre aree geografiche (Europa del Nord, Stati Uniti e Giappone), che come molti ricordano ha fortemente connotato le nostre Triennali di Milano fino agli anni Cinquanta. Il corso, in questi anni, ha dato agli studenti l’occasione di approfondire materie di storia (storia dell’arte e storia delle arti applicate e del disegno industriale), di carattere teorico (logica d’impresa, risorse del territorio), di tecnica (tecniche e materiali) ma anche veri e propri laboratori progettuali. Il laboratorio di Ugo La Pietra ha visto impegnati gli studenti ad affrontare temi che vanno da una collezione di ceramiche ispirate a quelle storiche del territorio di Ariano Irpino (ora realizzate ed esposte in permanenza nel Museo di quella cittadina) ai progetti di lettura e rivisitazione

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Progettazione artistica Un nuovo corso di Laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera rinnova l’interesse per le Arti Applicate

ambientale nella città di Milano, “La modifica dell’ambiente”, dai souvenir della città di Milano a una serie di oggetti realizzati in feltro in collaborazione con il laboratorio della professoressa Trapassi.

Quest’ultima, con il valido aiuto di Cristiana Di Nardo, ha sviluppato un laboratorio estremamente completo: dalla lavorazione alla realizzazione di opere in feltro. La capacità e la lunga esperienza


Nella pagina a fronte: elaborazione di “campioni” di decori in feltro durante il laboratorio del III anno condotto dalla Professoressa Matilde Trapassi con Cristiana Di Nardo.

didattica della Trapassi, attiva per molti anni nel Dipartimento di Decorazione, ha portato un gruppo di studenti del 2° e del 3° anno a dei risultati particolarmente interessanti, al punto di diventare

In questa pagina e nella successiva: oggetti in feltro realizzati dagli studenti del II anno durante il laboratorio progettuale condotto dai professori Ugo La Pietra e Matilde Trapassi con Cristiana Di Nardo.

il soggetto portante della presenza del Dipartimento presso il Salone del Mobile di Milano (padiglione dei giovani e delle scuole). Un’altra esperienza di laboratorio è quella che da ormai tre anni si rinnova

attraverso il lavoro di Johnny Dell’Orto, titolare di una piccola impresa modello: “La Fabbrica di Dedalo”. Dell’Orto ospita gli studenti nel proprio laboratorio e così, oltre a dimostrare i metodi

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T

con cui egli, negli anni, ha realizzato questa impresa artigiana, rende partecipi gli studenti delle varie fasi di progettazione, lavorazione e commercializzazione dei suoi prodotti (microcittà realizzate in gesso colorato). A loro volta gli studenti elaborano (personalmente) oggetti in gesso, spesso con riferimenti a soggetti ambientali e architettonici. Sempre attraverso delle semplici convenzioni con i laboratori esterni, Andrea Simoncini conduce lo studente all’interno dell’affascinante materia del bronzo e dell’argento, attraverso la realizzazione di piccoli oggetti eseguiti (in fusione) in laboratorio, con la tecnica della cera persa. A questi laboratori riferiti a materiali specifici e alla loro capacità di esprimere un’idea si affianca il laboratorio di modellistica di Ave Tornaghi, che da molti anni porta avanti questa disciplina presso

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l’ISA di Monza e che è riuscita (anche se ancora con pochi strumenti) a coinvolgere gli studenti in una serie di esperimenti sulla materia: dal cibo alla riproduzione (attraverso modelli in scala) di oggetti storici di design. A queste molteplici esperienze si aggiungono alcuni particolari laboratori, come quello di Nanni Strada, che introduce lo studente nel mondo della moda. Queste ed altre esperienze vengono realizzate nel triennio propedeutico aprendo diversi orizzonti al giovane studente. Un percorso in grado di formare lo studente ed accentuare la sua attitudine nel mondo della cultura del fare, senza dimenticare la cultura del progetto. Un percorso, quindi, che consente di dare allo studente gli strumenti per scegliere la specializzazione che, attraverso il successivo biennio, lo porterà alla laurea.

he Corporate Design Department, coordinated by Ugo La Pietra has now been operating for three years during which it has proved, through a series of materials, of workshops and of didactic methods, that is it is possible to once again include in university courses that area of research that is halfway between art and industrial design in an attempt to fill a cultural void. The course provides students not only with the opportunity for an in-depth study on historical subjects (history of art, of applied arts and of industrial design) and on technique (technique and materials) and also organises designing workshops. Ugo La Pietra’s course deals with issues ranging from ceramics inspired by the historical pieces by Ariano Irpino to projects dealing with the urban redesigning of the city of Milan and on the crafting of a series of objects in felt made with the workshop of Prof. Matilde Trapassi (in cooperation with Cristiana Di Nardo) who outlined the technique required for the processing of this material. In addition, Johnny Dell’Orto, owner of a small model firm, “La Fabbrica di Dedalo,” hosts the students in his workshop, showing them the methods that are utilised in his craftwork firm for the designing and manufacturing of works in chalk. Andrea Simoncini, in this case as well with the help of an external firm, takes the students on a voyage in the fascinating world of bronze and silver, showing them how to make small objects with the cire perdue technique. Alongside these workshops that deal with materials, there is Ave Tornaghi’s that specialises in model making. She focuses on conducting experiments on materials, reproducing a range of objects ranging from food to historical designer items. These and other experiences are offered in the three-year basic course, which provides the students with the background knowledge that will enable them to enhance their manufacturing and designing skills. This preparation will then allow students to choose the following two-year specialisation course that will take them to the degree.


AUTORI di Giorgio Casati

I piatti di Gillo

Terra, colore e fuoco esaltano l’espressività di Gillo Dorfles in alcune ceramiche realizzate dal laboratorio Erman di Albisola

L

a creatività umana ha subito un’accelerazione straordinaria. Da quando, nel 1886, Etienne Jules Marey rappresentò la sequenza di movimenti di un uomo in corsa, gli artisti hanno avuto la possibilità di produrre una vasta gamma di manifestazioni figurative, senza limiti di materiali, forme e strategie espressive. Oggi libertà di pensiero e azione, insieme con gli strumenti più insoliti, permettono di esplicitare, senza riserve, le sensibilità più profonde dell’animo e della mente, la vera Sehnsucht dell’artista. Gli artisti non si pongono più limiti nell’uso del colore: fanno convivere materiali e tecniche, elementi naturali e tecniche sofisticate (suoni digitali, tracciati laser, …), installano queste opere in ambienti naturali e utilizzano sempre più di frequente materiali antichi. Gillo Dorfles coglie e legge queste nuove sensibilità, le elabora e le comunica in sintonia col cambiamento del sentire e degli umori umani, ma sa anche esemplificare artisticamente con figure e colori che si calano nel nostro archivio di stilemi, muovendo emozioni antiche, ancestrali. Esse ci ricordano e riscoprono il periodo pre-classico della civiltà precolombiana (mesoamericana), ma anche culture ed evocazioni legate al nord europeo, tra colori vivaci e figurazioni antropomorfe, climi e sensazioni oniriche quasi genetici. Il suo modo di vedere le cose, la sua sensibilità, ci restituiscono una produzione sempre più ricca e riconoscibile: per temi, emozioni, tratti e colori; la sua vigorosa

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e fresca creatività ci meraviglia ancora una volta. Questo desiderio di esprimersi con l’argilla viene da lontano: già nel 1944, aveva prodotto piccole statuette dipinte e poi cotte nella sua fornace di Laiatico (Pisa). Gli stilemi di Gillo ci ricordano alcuni piatti (su supporto di rame e conchiglia) che si rifanno alla cultura nordamericana influenzata certamente da quella mesoamericana. Se la memoria non mi vien meno, ricordo una ricchissima produzione di piatti con figurazione zoomorfa della civiltà di Key Marco, una piccola isola a sud-ovest della Florida, centro che ha saputo

irradiare in tutta quell’area una cultura e una produzione artistica che ancor oggi ci meraviglia. Sono segni così profondamente assorbiti dalla cultura indigena che, dopo mille anni, li ritroviamo in artisti moderni quali Wilfredo Lamm e Matta, fino ad influenzare aspetti della cultura europea. Mirò ne è un esempio così perfetto da rendere evidente che la cultura si nutre di conoscenza e di immaginazione anche parascientifica. Giustamente Caramel, analizzando alcune incisioni di Gillo, può leggere il suo segno libero e diramato come derivante da un procedere, in parte ragionato e voluto, in parte automatico ed identificarlo “con un


Nelle due pagine: piatti decorativi di Gillo Dorfles realizzati dal laboratorio Erman di Albisola.

fare pressoché obbligato, più ancora che abitudinario”: continuum narrativo che viene da lontano, dalle sue grisaglie che, messe l’una dopo l’altra in diverse alternanze, definiscono una storia particolare, analoghe alle “Città Invisibili” di Italo Calvino, che solo al superficiale risultano simili, ma che in realtà nascondono la diversità di sentimenti e culture nell’omogeneità dei gesti del suo creatore, l’uomo. Così la cultura materiale di Gillo Dorfles, nata da una immaginativa ricca di energia, ci fornisce due ulteriori esempi di quella ricchezza comunicativa che muove emozioni sopite, paure fantastiche, per riproporre con ironia e sapienza narrativa un altro breve racconto in ceramica. Dorfles ha quindi saputo risemantizzare il disegno rifacendosi alle grandi lezioni di Kandinskij, espresse in particolare nel testo “Punto linea superficie”, alla sua universale conoscenza degli strumenti comunicativi dell’arte e della psiche umana. In questo particolare caso Gillo ha potuto produrre, affiancato dalla tecnica e dagli strumenti messi a disposizione dal laboratorio Erman di Albisola, queste due preziose opere, due piatti in ceramica, utilizzando smalti vivacissimi, esaltando alcune forme visionarie con graffi che definiscono e stagliano il disegno dal fondo, rafforzando in tal modo segno e colore. Ed è proprio il connubio di tecniche lontane e colori netti a rendere attuale e sintetica l’espressività vitale di Dorfles: il coinvolgimento dell’artista è profondo quanto antico. Oggi, questi piatti esprimono

quella sapienza e determinazione grafica e pittorica piena di vitalità e luminosità che solo la lucentezza della ceramica sa restituire. Con una particolarità: il colore, durante l’altissima cottura (poco sotto i mille gradi), darà ogni volta un risultato differente, che stupisce lo stesso artista. Bastano alcuni gradi in più, una posizione più eccentrica durante la cottura in forno, per dare risultati, effetti e sfumature differenti, per la natura stessa infida e meravigliosa di questo materiale che può modificarsi, alterarsi, deformarsi o rompersi durante il procedimento. È quindi questo processo a produrre poi effetti inaspettati, perché parte di questi è governata dall’imponderabile “Fuoco” del forno. L’argilla e il caolino, quella terra che impastata servì mitologicamente alla creazione dell’uomo, hanno raccontato a noi e ai nostri padri la genesi dell’evoluzione della materia, dell’uomo e degli dei. L’argilla e i suoi derivati hanno infatti sempre avuto un linguaggio proprio, un codice che contiene la

trasfigurazione di un’idea dapprima concettuale, poi estetica. Tutte le civiltà antiche (assirobabilonesi, cinesi, egizie, greche, fenicie, romane, …) si sono espresse, attraverso questo materiale, con stilemi riconoscibili. Non è casuale che molti artisti, dopo un percorso tortuoso, tornino a sentire e manipolare la terra, quasi che l’uomo, dopo aver percorso una pur ricca vita piena di passioni, ricerchi ulteriori emozioni nella semplice e spontanea manipolazione della terra: Pablo Picasso, Wilfredo Lamm, Bridget Riley e Céline. Fu questo l’espediente terapeutico adottato da Céline dopo anni tormentati e bui, per ricercare, anche coltivando un piccolo orto, il giusto equilibrio tra mente e corpo. Queste storie rivelano il legame indissolubile tra l’essenza, la natura umana e la Natura. Lo stesso Dorfles in questi ultimi lavori esprime, con immagini sempre più nitide e fresche, il ritrovato equilibrio tra la sua ricchezza culturale e la complessità aggressiva e protettiva, oscura e luminosa della Natura.

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Sotto: particolare di pavimento in mosaico, realizzato per la storica villa Rosnati di Appiano Gentile, che richiama le stesse forme visionarie dei piatti raffigurati nelle pagine precedenti.

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uman creativity has witnessed a tremendous acceleration. Ever since E. J. Marey represented in 1886 the movement sequence of a man while running, artists have been able to produce a vast range of figurative manifestations, forms and expressive strategies, with no limits as far as materials are concerned. Today artist no longer set limits for themselves in the use of colour, they allow natural elements and technical sophistication (digital sounds, laser beams…) to combine with each other,

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installing these works in natural settings and utilising old materials with increasing frequency. Gillo Dorfles grasps and “reads” these new creative bearings; he elaborates and communicates them but is also able to artistically concretise figures and colours that bring to mind the pre-classic period of pre-Colombian civilisation as well as cultures linked to northern Europe. His sensibility produces a creative output that is more and more recognisable in terms of themes, emotions, touch and colour. Dorfles had already produced small statuettes (1944) that were painted and then baked in the Laiatico furnace near Pisa; his stylistic characteristics are shown in certain plates (on brass and sea shell supports) that echo North American culture that is in turn influenced by the Meso-American one. These signs have been so profoundly absorbed by indigenous culture that after a thousand years we find them once again in modern artists such as Wilfredo Lamm and Matta,

and even capable of influencing aspects of European culture, of whom Mirò is an example. Similarly, Gillo Dorfles’ material culture, arising from a rich and powerful imagination, provides us with two further examples of that communicative wealth and power that awakens sleepy emotions and fanciful frights in order to tell, once again, with irony and skill, another brief tale in ceramics. Dorfles has been able to semantically recharge the art of drawing by absorbing Kandinsky’s lesson as principally expressed in “Surface line point.” In this particular case, Dorfles has been able to produce two ceramic plates, with the technical know-how and tools available at the Erman workshop at Albisola and by utilising very bright enamels that highlight a number of visionary forms with scratches that define and outline the background painting so as to enhance both sign and colour. Today these plates express that graphic and pictorial know-how and determination full of vitality and luminosity that only ceramics can give. With a particularity: the colour in such high temperatures (just under one thousand degrees) produces a different result each time - something that surprises the artist himself. Just a few more degrees, an unusual position during the baking, is enough to produce different results, effects and hues, thanks to the marvellously tricky nature of this material - a material that can change, alter, deform and break during processing. Clay and its derivatives have always had a code that contains an idea that is initially conceptual and successively aesthetic. Ancient civilisations have expressed themselves through this material with recognisable stylistic features. It is no coincidence that many artists, after having matured often tortuous experiences, feel the need to go back to manipulating soil: Pablo Picasso, Wilfredo Lamm, Bridget Riley and Céline. Through these latest works Dorfles himself expresses, with images that are as clear and fresh as ever, the regained equilibrium between his cultural wealth and the obscure and luminous complexity of Nature.


AUTORI

di Tiziano Dal Pozzo (Foto di Sergio Montanari)

Le ceramiche di Mirta Morigi Terra di Romagna e femminilità le due grandi risorse del trentennale lavoro di una eclettica ceramista faentina

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al 24 al 26/10/2003 si è tenuto a Faenza un grande convegno, indetto dall’Associazione delle città italiane della ceramica, dal titolo “La rete dei Musei”, che ha coinciso con un momento importante: il trentennale della “Bottega di Mirta Morigi” e della gestione Servadei della “Bottega Gatti”. I due laboratori hanno deciso di realizzare congiuntamente un oggetto che celebrasse la ricorrenza. La Bottega Morigi ha proposto inoltre una mostra celebrativa a Palazzo delle Esposizioni di Faenza. L’esposizione della sua migliore produzione attuale è divenuta anche occasione per una riflessione sul trentennale lavoro di una delle principali botteghe faentine. Il lavoro di Mirta Morigi si può sintetizzare in alcuni punti: Romagnolo: la componente romagnola non viene intesa nella sua accezione riduttiva di localistico, incapace di leggere quanto avviene in scala più allargata, bensì di capacità salda di mantenere un rapporto con la cultura del luogo e la cultura che -nel luogo- deriva alla materia. Alla Biennale Arte 2003 sono state esposte alcune architetture di Hassan Fahty che, sul fronte architettura e urbanistica, si basa su simili principi. Femminile: la femminilità deriva dalla capacità di seguire la materia nella propria espressività precipua, dalla capacità di far sì che finga altro da sé. Per storica necessità. Così le capacità connaturate alla ceramica di morire e rinascere in forme diverse, divengono proprie del lavoro della Morigi. Per lo stesso motivo queste caratteristiche sono state l’alimento e l’elemento di difficoltà dei suoi

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rapporti con la cultura del progetto derivata dal design. Questa cultura, astratta, perché legata principalmente alle storie del design, mal si adatta alla cultura dell’esperienza fabbrile ereditata in bottega. La cultura del design è assiomatica (si pensi alla stupidità di professori e studenti, ripetuta per anni, che “la forma segue la funzione”), come può conciliarsi con una cultura dell’esperienza, spesso casuale di tutta la storia della ceramica? La cultura del design, industriale ed internazionale, nasce nell’Inghilterra del XVII/XVIII sec. per diffondere i prodotti in tutto il mondo, per catalogo. Il design moderno, per limitarci alla ceramica,

nasce per imitazione del valore presunto (il vaso e la fabbrica Etruria) valido per tutti, in ogni luogo. L’esatto contrario dei prodotti della Bottega Morigi, nati dall’esperienza più immediata e importante: quella conosciuta e verificata direttamente. Le prime esperienze della Bottega con il mondo del design sono dei primi anni ’80. I progettisti vengono ritenuti “presuntuosi e scorretti, di una diversità incolmabile”, senza conoscenza della peculiarità del materiale. “Distribuiscono in giro progetti non belli e si rivolgono a noi perchè l'industria non li tiene in considerazione (...) non c'è nulla di peggio d’un progettista frustrato”.


Nella pagina a fronte: vaso con rane, smalti al selenio, altezza cm 20. In questa pagina, dall’alto: centro tavola con lucertola, smalti al selenio, altezza cm 28; “Sakti”, vaso con smalti arancio al selenio e spirale in verde ramina, diametro cm 30. 

dei gesti, i decori che ne derivano, le congruità plastiche che li fondono in un’unica sintesi. Nasce così una ceramica letteraria rispettosa delle rispettive culture (con scritte in romagnolo o campano): nascono in tale periodo le ceramiche animate zoomorfiche o antropomorfiche. I sentimenti più reconditi del ceramista trovano finalmente l’ambito ed i modi in cui esprimersi dopo essere stati a lungo compressi

Le esperienze con la “Linea terre” -con un progetto per un servizio da tavola del sottoscritto- sono dei primi anni ’80. In questa esperienza viene azzerato ogni intervento decorativo (il decoro è la nuda materia) o specificamente ceramico (i piatti non devono avere il piedino, oggi sarebbero definiti minimal). L'errore, da parte del progettista, consiste sopratutto nell'ignorare la cultura storica di bottega come la manualità visibile e le pennellate, per ridurre l'oggetto ad una concorrenzialità con un presunto disegno per un’estetica della macchina, supposto come disegno ridotto ai minimi termini. Un’esperienza analoga, seppure formalmente molto diversa, accade con Ugo La Pietra. In questo caso il designer esprime -a priorile specificità formali dell’artigianato contemporaneo e ne forza, senza remore, modalità espressive e specificità plastiche. Divengono quindi esperienze difficili che non si inseriscono nella tradizione mentale della bottega. A metà anni ’80, in occasione del restauro del fabbricato in cui ha sede, la bottega si trasferisce a Palazzo Mazzolani (sede anche dell'ISIA). Questa è l’occasione che farà nascere la collaborazione con Carlo Pastore prima della nascita di “Elica” (Carlo Pastore/Elisabetta Bovina) grazie a certe fondamentali differenze rispetto a quanto è accaduto in precedenza. Carlo Pastore, da studente ISIA, trascorre parte del suo tempo nel laboratorio ampliando la sua esperienza del fare. Elica è una espressione artigiana, fabbrile, di derivazione popolare. Gli autori soggiornano a lungo in bottega studiando le specificità

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In questa pagina, dall’alto e da sinistra: Mirta Morigi con uno dei suoi vasi con smalti al selenio, con camaleonte; quattro ciotole prima della cottura; vaso multicolor con due piccole plastiche, smalti al selenio, altezza cm 35; particolare di una delle piccole plastiche. Nella pagina a fronte, dall’alto: ciotola del “Trentennale” lustrata a terzo fuoco, prodotta in 150 esemplari dalle Botteghe Gatti e Morigi, diametro cm 20; vaso-scultura con quattro rane, smalti metallici.

in abiti altrui. Ricordo le lunghe esperienze del graffito neomedioevale in cui il colore ed il segno faticavano ad essere compressi nelle armature della storia. Le ceramiche prodotte da questa collaborazione risentono del gioco di rimando fra le due realtà, la giocosità si trasmette agli oggetti. Il piacere di farli diventa un piacere di vederli e comperarli. I suggerimenti sui soggetti e sull'uso della pennellata (vera tradizione attuale faentina) maturano nelle mani dell'operatore trovando nuovi felici ambiti espressivi, allargando la loro influenza ad altre botteghe. L'esperienza progettuale e la cultura del design di Carlo Pastorre e Elisabetta Bovina hanno differenza fondamentale rispetto alle altre: nascono dall'artigianato, cogliendo di questo le maggiori ricchezze e peculiarità. È un’esperienza diversa dalla cultura del disegno industriale. Non posso non ricordare che quando feci da relatore di tesi per Carlo Pastore, alcuni membri della commissione per le tesi, poi ascesi a importanti ruoli direttivi, ne negavano l'appartenenza al mondo del design, ma queste sono piccole storie. Dal rapporto Elica/Morigi nasceranno (anni ’90) espressività cromatiche, plastiche, intriganti e del tutto nuove, che approderanno alla realtà attuale in cui le capacità artigiane plastiche emergono con prepotenza assieme a cromatismi squillanti propri della ceramica. La materia ritrova le sue infinite capacità di stupire, di essere altro da sé. La terra è vaso, è polipo, è camaleonte per antonomasia, è tutto quanto la volontà e la capacità femminile riesce ad esprimere.

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The Association of Italian Ceramic-

producing Cities held a meeting entitled “The Museum Network” in Faenza from 24-26 October 2003, which coincided with the 30th anniversary of the “Mirta Morigi’s Bottega ” (“Bottega” = Studio) and the 30th anniversary of the Servadei management of the “Bottega Gatti”. The two Bottega decided to collaborate in the creation of a piece to mark the occasion. The Bottega Morigi, in addition, put on an exhibition to commemorate the event at the Faenza Exhibition Centre. The work of Mirta Morigi can be summarized into two points: “Romagnolo” (meaning “of Romagna”, an Italian region), since the local component is understood to be the ability to maintain a relationship with

the culture of a place; and feminine, with the kind of femininity that derives from the ability to follow the material in its own particular expressiveness, and from the ability to make it pretend to be something else. It is in this way that the innate abilities of ceramics to die and be reborn in a different form come together in her work. For this very reason these characteristics have been a stumbling block in her relationships with the design project mentality, which is abstract in nature, because it is connected principally to the history of design but does not adapt well to the culture inherent to the Bottega. The Bottega’s first experiences with the design world date from the early 1980s: the designers were considered “presumptuous and bad-mannered, irreconcilably different”

with no knowledge or understanding ßof the characteristics of the material. The collaborations with “Linea Terre” -a project by yours truly for a dinner service- date from the early ’80s and reset any intervention of decorative art, or, specifically, ceramics. A similar experience, if ostensibly very different, happened with Ugo La Pietra. In this case the designer sets out -in advance- the required specific details of contemporary crafts and is relentless in his insistence on expressive methods and plastic specificities. This time the importance of the object and its marketability were secondary. These, therefore, become difficult collaborations that do not fit in well with the mental traditions of the Bottega. In the mid-1980s the Bottega Morigi relocated to Palazzo Mazzolani, home of the ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche: Italian Art & Design university with its ceramics faculty in Faenza) an occasion which gave rise to new collaboration – with Carlo Pastore, prior to the setting up of “Elica” (Carlo Pastore and Elisabetta Bovina) thanks to several fundamental differences with repect to the past. Carlo Pastore, as an ISIA student, spent part of his time in the workshops to broaden his practical experience. Out of this came literary ceramics which observed the respective cultures and the spirited zoomorphic and anthropomorphic ceramics. The suggestions for subjects and on the use of the brushwork mature in the hands of the operator finding new, happy expressive environments, widening their influence to other Bottegas. The design experience and the design culture of Carlo Pastore and Elisabetta Bovina, has a fundamental difference with respect to the others: it is born from craftsmanship, bringing with it a greater richness and distinctiveness. Out of the Elica/Morigi relationship came, in the 1990s, chromatic expressiveness and intriguing forms, completely innovative, which lead to actual reality in which the artisan’s plastic skills are dominant together with a clear emphasis on colour peculiar to ceramics. The material again discovers its infinite abilities to amaze, to be other than itself.

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Aziende di Aurelia Mazzeo

I

talvetrine è un’azienda specializzata nella produzione di arredamenti per negozi, di mobili espositori e allestimenti museali. Appartiene al Gruppo Vetrario Paci, fondato da Ugo Paci, con sede a Seregno (MI). Si sviluppa su una area di 25.000 mq. di cui 15.000 sono coperti, conta ad oggi 75 dipendenti ed è certificata UNI EN ISO 9001: 2000. Oltre il marchio Italvetrine di cui il responsabile è Ambrogio Paci, il gruppo GVP comprende altre due divisioni: la “vetreria industriale” operante nel terziario avanzato

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Italvetrine vetrina italiana nel mondo

per l’industria mobiliera, responsabili i fratelli Maurilio e Piercarlo Paci; la “vetreria artistica” operante nel campo della decorazione vetraria per gli interni collettivi e privati come musei, chiese, negozi e abitazioni, responsabile Silvia Paci. GVP, benché fondata nel 1959, si avvale per la sua produzione di macchinari e processi produttivi fra i più tecnologicamente avanzati, pur mantenendo un carattere artigianale in ogni fase della produzione, a garanzia d’un prodotto che sappia coniugare avanzate qualità

tecnologiche e cura artigianale dei particolari. Italvetrine, leader nella trasformazione del vetro per interni, ha una produzione aziendale dedicata all’arredamento che conta ben 300 modelli standard divisi in sette linee: “Aury”, “Black & White”, “Design”, “Italblock”, “Laminato”, “Overglass” e “Top Line”, vetrine in cui il vetro è protagonista assoluto, e scaffalature di varie forme e colori. Elemento caratterizzante le collezioni è la modularità: la possibilità di arredare usando un’unica linea o accostando


Nella pagina a fronte: esempio di arredamento per negozi con l’accostamento di due linee: linea “Aury” alle pareti e linea “Overglass” per le vetrine centrali. In questa pagina, dall’alto e da sinistra: linea “Design” con montanti in legno e vetro colorato che, grazie all’opacità, permette anche la funzione di stoccaggio; espositore esagonale per addobbi natalizi, Upim/La Rinascente; linea “Aury” per la lista nozze ai “Negozi Nicodemo”, Nocera Inferiore (SA).

più linee per lo stesso ambiente. La produzione aziendale per gli espositori si avvale di materiali durevoli come il legno, il metallo e il vetro; non a caso aziende come La Rinascente, Sony, Omnitel, Fiat, Honda, Wella etc. si sono rivolte ad Italvetrine per realizzare un appropriato espositore che sia, allo stesso tempo, funzionale promotore della loro immagine. L’attenzione tecnica ed estetica per il vetro ha portato Italvetrine, negli ultimi anni, a realizzare allestimenti museali su disegni di architetti specializzati: Musei di Storia Naturale come il “G. Doria” a Genova, Museo di reperti storici di Palazzo Olginati a Como, Museo macchine per cucire a Wimbledon, Londra, Museo Indian Summer in Belgio, rappresentano solo alcuni dei più importanti lavori di allestimento realizzati dall’azienda.

Italvetrine is a company specializing

in 1959, for their products GVP use in the production of furnishings for shops, among the most technologically advanced exhibition furniture and museum décor. machinery and production processes, also maintaining an artisan character It belongs to the Gruppo Vetrario Paci, in every phase of production, to guarantee founded by Ugo Paci, with head office a product that is capable of combining in Seregno, in the province of Milan. advanced technological quality and the It stretches over an area of 25,000 m2, craftsman’s attention to detail. Italvetrine, of which 15,000 are covered, today leaders in the transformation of glass has 75 employees and it’s UNI EN ISO for interiors, has a company production 9001: 2000 certified. As well as the devoted to furnishing that has no less than Italvetrine brand, responsible for which is Ambrogio Paci, the GVP group includes 300 standard models divided into seven lines: “Aury”, “Black&White”, “Design”, two other divisions: the “industrial “Italblock”, “Laminato”, “Overglass” glassworks” operating in the advanced and “Top Line”: showcases in which glass service sector for the furniture industry, for which brothers Maurilio and Piercarlo is the absolute protagonist, with shelving with various forms and colours. Paci are responsible; the “artistic The element characterizing the collections glassworks” operating in the field of the glass decoration for the community is modularity: the possibility of furnishing using a single line or of combining and private interiors, for which Silvia a number of lines for the same Paci is responsible. Although founded

environment. To produce the display cases, the company uses durable materials, such as wood, metal and glass; it is no coincidence that companies such as La Rinascente, Sony, Omnitel, Fiat, Honda, Wella etc. have used Italvetrine to create an appropriate display case that is, at the same time, a functional promoter of their image. In recent years Italvetrine’s technical and aesthetic attention to glass has prompted the company to create museum fittings and furnishings using the designs of specialist architects: Natural History Museums such as the “G. Doria” in Genoa, the Museum of Historical Finds at Palazzo Olginati in Como, the Sewing Machine Museum in Wimbledon, London, the Indian Summer Museum in Belgium, are just some of the most important fitting-out works by the company.

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FIERE E SALONi di Sara Tomasella

La prima edizione del nuovo Macef,

che si terrà in Fiera Milano dal 30/1 al 2/2/2004 e che inserisce in un percorso espositivo unico il Macef tradizionale, il Chibi&Cart e due manifestazioni nate dallo storico Salone del Giocattolo, G! come giocare (Salone del gioco e del giocattolo) e Festivity (Salone delle decorazioni natalizie e feste), nasce all’insegna delle anticipazioni, interpretazioni, nuove tendenze. A questo grande progetto si affiancano dimensioni uniche nella storia di Macef, dal fronte espositivo di oltre 3.500 espositori all’area complessiva netta di 160mila mq. Sarà un evento non solo fieristico ma anche di marketing che rilancerà il senso di fare fiere d'affari oggi. I percorsi nei quali è articolato il salone sono cinque. Tavola, cucina e argenteria per la casa È il settore che porta vitalità sulla tavola grazie a un nuovo stile espositivo e ad un ricco calendario di eventi. La cucina, con il suo avvicinamento alla tavola, acquisisce un ruolo primario e l'argenteria da tavola è la grande novità del 2004. Per creare stimoli, sono stati studiati tre eventi particolari: Incontri a tavola, Cucina "live" e H2O on the table.

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Macef Milano 2004

Attraverso cinque percorsi tematici e tante novità Macef diventa la più grande vetrina d’Europa moltiplicando la forza, l’interesse e l’offerta per trasformarsi in un sistema di manifestazioni che si svolgono in contemporanea

Complemento d'arredo Tessile e Decorazione Accompagna il visitatore nella scoperta della decorazione d'interni: dal classico al moderno, dall'etnico al design d’autore, dalla ceramica ornamentale alle suggestive ambientazioni d'arredo per esterno. Decorazioni d'Atmosfera è il progetto che in questo percorso sottolinea, con eventi e “aree di qualità”, il ruolo primario della decorazione d'interni.

Festività Una vasta panoramica sulle tendenze più innovative delle decorazioni natalizie, dell'addobbo e delle feste. Assoluto protagonista di questo percorso sarà Festivity, Salone delle decorazioni natalizie e delle feste, in cui l’offerta merceologica spazierà dagli addobbi natalizi agli articoli e costumi per le feste, dagli articoli pirotecnici alle luminarie, dalle candele agli oggetti in cera per decorare e profumare gli ambienti.

Regalo, Cerimonia e Cartoleria Arricchito dalle merceologie da sempre in mostra a Chibi&Cart, presenta le idee regalo classiche e quelle più innovative che hanno dato origine a Experience 21: il regalo d'affari, gli accessori di gusto etnico, i monili più raffinati, i giochi di società, i peluches e il giocattolo presentato in G! come Giocare. La cerimonia, che ha come oggetto simbolo la bomboniera, si integra con il biglietto augurale, la carta da decorazione, i nastri vivaci presentati nel padiglione della cartoleria. Fatto a Mano, fiore all’occhiello dell'artigianato e della creatività tutta italiana, costituisce un punto di riferimento per i compratori nazionali ed esteri alla ricerca della novità che fa la differenza.


Gioielleria, Oreficeria e Accessori moda Vetrina internazionale privilegiata per captare il mood del mercato dei preziosi ed esprimere lo stile ed il design si svolge in un'ambientazione espositiva assolutamente nuova, pensata per eventi, per temi, per aree dedicate e per affinità progettuali. Nella speciale area espositiva Top of the Top, confluiranno i grandi nomi della gioielleria; verranno inoltre proposti eventi come In Scena e Tempo di Moda, l’area dedicata all’orologeria fashion.

The first edition of the new Macef,

scheduled at Fiera Milano from 30 January to 2 February 2004, which brings together the traditional Macef, Chibi&Cart and two events deriving from the historical Toy Exhibition (G! come giocare -Exhibition of Games and Toys- and Festivity -Exhibition of Christmas and party decorations) in a single exhibition, is born under the banner of previews, interpretations and new trends. This major project presents never-seen-before

dimensions in Macef’s history - over 3,500 exhibitors and an overall net exhibition area of 160,000 sq.m. It will not only be a fair event, but also a marketing event that is to relaunch the meaning of organising trade fairs today. The Macef will be divided into 5 sections. Tableware, kitchenware, silverware for the home This section brings vitality to the table thanks to a new exhibition style and a truly rich calendar of events. The kitchen, brought closer to the tableware area, plays a primary role, and silverware for the table is the great novelty of 2004. Three special events have been set to boost this section even more: Incontri a tavola [Table Encounters], Cucina "live" [Cooking live] and H2O on the table. Furnishing Accessories, Textiles, Decorations This section takes the visitor to discover interior decoration: from classic to modern, from ethnic to design, from ornamental ceramics to fascinating outdoor furnishing setups. In this section Decorazioni d'Atmosfera is the project that highlights the primary role played by interior decoration, with events and “quality areas”. Festivities A broad overview of the most innovative trends in Christmas decorations, decorations in general and parties. The absolute star of this section is Festivity, Exhibition of Christmas and party decorations, where the goods offering

will span from Christmas decorations to party articles and costumes, from fireworks to luminaires, from candles to items made from wax to decorate and provide fragrance to interiors. Gifts, Ceremonies and Stationery Enriched with the products that have always been on display at Chibi&Cart, this section presents classic gift items, as well as the more innovative ones presented under the sub-section Experience 21: business gifts, ethnicstyle accessories, sophisticated objects. Parlour games, furry toys and toys come under G! come Giocare, while the “Ceremony” area is symbolised by bonbonnières and also integrates greeting cards, decorative paper and bright ribbons presented in the stationery hall. Fatto a Mano, the feather in the cap of all-Italian handicrafts and creativity, is a point of reference for Italian and non-Italian buyers out seeking novelties that make the difference. Jewellery, Goldware, Fashion Accessories The ultimate international showcase to capture the mood of the jewellery market and express its style and design, it is held in an absolutely new exhibition setup, divided by event, dedicated area and project affinity. In the special area called Top of the Top, major jewellery names will be on display, while events such as In Scena and Tempo di Moda, will be held in the area dedicated to fashion watches.

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FIERE E SALONi di Sara Tomasella

Fatto a Mano un percorso per l’artigianato A Macef si ripresenta lo spazio-simbolo del mondo artigianale quale punto di riferimento per chi ricerca i valori unici dell’hand-made in Italy

frequently expressing the “genius loci” of Italy. At Fatto a Mano visitors can experience housing the Fatto a Mano project Cerimonia e Cartoleria, il progetto the charm and quality of only handwithin the Gifts Ceremonies Fatto a Mano (Pad. 24/1) che, made crafts created in handicraft and Stationery section (Hall 24/1). lanciato nel 2002 da Fiera Milano workshops: furnishing objects, textiles, Launched in autumn 2002 by Fiera International in collaborazione con old games, mosaics, embroideries, Milano International, in association la nostra rivista, propone un percorso with our magazine, offers Macef visitors baskets, boxes, glasses, majolica, che accompagna i visitatori perfumes and essences. The exhibitors a “pathway” to discovering the best alla scoperta delle migliori tradizioni Italian handicraft traditions. On the will display to the Macef public products, artigiane italiane. Questo progetto, whole, this project, the emblem of Italian techniques, materials that speak emblema della creatività italiana, an ancient language, increasingly vital handicrafts and creativity, wishes vuole contribuire a rileggere to aid visitors in interpreting the Italian and of topical interest, through a journey il patrimonio nazionale rappresentato heritage made up of handicrafts, and across different geographical areas. dal mondo artigianale evidenziando On Saturday 31st January, at 4 PM, highlights -within the major Milanese le aziende che meglio esprimono in the same Hall, D’Artigianato event- the companies that best express risorse, linguaggi e tradizioni dei tra Arte e Design, publishing the resources, languages, traditions territori di provenienza. Il pad. 24/1 of their places of origin. Hall 24/1 partner of the initiative as regards rappresenta un punto di riferimento communication, will present will bea point of reference for both per gli operatori che ricercano Italian and international trade operators to the press and buyers the magazine quei valori di unicità del prodotto seeking those values of uniqueness present born by merging the two magazines artigianale italiano, così strettamente in Italian handicrafts so closely bound Artigianato tra Arte e Design and legato alla matrice artistico-culturale to the artistic-cultural matrix and very D’A, as well as its publishing projects. e tanto spesso espressione del “genius loci” del nostra terra. A Fatto a Mano PAD. 24/1 si rivivono fascino e qualità del lavoro FATTO A MANO della “bottega artigiana” attraverso prodotti realizzati rigorosamente ELENCO ESPOSITORI a mano: oggetti d’arredo, tessuti, E PLANIMETRIA giochi antichi, mosaici, ricami, cesti, scatole, vetri, maioliche, ceramiche, profumi ed essenze. Le aziende espositrici mettono in mostra prodotti, lavorazioni e materiali che parlano un linguaggio antico ma sempre più attuale e vitale, attraverso un viaggio che si snoda lungo diverse aree geografiche. D’Artigianato tra arte e design, partner editoriale dell’iniziativa per la comunicazione, presente a Macef nello stesso padiglione, sabato 31/1, alle ore 16, illustrerà alla stampa e ai buyers la nuova filosofia della testata dopo l’avvenuta fusione tra Artigianato tra Arte e Design e D’A.

A Macef Milano 2004 ritroviamo, Macef Milano 2004 is once again all’interno della sezione Regalo

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Nella pagina a fronte: planimetria del padiglione 24/1. In questa pagina, dall’alto: vassoio, vasi e scatole in ceramica della “Piccole Gioie” di Ramacca (CT); vasi in cristallo della “Effeci” di S. Lucia di Piave (TV); lampade da tavolo/comodino della “Aracne” di San Clemente (RN).

Agresti Osvaldo srl - E06 Aracne di Mantovani Lorenzo & C. snc - C01 Artista Artigiano snc - C03 Beppetre di Codazzi Giuseppe - D07 Bortoletti Fonderia Artistica snc - D03, E02 Buba srl Unipersonale - D02 Centro Servizi Promozionali per le Imprese C10/12/13/15, D13/14/15/16/17/18, E14/16 Cleò snc di Solaroli S. & C. - A13 D’Artigianato tra Arte e Design - E13 Defendina Mosaici - A11 Donatella Capillo - E03 Effeci di Camatta Francesca - E08 Filippini & Paoletti snc di Fei Ascanio e Paoletti Paolo - B06 Florentia snc Pelleterie Artistiche Fiorentine - C02/04 Gargiulo Salvatore - D01 Giglio Asla snc - A09 Il Barattolo di Mazzon Giorgio - E01 Il Pianeta delle Idee snc di Santarelli e Capolungo - B01 Indiveri Carla - Jujuò - E11 L'Artigiana srl - B02 La Bottega di Tipì di Colucci A. - D12 La Cuoieria di Romeo Giuseppa - D10 La Gatta snc di Polce & Gambetta - B04 La Giostra delle Metamorfosi di Vitullo Carmela - E07 Le Bambole di Arianna snc - D04 Lòarte del Legno di Pellanda Michele - D06 Lòart Marmoreo di Gallo Jean Luc - C09 Lorenzi srl - D09 Marigiò Creazioni snc - A05 Mastro de Paja di Montini Alberto - B05, C06 MI.VI.S. snc - A01 Monti Antonio Export - E12 M.V.M. snc - A04 Nuovaplex di Ercolani Davide - D05 Oggetti per l’arredamento di Tommasini Fulvio - A03 Ottavio Recalcati di Renato & Antonio Recalcati snc - A06 Piccole Gioie di Zampogna Francesca - E09 Prima srl - A02 Regione Calabria Assessorato alle Attività Produttive - E15/17 Re.Leg.Art. Coop. Sociale a rl - C11 Sorrento Intarsio snc - C05 Terramia sas di Luca Gianì - B03

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FIERE E SALONI di Claudia Ferrari

I

l Florence Gift Mart giunge alla sua 51a edizione in un momento non facile, in un clima di generale instabilità a livello nazionale e internazionale, in un periodo di particolare crisi che investe tutti i settori. Nonostante il momento di forte preoccupazione per le produzioni dei settori dell’articolo da regalo, del complemento d’arredo e non solo, che già hanno subito diminuzioni delle vendite, il Florence Mart, in collaborazione con la Regione Toscana, si è impegnato per agevolare la presenza in fiera delle aziende produttrici. L’investimento stanziato, di notevoli dimensioni, purtroppo in molti casi non è stato sufficiente a causa della profonda crisi che investe il mercato. In numerosi settori i produttori risentono della crisi di vendite dei negozi e delle boutiques tradizionali, ai quali vengono preferiti i Centri Commerciali e i prodotti esteri di minor costo e valore. Il Florence Mart sta attuando specifiche iniziative promozionali, rivolte ad una selezione di operatori principalmente del Centro-Sud Italia, volte a favorire la presenza in mostra di nuovi compratori e a riconfermare quella di coloro che da molti anni visitano la manifestazione. Tra queste iniziative, è stata effettuata una campagna di inviti che prevede l’ospitalità a Firenze dei principali clienti degli espositori. Per questa edizione, che si svolgerà dal 13 al 16 febbraio 2004 e che sarà dedicata all’anteprima dell’articolo da regalo e del complemento d’arredo, gli organizzatori, gli espositori e gli operatori confidano

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Florence Gift Mart 2004

Una sfida alla crisi attraverso il rilancio della qualità per l’evento fiorentino giunto alla sua 51° edizione

in una ripresa e puntano sulla presentazione di produzioni di qualità e sulla creatività artistica. Le aziende che parteciperanno alla mostra, seppure in numero ridotto rispetto alle passate edizioni, continuano a credere nella realtà fieristica, che rimane il palcoscenico ideale per quelle merceologie che possono essere apprezzate al meglio soltanto di persona, toccando gli oggetti e guardandone da vicino ogni particolare.

The Florence Gift Mart opens its 51st

edition in a climate of general instability on a domestic and international scale. Despite the crisis underway in the gift items and furnishing accessories sectors,

the fair -in association with the Tuscany Region- has undertaken to facilitate the presence of the manufacturers by implementing specific promotional initiatives. In particular, it is addressing a select group of trade operators, chiefly from Central-South Italy, so as to foster the attendance of new buyers at the fair. For this edition (from 13 to 16/2/2004) dedicated to a preview of gift items and furnishing accessories, the organisers, exhibitors and trade operators trust in a recovery, and aim to present quality articles and items focussing on creative art. The companies that will take part in the exhibition continue to believe in this fair, and consider it the ideal setting for those items that can be appreciated best only when they are seen live.


FIERE E SALONI di Felice Bonalumi

M

ia Primavera, mostra dell’abitare e del benessere, la più giovane delle manifestazioni organizzate dall’Ente Mostre di Monza e Brianza, con un target di visitatori estremamente interessante (il 70% ha meno di 35 anni), nelle scorse edizioni ha dedicato singoli spazi ai mobili ecosostenibili e biocompatibili. L’interesse e il successo riscosso ha “imposto” agli organizzatori la necessità di allargare il discorso per questo settore non più di nicchia e, non a caso per l’11ª edizione, presso il polo fieristico di Monza dal 20 al 28/3/2004, si è scelta la nuova headline “Abitare-Benessere” che intende coniugare l’idea dell’abitare con l’idea del benessere psicofisico e ambientale. Una scelta commerciale ma soprattutto culturale che impone di non pensare all’arredo come ad una semplice somma, magari esteticamente pregevole, di mobili, ma implica il pensare l’intera casa come espressione del proprio modo di concepire la vita in un ambiente sereno, dove ci si possa rilassare e dove si possano sviluppare i legami sociali. Da qui nascono sei settori specifici. Arredamento: proposte d’arredamento in un viaggio che porta i visitatori in locali completamente ricostruiti per vivere e non semplicemente vedere la propria casa. Artigianato d’arte: proposte italiane e internazionali con al centro la 5ª edizione del Premio Internazionale Humanware... natural inspiration. Ecoforum: salone degl arredi e dei prodotti ecosostenibili e biocompatibili per la casa per una migliore qualità della vita. Ecobenessere: prodotti, servizi, fitness,

Benessere dell’Abitare e Abitare nel Benessere in mostra a MIA Primavera

beauty farm per una visione completa di ciò che è benessere psicofisico all’insegna del tutto naturale. Piazza dell’Ecobimbo: momenti creativi con materiali riciclabili e incontri con i genitori per capire come creare ambienti a misura di bambino. Design del Senegal: una selezione di arredi e complementi d’arredo della tradizione del paese africano reinterpretati con moderno design.

A

t the previous editions, Mia Primavera - Exhibition of the Home and Wellbeing, dedicated individual spaces to eco-sustainable and biocompatible interiors. The interest aroused and success achieved “imposed” the need to broaden these topics as the sector is no longer a niche; in fact,

it is not by chance that a new headline has been chosen for the 11th edition, scheduled at the Monza Fair Grounds from 20 to 28 march 2004: Home Wellbeing, which combines the concept of the home with the concept of psychophysical and environmental wellbeing. This concept produces six specific sections: Interior Decoration, Artistic Handicrafts, Ecoforum, Ecowellbeing, Eco-Child Square, Senegalese Design. A commercial, but above all cultural choice that drives us to think of interior decoration not only as a simple, perhaps aesthetically exquisite, sum of furniture pieces, but makes us think of the home as the expression of one’s way of conceiving life within a serene environment in which to relax and develop social relations.

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MATERIALI

& TECNICHE

Le tecniche dei maestri ceramisti LA LAVORAZIONE DELL’ARDESIA pagine di pietra di lavagna Di Alfredo Gioventù

Cosa contraddistingue la “tecnica di un maestro” dalla corrispettiva “tecnologia del materiale”? Forse lo stesso principio che fa sì che l’ardesia e il marmo, pur essendo classificabili entrambe come pietre e ad entrambe applicabili le stesse tecnologie di lavorazione, possono essere considerate due materiali agli antipodi, tali da non poter neppure supporre un paragone tra loro. È in questo caso che la “tecnologia” lascia il posto alle “tecniche tradizionali di lavorazione”, cioè a quell’insieme di conoscenze accumulate in centinaia di anni di osservazione e convivenza quotidiana con un materiale; esse forniscono la possibilità di un approccio più complesso ed articolato e permettono di realizzare un “unicum” culturale insostituibile ed irripetibile, con il quale l’ardesia diventa molto più di una semplice pietra. La genesi Ottanta milioni di anni fa, grandi spessori di fanghi e sabbie scivolavano

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lungo le scarpate marine verso le zone abissali, si generavano torbide correnti di materiali in sospensione che sedimentavano in sottili strati di differenti granulometrie. Successivamente enormi pressioni fino a 3/4000 atmosfere (con l’innalzamento di temperature

fino a 350° C), comprimevano questi “fogli” e li trasformavano in pietra scistosa. Essa si dotò perciò di fissilità dovuta al fatto che i minerali argillosi si erano disposti su piani paralleli, tra cui giacevano, in finissime strutture lenticolari, i granuli di calcite e di quarzo. La roccia così si suddivise lungo precisi piani a grana molto fine, che determinarono la possibilità di ottenere lastre sottili fino a 3 m/m; d’altra parte, poiché tra un piano di fissilità e l’altro i minerali si sono organizzati in una struttura compatta, le lastre che ne derivano saranno molto elastiche e resistenti, sia pure sottili come fogli. Questi banchi rocciosi, sotto l’effetto di pressioni orientate conseguenti alle spinte tettoniche, sono poi affiorati, rivelando all’uomo primitivo la magia di un libro dalle pagine di pietra nera su cui la natura ha scritto storie d’acqua sotto forma di raffinatissime textures che noi oggi cataloghiamo come superfici a spacco.


MMAATTEERRI IAALLI I && TTEECCNNI ICCHHEE Nella pagina a fronte, dall’alto e da sinistra: blocco di ardesia da cava; texture in rilievo di ardesia a spacco della Val Fontanabuona; cava a tetto, i segni longitudinali sono stati lasciati dai picconi dei cavatori; disegno di porzione interna della cava, detta “il Chiappajone”, tratto dal volume di Nicolò Della Torre “Guida del viaggiatore alle cave di Lavagna”, 1838 (Società Economica di Chiavari).

In questa pagina dall’alto e da sinistra: tabernacolo in ardesia dell’Abbazia di S. Andrea a Borzone anno 1513; spacchino nel momento dello spacco di un doppione; l’apertura del “libro di pietra”; ceppo spaldato in grandi e sottili lastre; tetto della chiesa parrocchiale di Santa Margherita a Vernazza.

La tecnica L’uomo attraverso la tecnica impara a decifrare il materiale e i suoi segreti: aprire questo libro, probabilmente, non è stato così facile come può apparire oggi osservando la semplicità con la quale uno spacchino, con pochi gesti ben calibrati, divide in meno di un quarto d’ora un ceppo di ardesia in quaranta sottili lastre. Ma a sfogliare queste pagine si inizia ancora prima con la “coltivazione” della cava. In Liguria si è affermata in passato la coltivazione sotterranea “a tetto”: intelligente ma pericoloso sistema per evitare di dover continuamente asportare lo “sfrido” all’esterno. Infatti i detriti derivati dal taglio andavano a riempire il vuoto creato dall’asportazione dei blocchi di materiale, permettendo di mantenere costante la distanza tra il suolo formato dagli scarti e il tetto da tagliare formato dalla roccia. Questa tecnica sfruttava al meglio la proprietà dell’ardesia di sfaldarsi lungo piani paralleli di scistosità; si praticavano quattro profondi solchi nel soffitto di roccia delimitando il blocco da estrarre, bastava poi conficcare alcuni cunei, in fondo al solco e in direzione parallela al suolo, che il blocco, per effetto della fissilità, con un sordo rumore, si staccava lungo un piano

perfettamente parallelo al soffitto e per la forza di gravità andava a cadere sui cumuli di detriti appositamente sistemati per attutire l’urto. Una volta caduto il banco d’ardesia veniva suddiviso in ceppi attraverso nuovi solchi, questa volta però, in modo più comodo, con colpi di piccone dall’alto verso il basso. Ancora oggi come nel passato, la successiva fase di “schiappatura” del ceppo avviene in modo completamente manuale con una mazzetta di ferro e due scalpelli affilati. Si inizia posizionando il blocco perpendicolare al terreno, si procede dividendo il blocco a metà con due precisi colpi lungo un’immaginaria retta; si vede a questo punto apparire una netta fessura che, leggermente forzata con la scalpella, apre un piano di spacco perfettamente perpendicolare determinando due perfette metà del blocco. Il vero e semplice segreto è continuare ad aprire la metà della metà del “libro” fino ad ottenere fogli sottili dai 5 ai 3 millimetri. Il procedere di metà in metà è determinante, poiché la fessura di spacco tende a deviare in direzione di un eventuale spessore minore del pezzo sottoposto al processo di sfaldatura; se si cercasse di laminizzare il ceppo iniziando da un lato esterno e non dal centro, si otterrebbero

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MATERIALI

& TECNICHE

Dall’alto: fregio scultoreo realizzato da Gloria Campana; antico lavatorio con lastra, in ardesia quadrettata, per lo scolo dell’acqua; “Corbezzolo”, scultura progettata e realizzata da Angelo Oliveri per la collezione “Oggetti dellla memoria”.

solamente delle scaglie perché la resistenza e l’elasticità delle due parti non sarebbero bilanciate. Le lastre che si ottengono con la tecnica “a spacco”, vengono storicamente utilizzate per la copertura dei tetti ed in questa funzione possono variare nelle seguenti misure: cm. 30x30, 40x40, 57x30, 57x40, 57x57, fino ad arrivare a cm. 75x100 con spessori che variano dai 3 ai 30 millimetri. L’impiego dell’ardesia per la copertura dei tetti risale ad epoche così remote da aver dato il nome alla popolazione dei “Tiguli”, abitanti preromani dell’attuale “Tigullio”, derivato da “taegula” ossia “copertura”. Questi fogli sui quali la natura aveva scritto sottilissime rigature in rilievo, orientate in andamenti mossi e paralleli come la sabbia dei fondali marini o come la superficie del mare increspata dal vento, fossilizzando e pietrificando ciò che a noi appare impalpabile, sono così, singolarmente, finiti a coprire le architetture spioventi in quello stesso mare che li ha generati, creando un’unicità paesaggistica di altissimo pregio. Chi lavorava l’ardesia si è presto accorto che con un particolare attrezzo chiamato “frappo” (oggi si usano i macchinari per la rettifica dello spessore) si poteva cancellare ciò che su quei fogli aveva scritto la natura ed ottenere una pagina “vergine” dalla superficie vellutata, nera, con una straordinaria caratteristica in più: bastava inciderla con una punta acuminata per ottenere segni grigi (che è possibile fissare in modo permanente attraverso un particolare sistema di inceratura), ottenendo così straordinari effetti grafici e di rilievo in sottilissimi spessori ed utilizzando tutta le potenzialità espressive delle textures lasciate dai differenti tipi di scalpelli e dai differenti modi di utilizzo degli stessi. Questa fusione tra potenzialità plastiche e segniche ha permesso la realizzazione di autentici capolavori, come il tabernacolo in ardesia

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nell’abbazia di Borzone. Un uso sapiente delle textures nella modulazione plastica delle sculture su ardesia è la base per un corretto approccio tecnico a questo materiale, materiale dal

quale non si può pretendere l’ utilizzo di grandi spessori e profondità, in quanto oltre i 4 cm. di spessore si supera il suo fisiologico limite di resistenza alle sfaldature spontanee. La vera tecnica colta e sapiente, in scultura su ardesia, è quella che sa sfruttare al meglio la luce rimandata dai segni bianchi su fondo nero, sapendo diversificarne la rifrazione attraverso le differenti qualità del segno, aumentando virtualmente la plasticità dei volumi scolpiti. La capacità dell’ardesia di recepire tracce dell’umana attività, sia fisica che intellettuale, è ben illustrata da uno degli usi più tradizionali di questa pietra: quello della lavagna scolastica. Dall’immagine dei “fogli” scritti dalla natura ai “fogli” riutilizzati da l’uomo per la scrittura, si può chiudere il cerchio delle curiosità lessicali, ricordando che Lavagna è la cittadina ligure, località storica, dell’estrazione dell’ardesia e prende il suo nome proprio da “las”, cioè “pietra”. Per concludere può essere utile citare quegli artisti che, con un approccio più con-


MATERIALI

& TECNICHE In questa pagina dall’alto: “Lettura” di Nadia Nava, ardesia sagomata; “lavagnetta portafoto” di Luca Calcagno e Massimo Hassid realizzata da Lertora Francesca per la collezione “Oggetti dellla memoria”; “Cofanetto ” di Ugo La Pietra realizzato da Ardesia Fontanabuona Consorzio Artigiano per la collezione “Oggetti dellla memoria”.

cettuale ed una nuova metodologia progettuale, hanno saputo cogliere e comunicare quegli aspetti della cultura materiale che hanno maggiormente caratterizzato l’estetica di un

territorio, come ha fatto Ugo La Pietra nella collezione “Gli oggetti della memoria” commissionata dall’ecomuseo della Val Fontanabuona o nell’opera “Nazionalismo” dove la riflessione sulle tematiche legate alla territorialità raggiunge alti livelli espressivi e comunicativi. Nell’opera di Nadia Nava, in particolare “Lettura”, il concetto dominante di libro di pietra creato dalla natura e riscritto dall’uomo, passa dalla geniale intuizione della storia di un materiale e della sua vocazione, (basti citare l’opera di Domenico Piola nel coro dell’ex chiesa dei Santissimi Girolamo e Francesco Saverio a Genova (datata 1668), alla capacità di emozionare con il suo lirismo. GLOSSARIO Scistosità tessitura propria degli scisti cristallini, dovuta alla disposizione dei minerali lungo piani o direzioni parallele. Fissilità facoltà di una roccia di dividersi in lastre in seguito ad erosione, percussione lungo piani paralleli. Spacco superficie che evidenzia la disposizione dei componenti mineralogici della roccia. Cava a tetto cava realizzata a partire dalla quota inferiore del banco di ardesia. Sfrido detriti delle cave di lavagna detti anche “scagioe”. Schiappatura divisione in lastre del blocco di ardesia, dal termine “ciappa”. Doppione lastra di ardesia che deve subire l’ultima sfaldatura in due lastre definitive. Laminizzare suddividere una roccia fissile lungo i piani di scistosità principale. Frappo attrezzo tradizionale simile ad una piccozza, utilizzato per la rettifica del bordo angolato di una lastra o, imbracciato con la posizione del manico invertita, per la piallatura della superficie texturizzata dello spacco.

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AREE REGIONALI OMOGENEE  LA NUOVA TERRITORIALITÀ “Opus incertum” L’Italia frantumata in tanti territori, luoghi omogenei di attività legate alla cultura materiale

È sempre più chiara la frantumazione per ragioni etniche, culturali, economiche, filosofiche...; siamo tanti e sempre più diversi, e la diversità non è più privilegio, non è più emarginazione, ma è diritto. Diritto a sviluppare ed esaltare le proprie convinzioni e le proprie appartenenze senza prevaricazioni.

CERAMICA di DERUTA Recenti acquisizioni del Museo A cura di Giulio Busti e Franco Cocchi, dal 20/9 al 30/11/03 presso il Museo Regionale della Ceramica di Deruta, si è tenuta la mostra sulle recenti acquisizioni. Nel discorso di apertura, il sindaco Mauro Mastice ha parlato della prospettiva di “Museo Industriale” che l’ente vuol darsi sempre più. Pertanto intende evidenziare maggiormente il percorso che va dal progetto all’oggetto, cioè documentare i momenti di eccellenza della ceramica derutese, spaziando (ed attingendo) dalle collezioni private sino alla documentazione di fabVersatore da farmacia in maiolica con decorazioni a grottesche e l'emblema della testa di moro, Deruta, 1501, Museo Regionale della Ceramica di Deruta.

La ricerca della differenza ci porta a leggere un’Italia frantumata in tanti territori, luoghi omogenei di attività legate alla cultura materiale. Vengono qui presentate le aree che, in questi ultimi anni, hanno dimostrato una volontà di affermazione della propria identità e, contemporaneamente, il bisogno di rinnovamento. brica. Nella fattispecie, dai 16 pezzi della farmacia della collezione CherubiniCaraffa (seconda metà del XVIII secolo) ai progetti artisticiindustriali disegnati per la C.I.M.A. del XX° secolo, con acquerelli di Marcello Fantoni, Nino Strada, Lely Loy, Anna Bonazzi, ecc., tutte belle cose bene in mostra, a documentazione di uno sforzo, una tensione progettuale, evidenziata anche dai giusti testi del giornale di mostra. Per non parlare del versatoio di farmacia (Deruta 1501, già collezione Sprovieri) in bella mostra, così come del piatto con cavallo arabo del feroce Saladino, (elegantissimo, prima metà del ’500), dei due splendidi albarelli da farmacia (sempre del primo ’500, periodo d’oro di Deruta, collezione Sprovieri anch’essi), delle coeve “fuseruole”, lasciate nella loro confezione collezionistica primonovecentesca, sì che sembra un antico pallottoliere. Tutte cose nobili, quindi; tutte cose eccellenti, tutti acquisti museali resi possibili dalla generosità della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, e Carlo Colaiacovo, il presidente, ne ha rivendicato il merito, sull’utile “giornale di mostra”.

Eduardo Alamaro

CERAMICA di PALERMO Artisti nel piatto NOVe ARTISTi PER CALECA ITALIA L’arte in fabbrica, per dare vita ad una ricerca d’autore nel segno della sperimentazione e del design più avanzato. Questa la chiave interpretativa di “Artisti nel Piatto”, una collezione di piatti dipinti da 9 artisti di fama consolidata in Italia e all’estero, proposta al pubblico del Primo Salone della Ceramica del Mediterraneo (Palermo, 816/11/2003 Fiera del Mediterraneo) da Caleca Italia, l’azienda di ceramiche deco-

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rate a mano che, con oltre 200 anni di storia alle spalle, è una delle realtà produttive più interessanti del settore. Il progetto “Artisti nel Piatto” è un’iniziativa voluta dai coniugi Gaetano e Rossana Caleca, titolari dell’azienda, per ripercorrere un vissuto di famiglia degli anni ’50, quando casa ed azienda erano frequentati da artisti come Gianni Dova, Aligi Sassu e Dartel, che si recavano nella città tirrenica per sperimentare sulla ceramica nuovi concetti artistici. A mezzo secolo di distanza, a rivivere quell’esperienza artistica e personale, sono alcuni dei nomi più significativi dell’arte contemporanea: Nicola Salvatore, Ignazio Moncada, Alfonso Leto, Keizo Morishita, Stefano Pizzi, Michele Spadaro, Filippo La Vaccara, Ugo La Pietra e Sofia De Mas. Le loro opere, realizzate su grandi piatti, oggi costituiscono la sezione contemporanea del Museo della Ceramica di Patti, frutto della donazione della famiglia Caleca. Il progetto “Artisti nel Piatto” è stato realizzato con il contributo dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Patti e Tindari, che ha prodotto il catalogo Isabella Taddeo della mostra. Piatto in ceramica di Ignazio Moncada.


AREE REGIONALI OMOGENEE OMOGENEE  CERAMICA DI PESARO 15 donazioni al museo All’interno delle iniziative culturali che il Museo delle Ceramiche di Pesaro propone per valorizzare la grande tradizione della ceramica pesarese, occorre segnalare quella più importante che ha concluso magnificamente il 2003: 15 recenti donazioni di ceramiche d’arte contemporanea. Più precisamente, le opere provengono da 2 manifestazioni cittadine dedicate alla ceramica: la Mostra Concorso di Ceramica d’Arte indetta dal Rotary Club di Pesaro in occasione del cinquantenario (315/6) e la mostra finale itinerante del Progetto europeo Art.Ce.Mo. (Artigianato Arte Ceramica Moderna, 328/6). Nel primo caso, accanto alle opere dei vincitori dei tre premi come prevedeva il regolamento del concorso sono state donate anche le opere dei segnalati e di 2 artisti che hanno deciso spontaneamente di lasciare i propri pezzi ai Musei Civici. Per Art.Ce.Mo. le donazioni provengono da due ceramisti greci. L’intento è stato quello di sottolineare i risultati delle mostre pesaresi, documentare quanto accade in città nell’ambito della produzione contemporanea, dare nuovo impulso alla ceramica. Perché il valore di una tradizione antica e prestigiosa come la ceramica passa anche attraverso le manifestazioni che riesce a promuovere. Se si guarda ancora più lontano, si intravede un altro obiettivo finale: creare una sezione di produzione contemporanea ai Musei Civici. (I.T.) Orazio Bindelli, sintesi di una stessa ciotola sovrapposta, 2003, Musei Civici di Pesaro.

MARMO DI CARRARA  L’Hortus Conclusus di Antonello Pelliccia Al culmine del passaggio collinare tra Massa e Carrara, dove il territorio ha assunto nella cultura popolare il termine “foce”, non più inteso geograficamente in riva al mare ma più in generale come punto di incontro tra le due distinte realtà che in quel punto si confrontano, da alcuni giorni si incontra un luogo diverso, il frammento archeologico di un moderno “Hortus Conclusus”, una parete ad arco protetta da pilastri, segnata dal verde di una siepe di bosso che non divide ma lega con l’antistante presenza di un monolite in marmo bianco di Carrara. Sostiamo in silenzio davanti a tale presenza non retorica, che non urla né dichiara espressionisticamente ma, silenziosa, suggerisce alla sensibilità e all’intelletto la conoscenza e l’approfondimento di notizie e valori; il monolite diventa la presenza significativa del ricordo di fronte all’ennesima violenza perpetrata dagli uomini contro gli uomini in un’epoca di barbarie che dal 1943 giunge fino ad oggi forse dislocata solo in altri territori del pianeta. Il progetto così raccolto, a tratti quasi enigmatico, è opera di un architettoartista, di un professore artefice della cultura artistica contemporanea; Antonello Pelliccia mi ha sottoposto gentilmente questo suo contributo espressivo alla storia del suo territorio ed ho apprezzato con un’ideale visita personale i valori di documento storico e di significato etico, proprio della cultura artistica, rilevando come la sua azione risponda con corretta intelligenza alla sensibilità contemporanea di fronte alla storia. Le forme articolate tra il movimento della superficie, il sistema chiaroscurale degli angoli e degli spigoli conducono al valore ed alla componente eticoconcettuale della lavagna, di quel luogo scolastico specifico all’insegnamento, al calcolo dei numeri, alla poesia del disegno, quel luogo in cui nasce simbolicamente l’atto della conoscenza; il rosso, il verde e la distesa luminosa del bianco non sono indicazione di retorica ma sono stimoli di luce, tentano di avvolgere la nostra presenza nel sistema dialettico delle forze, suggeriscono la nostra relazione con un sistema di tensioni simboliche radi-

cate nella nostra coscienza critica: Pelliccia, con estrema correttezza progettuale, ha affrontato e penetrato con la nozione di memoria il sistema dell’arte contemporanea. Andrea Del Guercio

Mosaico di cantÙ  Lucio Fontana a CantÙ Allestita alla Galleria del Design e dell’Arredamento (26/10/0331/1/04) la mostra intende ricostruire la memoria culturale del mosaico pavimentale di Lucio Fontana collocato nello stesso edificio della Permanente di Cantù e voluto dalla lungimiranza dell’arch. Renato Radici che progettò e realizzò la costruzione tra il 1955 e il 1957. Muovendo dalla considerazione che la Città di Cantù ha perso la memoria di questo significativo intervento artistico, la mostra intende ricostruirne l’identità non solo attraverso la documentazione fotografica originaria dell’edificio e delle successive modificazioni del mosaico, ma anche esplorando analoghi interventi dell’artista nell’ambito del suo rapporto con architettura, decorazione e arti applicate. Accanto a questi aspetti connessi con l’identità del mosaico di Cantù, la rassegna presenta un percorso di opere di Fontana che precedono o seguono quel particolare momento della sua ricerca, evidenziando i punti di contatto con quanto l’artista andava inventando su molteplici piani operativi. Verrà pubblicato il catalogo con un saggio critico di Claudio Cerritelli, un dialogo tra Paolo Minoli e l’arch. Renato Radici, la documentazione fotografica dei rapporti tra arte e architettura, gli apparati biobibliografici. (I.T.)

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S E G N A L A Z I O N I  Associazioni Associazione Culturale Arte Giappone L’associazione, che ha sede a Milano, si fa promotrice di suggestivi eventi e mostre che, attraverso colori, suoni, riscoperta di tradizioni artigianali dimenticate, diventano un momento di incontro con la cultura orientale. Eredità di un’antica tecnica giapponese, il Sakiori consiste nel tingere tessuti utilizzando materiali naturali come radici, foglie, fiori... Con tale tecnica Akiro Nomura, fashion designer e artigiano giapponese che vanta prestigiosi riconoscimenti nel campo delle arti applicate, tinge vecchi kimono che vengono poi strappati, tessuti nuovamente con altro filo pregiato per creare nuovi abiti, reinventando lo stile classico giapponese per una vestibilità più consona alle moderne esigenze. Modernità che però si mantiene fortemente legata alla poesia che i kimono sono capaci di evocare. I colori ed i motivi si ispirano alla natura: irregolari linee azzurre ci riportano alle onde del mare e alle mille sfumature di un paesaggio marino, motivi geometrici dai colori caldi sembrano evocare i variopinti cambiamenti che in natura caratterizzano il passaggio dalla stagione estiva all’autunno... Abiti belli da ammirare, presentati come curiosi quadri appesi alle pareti, e anche piacevoli e comodi da indossare. Isabella Taddeo

Abito-kimono di Akiro Nomura.

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AUTORI “Sassi galleggianti” di Alfredo GioventÙ

“Sasso galleggiante” di Alfredo Gioventù

Può sembrare un bizzarro scherzo della natura, la pomice in effetti è una pietra che galleggia, ma lo si può escludere da subito, considerando il colore e la durezza di quelle pietre grigie, con venature bianche, troppo simili ai sassi che Bruno Munari andava cercando sulle spiaggie del Tigullio e che spesso ci portiamo a casa ancora calde di sole come oggetto vocatore. Come è possibile allora che galleggino in una bacinella d’acqua, se non sono di pomice e sembrano sassi, tra l’altro assolutamente identici a quelli sul fondo del vetro? È possibile perché sono realizzazioni di Alfredo Gioventù, ceramista che da tempo ci ha abituati a camminare con lui sul filo tra artificio e natura, e grazie alle possibilità espressive dei grès cotti ad alta temperatura, a trovare nuovi percorsi tra emozione e riflessione. Così questa “anima” del sasso, che riesce ad elevarsi senza perdere la sua materialità, può rimanere in bilico tra smaterializzazione e nuova coscienza di sé o rimandarci ad un semplice sorriso di stupore. Per rappresentare al meglio questa ricerca, l’autore ha realizzato durante due mostre collettive differenti installazioni sul tema: una ad Erba in occasione della Fiera dell’Artigianato, nella sezione “I maestri”, di carattere più scenografico, l’altra ad Albissola, presso il museo per la ceramica Manlio Trucco, in occasione della mostra “Trisart”, curata dal centro culturale Paraxo, di sapore più concettuale. (D.M.)

Marco Fantini La prima mostra personale dell’artista milanese Marco Fantini ha aperto la stagione artistica della Galleria Antonio Battaglia di Milano. Quattordici opere inedite dello stesso formato (50X50): taccuini di fatti non accaduti, cortocircuiti mentali compressi all’interno di spazi incerti e barcollanti, teschi beffardi ridenti e irridenti, rebus e strani “topolini” stupiti e consunti. “Mickey Mouse”, soggetto che l’artista elabora dal ’95, emerge come un tentativo demitizzante di ogni icona. Difficile riassumere la traccia di questa mostra, una pittura brutale, istintiva, sofferta, comunque raffinata, quella di Fantini, artista che non dà risposte chiare di sé. Gli ultimi lavori, di grande formato, che vanno a completare la mostra sono alleggeriti da modalità grafiche e geometrie inesatte, spesso giocate sui forti contrasti dei bianchi e dei neri che ritagliano le figure rendendole autonome, irriverenti e quasi comiche se raffrontate alla destabilizzante inquietudine dei loro sfondi. Opera su carta di Marco Fantini.

raku di Maristella Perin L’antica tecnica giapponese “Raku”, strettamente legata alla produzione di ciotole per la cerimonia del tè, ha origini nella filosofia buddista e cominciò a diffondersi in Europa a partire dagli anni ’40 raggiungendo però l’apice del suo sviluppo in America negli anni ’60 quando si assistette ad un rinnovamento delle tecniche, specialmente nella costruzione dei forni per la cottura dei manufatti. Da allora molti artisti ceramisti di tutto il mondo hanno sperimentato e amato il “raku”, affascinati dalle ampie possibilità di improvvisazione creativa e dalla componente spettacolare che accompagna le fasi di cottura. Questa


S SE EG GN NA AL LA AZ ZI IO ON NI I 

Grande piatto raku di Maristella Perin.

tecnica è espressione di una concezione della vita che aspira all’armonia tra la natura e l’uomo: l’uomo infatti è coinvolto in una serie di azioni nelle quali gli elementi determinanti sono la terra, il fuoco e l’acqua, tre elementi che costituiscono l’essenza della vita. Questo legame tra creatività umana e vitalità degli elementi naturali ha spinto Maristella Perin, giovane artista artigiana di Castelseprio, verso il “raku”, arte che ha saputo assimilare ed interpretare con sapienza e raffinatezza. Le sue forme pure, come le particolari piastrelle o i grandi piatti, sono attraversate e contaminate da suggestioni cromatiche e textures complesse. L’armonia delle proporzioni viene spezzata da linee inusuali e affascinanti che si insinuano in queste forme archetipiche, risultati che sono frutto in parte della componente casuale propria di questa tecnica e che ci ricordano il forte legame con i pro(I.T.) cessi naturali. Nina Ceramista originaria di Erevan (Ar-menia) vive e lavora a Parigi; a lei la Galleria Magenta 52 dedica una per-sonale dal 13/1 al 7/2/2004. Nina

si è lasciata affascinare dalla forma ance-strale della sfera evocatrice della terra in tutta la sua pienezza e sferiche so-no tutte le sue sculture in ceramica, elementi primitivi e misteriosi. Legata alla purezza delle sue sfere mistiche, Nina interviene solamente con un bicromatismo: nero e bianco. Il disegno si assoggetta alla forma, un disegno raffinato in cui si esprime tutta la forza espressiva dell’autrice. Corpi che si avviluppano su queste sfere, corpi di cui possiamo leggere la storia attraverso un percorso di poesie e racconti che accompagnano le opere e le completano. (I.T.)

Rino Limido Pittore, scultore, ceramista, un vero artista poliedrico, una personalità complessa e affascinante nel panorama artistico del varesotto. Schivo alla mondanità e riservato nel parlare del suo lavoro, Rino Limido si definisce semplicemente un ricercatore, uno sperimentatore nell’arte. Numerose sono le mostre collettive a cui ha preso parte (ricordiamo anche un’importante personale presso la Galleria 3 di Varese nel 1989), sue opere figurano in importanti collezioni private e pubbliche, molti sono i giornalisti e i critici d’arte che hanno parlato di lui come l’amico Silvio Zanella: “Le sue opere sono forma, disegno, materia, colore; sono spontaneità e improvvisazione. Sono anche risultato di ricerca e casualità: può sembrare contraddittorio, ma è così, perché così è la vita” (Silvio Zanella). Negli anni ’80, la sua attenzione comincia a spostarsi anche verso la ceramica: proprio mentre nei suoi quadri si avverte un progressivo sgretolarsi del segno che potrebbe rimandare alla pittura segnica e informale ecco il recupero della forma con un nuovo materiale, un’esigenza che avverte come primaria. “Le tentazioni della forma” rappresentano per Limido il tema costante della sua sperimentazione nel campo della ceramica, arte appresa attraverso la frequentazione di artisti ceramisti come Luciano Morosi e proseguita da autodidatta nella sua casalaboratorio, dove si è concentrato soprattutto sul raku affascinato da quella componente in parte casuale e spettacolare tipica di questa tecnica. Nelle sue opere sembrano trapelare echi dell’infanzia, i colori rosa e gli azzurri di un romanticismo sofferto, mai gri-

dato, interiorizzato e apparentemente sublimato, un immaginario fantastico dove però la tragicità e l’inquietudine dell’esistenza emergono con sottile ironia attraverso un accostamento stridente con altri materiali come legno, tronchi segnati dal tempo, vetri colorati ma taglienti e forme archetipali ricorrenti. (I.T.) Welma Carità Sperimentatrice nel campo della ceramica, come ama definirsi, ha scoperto il piacere di manipolare l’argilla dal fortunato incontro con il maestro cileno Sergio Tapia Radic, artista ceramista con cui ha condiviso parte del suo lavoro. Nel corso degli anni l’esigenza di approfondire lo studio intorno al tema delle arti applicate l’ha indotta a sperimentare anche altre tecniche (pittura a olio, lavorazione del legno, progettazione di gioielli a cera persa, batik, ecc.), ma la ceramica è diventata ora la sua vera vocazione. Nel suo laboratorio, a Cerro Laveno, Welma affianca alla Vaso in raku di Welma Carità.

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S E G N A L A Z I O N I  produzione di oggetti realizzati con la tecnica raku, come ciotole, piatti e vari complementi (camini in terracotta sono ambientati in varie ville in Toscana, Liguria, Lombardia), quella di scultrice. Il professor Renato Polacco, docente di Storia dell’Arte all’Università di Venezia, scrive in merito al suo lavoro: “Nonostante Welma Carità consideri ogni suo momento produttivo un momento di intimità che la isola dalla convulsa vita di tutti i giorni, è innegabile che ella è in possesso di un enorme e ben radicato bagaglio di scultura classica greca e romana, che costituiscono i fondamentali riferimenti di ogni sua opera. (…) i messaggi dell’antico sono molti, ma la sincretizzazione di essi è vissuta dall’artista in forme assolutamente personali, che cercano un’atmosfera di serenità e un raccoglimento interiore”. Periodicamente Welma espone in gallerie d’arte della provincia e molte sue opere apparten(I.T.) gono a collezioni private. LAURA FERRARIO

“Omaggio a Mucha”, vetrata di Laura Ferrario.

L’artista-artigiana si propone alla nostra attenzione per tre creazioni volte a raggiungere un obiettivo: la luce. La prima, intitolata Omaggio a Mucha, è l'interpretazione della famosa vetrata liberty La donna dei Disegni: si tratta di una vetrata legata a piombo, dipinta in monocromo con il metodo tradizionale della grisaille francese, tecnica che ha origine nel XII secolo, raggiunge il massimo splendore al tempo delle grandi cattedrali gotiche e, dopo un periodo di anonimato, rinasce con l'Art Nouveau. La seconda, Il Quinto Giorno: Genesi di Pesci e Uccelli, è una vetrataa a tema biblico, sempre legata

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a piombo e dipinta a grisaille, con una struttura più complessa e tecniche antiche e moderne; è presente anche la vetrofusione con sfumature ed effetti dal sapore materico. Il terzo lavoro è un piatto in vetrofusione, originale complemento di arredo ottenuto lavorando lastre di diverso colore e dando al vetro una forma concava. La Ferrario sintetizza così il suo lavoro: “Ho provato a recuperare una tecnica millenaria e a farla rivivere in una creazione moderna, rispettando la tradizione ma nel contempo ispirandomi a un contesto contemporaneo”. Sara Tomasella I coralli scarlatti di Gio & Kati Colpiscono soprattutto l’intricata trama dei rami e il bel rosso acceso nelle creazioni di Giovannella (Gio) Montorselli e Kathaline (Kati) PageGuth, 2 artigiane fiorentine che si ispirano al collezionismo delle Wunderkammer proponendo, con la griffe “Rosso & Dintorni”, imitazioni rigorosamente fatte a mano dei preziosissimi cespugli corallini. La base è in legno tornito, modellato in varie forme per lo più classicheggianti, ed è laccata in nero o in abbinamenti di colori neutri, ma anche tartarugata o impreziosita (con piedi di leoni, conchiglie, fili d'oro). Tutto perché risalti il contorcimento scarlatto dei ramoscelli che si levano al cielo, secondo le leggi imperscrutabili del caso nei coralli autentici, ubbidendo invece a un pazientissimo lavoro di ricostruzione in questi straordinari manufatti, che proprio nella realizzazione trovano la caratteristica più genuina. Per restituire l’idea delle infinite evoluzioni e asperità degli originali, Gio e Kati procedono infatti segmento per segmento, anche di pochissimi millimetri. E così avanzano, certosinamente, curva dopo curva, una dira-

mazione dopo l’altra, incollando, scartando, gessando e scartando ancora, fino a risolvere il progetto in intrighi di rami simili del tutto ai modelli osservabili in natura. Un bagno di lacca corallina completa un’opera di sorprendente complessità. Sono oggetti belli da vedere, curiosi in sé, molto decorativi: stanno benissimo dovunque e ne basta uno soltanto per dare luce e spessore a un ambiente. La diversità delle forme e delle dimensioni favorisce, istintivamente, anche l’idea del collezionismo nel più puro stile Wunderkammer oggi di nuovo in voga. Le Wunderkammer, si sa, erano le stanze delle meraviglie in cui facoltosi e cosmopoliti di un tempo raccoglievano i più eterogenei reperti del mondo della natura: animali, piante e minerali (in latino, naturalia), manufatti (artificialia) e bizzarrie (curiosa). Forme e dimensioni diverse sono peraltro all’origine della scala dei prezzi a partire da 100 Euro. Le creazioni di “Rosso & Dintorni naturalia, artificialia, curiosa” esposte alla mostra Artigianato e Palazzo, dal 16 al 18/5/2003 a Palazzo Corsini di Firenze, si trovano a Milano da “L’utile e il dilettevole”, a Firenze da “Studio Puck” e a Roma da “Sisters”.

(Davide Viganò)

CORSI - CONCORSI PREMIO VADO MARTINI Nell’ambito della 2 a Biennale di Ceramica nell'Arte Contemporanea, il Premio Vado Martini è stato assegnato a Jeppe Hein per l’opera “Si prega di non toccare le opere d’arte” in seguito alle seguenti motivazioni: opera che manifesta la capacità dell’artista di aver fatto interagire la tradizione locale della ceramica con le proprie radici culturali; grande abilità nell’inserimento del mezzo ceramico all’interno della ricerca contemporanea; notevole capacità progettuale; capacità di interazione e coinvol-


S E G N A L A Z I O N I Biennale di Venezia, alla Fondazione Caixa di Barcellona, al Museo Ludwig di Colonia e alla Fondazione De Appel di Amsterdam. Nell’occasione è stato inoltre assegnato il Premio Speciale della Critica agli artisti Wang Du, per l’opera “Tapis du piéton” e Nedko Solakov, per l’opera “Fear”. (S.T.)

“Tapis du piéton”, bassorilievo di Wang Du.

gimento del pubblico che diventa, di volta in volta, parte integrante dell’opera; richiamo al valore del rapporto tra visitatore e opera d’arte all’interno di un contesto museale; opera realizzata da uno degli artisti più giovani e nel contempo apprezzato e affermato a livello internazionale. La giuria era composta da: Arrigo Cameirana (storico della ceramica), Cecilia Chilosi (storica della ceramica), Eliana Mattiauda (direttrice Pinacoteca Civica di Savona), Almerino Lunardon (presidente della Commissione Cultura, Fondazione “A. De Mari” Cassa di Risparmio di Savona), Daniele Perra (caporedattore Tema Celeste), Michele Robecchi (managing editor Flash Art International). Jeppe Hein (1974 Copenhagen) vive a Berlino, è nipote dell’artista danese Asger Jorn ed è stato invitato alla Biennale da HansUlrich Obrist, curatore del Museo d’Arte Moderna di Parigi; nel 2003 ha anche esposto alla 50 a “Si prega di non toccare le opere d’arte”, opera di Jeppe Hein.

Feltro a Milano Se è esistita ciò che idealmente chiamiamo la “via della seta” è esistita anche quella d’un materiale più umile ma non meno importante, il feltro, le cui origini sono antichissime e permeate da miti e leggende. Sicuramente se ne trovano tracce in contesti umili, all’interno di alcune popolazioni nomadi dell’Asia minore che praticavano la transumanza e che lo usavano per ricoprire le tende dove vivevano, per ripararsi dalla pioggia e dal freddo. Per realizzare un feltro infatti non occorrono particolari strumenti ma solo la materia prima, la lana, che viene cardata e follata, cioè battuta, usando generalmente mani, gomiti e piedi (per le tribù eurasiatiche la battitura diventava una suggestiva danza). Il feltro veniva steso al suolo e ripetutamente bagnato con acqua calda mista a sapone, rullato e poi arrotolato. Segni e disegni potevano nascere in qualunque momento dall’inserimento di lane di diverso colore che si amalgamavano con lo strato sottostante. Le sue potenzialità espressive e questa grande libertà d’azione ha richiamato l’attenzione di molti stilisti e designers che negli ultimi anni lo hanno utilizzato per moltissime creazioni originali. Tutti possono apprenderne la tecnica attraverso i corsi proposti dell’atelier FuoriClasse di Milano: laboratorio creato da Matilde Trapassi con molti anni di esperienza su tale materiale, mostre e laboratori didattici realizzati in diverse città italiane. Esperienza che, con valenti assistenti, pazienza ed entusiasmo, mette a disposizione di tutti coloro che vogliono ampliare i propri orizzonti su materiali inusuali per realizzare oggetti, accessori, arazzi e qualunque altra cosa suggerisca la fantasia. (S.T.)

Tornianti, tenutasi a Faenza il 7 e l’8 luglio 2003. Per il campionato mondiale tecnico “maestri” il primo classificato è stato Francesco Motolese di Grottaglie (TA), la città di antica tradizione ceramica con il maggior numero di iscritti (dieci). La squadra vincitrice è stata invece quella di Deruta (PG). Nel campionato mondiale tecnico donne la prima classificata, Doriana Usai di Assemini (CA), si è aggiudicata la medaglia d’argento (D.V.) della nostra rivista.

EVENTI VALTER BOj: pini per il wwf Dal termine della scorsa estate, nel contesto del progetto “Arte Natura”, 5000 pini marittimi in ceramica con marchio di qualità sono stati realizzati a mano con la collaborazione della Ceramica Cecchetto di Nove. L’iniziativa, ideata dall’artista Valter Boj, ha lo scopo di aiutare il WWF nel ripristino delle coste liguri tramite “un’opera-simbolo della natura e del mare” e si sta estendendo a livello nazionale in collaborazione con la Banca AntonVeneta e con il WWF Italia. Molte le istituzioni che hanno già aderito al progetto, visibili sul sito www.valterboj.com. Per partecipare, viene richiesta semplicemente una adesione che prevede di collocare i pini in ceramica in un espositore di centimetri 40x60 con una locandina (S.T.) descrittiva dell’evento.   

FIERE E SALONI Arte e Design a New York A New York si è da poco conclusa, come ogni anno, la Fiera Internazionale di Arte e Design (19002003), diretta ora da Brian e Anna Houghton. Molte le categorie in esposizione: ceramiche, vetri, mobili, arazzi, gioielli, sculture. Tra

L’Oro del Vasaio XXIV edizione Mondial Tornianti Quarantotto i concorrenti che si sono sfidati “a colpi di tornio” e hanno dato prova della loro abilità in occasione della XXIVa edizione Mondial-

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S E G N A L A Z I O N I  le 36 gallerie partecipanti, massiccia la presenza americana, alcune francesi ed inglesi, una svedese, ed una italoamericana (Gioielliere Sabbadini, con sedi a Milano e New York). Aggirandosi tra gli stands, è stato facile notare il movimento artistico meglio rappresentato, senz’altro l’Art Déco, di grande popolarità nell’America Nordorientale. A tale proposito, la Galleria francese Jacques de Vos, specializzata in questo periodo storico, ha esposto sculture e mobili di grande raffinatezza e eleganza. Tuttavia gli espositori hanno anche presentato parecchi manufatti contemporanei e di altri periodi, quali gli anni ’50/’60. In vista diversi artisti e designers italiani tra cui Gio Ponti, Piero Fornasetti ed il pittore Alberto Morrocco, rappresentato dalla John Martin di Londra. Particolarmente belli e interessanti gli oggetti della galleria Tai, specializzata in arti tessili (www.textilearts. com) e con sede a Santa Fé, Nuovo Messico, una delle zone americane più ricche di tradizioni artigianali. Per la ceramica contemporanea, Adrian Sassoon ha portato da Londra diversi suoi artisti e designers inglesi. ( w w w. a d r i a n s a s s o o n . c o m ) .

Andrea Caruso

MOSTRE

Art DécΟ in Italia Prosegue fino al 13/4/2004 la mostra a cura di Rossana Bossaglia e Alberto Fiz, presso il Museo Archeologico Regionale di Aosta, che si configura come il primo evento specificatamente dedicato all'analisi dell'Art Déco in Italia e consente d'indagare il fenomeno nel suo complesso facendo emergere la sua specificità culturale e artistica. Attraverso un percorso particolarmente suggestivo, vengono presentate oltre centocinquanta opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private italiane tra cui: Mart di Trento e Rovereto, Galleria d'Arte Moderna di Torino, Galleria del Costume di Palazzo Pitti di Firenze, Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia di Sesto Fiorentino, collezione Buccellati e collezione del Credito Emiliano di Reggio Emilia. La selezione comprende arredi, dipinti, sculture, manifesti, ceramiche, vetri, argenti, abiti, gioielli, cartoline e riviste illustrate, la maggior parte risalenti agli anni ’20, periodo cruciale dell'esperienza Déco. Molti i

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protagonisti della rassegna, tra cui è sufficiente segnalare Guido Andlovitz, Giacomo Balla, Umberto Brunelleschi, Galileo Chini, Fortunato Depero, Marcello Dudovich, Ivanhoè Gambini, Alessandro Mazzucotelli, Arrigo Minerbi, Gio Ponti, Enrico Prampolini, Mario Sturani, Adolfo Wildt e Vittorio Zecchin, a cui vanno aggiunte le manifatture Lenci e (I.T.) Richard Ginori. e il Duomo toccÓ il cielo Con questa mostra in programma dal 24/10/03 al 31/1/04, la Veneranda Fabbrica del Duomo apre il sipario su un’altra inedita sezione del grande patrimonio della Cattedrale e della sua ricca e affascinante storia. Questa mostra non vuole solo gettare uno sguardo sul passato ma, illustrando la storia della costruzione della facciata ne sottolinea il valore storicoartistico e quindi dà il senso a qualsiasi intervento di recupero e salvaguardia su di essa come quello ora in corso, nella prospettiva della conservazione per il futuro. Attraverso i disegni conservati nell’Archivio della Fabbrica, di cui molti inediti, la mostra ripercorre le principali vicende fra la prima dominazione austriaca e il Regno d’Italia affrontando ed approfondendo, attraverso la realizzazione della facciata e della guglia maggiore, le grandi tematiche architettoniche e culturali svoltesi in quegli anni. L’esposizione si tiene nelle sale 101112 e, nelle successive sale del Museo, attraverso le opere esposte, è possibile completare il percorso architettonico affrontato con uno sguardo completo sull’epoca, con testimonianze di pittura e scultura: dai rilievi creati per la facciata ai modelli in terracotta e in legno per la Madonnina, alla sua intelaiatura interna. Catalogo Skira, info Museo del Duomo tel. 02/860358. (I.T.)

Cosa c’È dietro al KIMONO Nella splendida cornice di Palazzo Barolo di Torino si è svolta la mostra dal titolo “Cosa c’è dietro al kimono” ideata, organizzata e coordinata da Consolata Pralormo, un suggestivo viaggio nella tradizione, negli usi e costumi del Giappone. In particolare si è potuta ammirare una collezione privata di kimono dei secoli XIX e XX, affiancata a una collezione attuale proveniente dalla Città di

Tokamachi, una delle città leader del Giappone per la produzione di kimono, gemellata con Como da 27 anni. Uno sguardo sullo stile di vita giapponese attraverso la cerimonia del tè, l’ikebana, la calligrafia, la vestizione del kimono, oltre che filmati, fotografie, presentazione di libri e personaggi che hanno completato la rassegna rendendola vero e unico evento sul Giappone. Per approfondire la conoscenza di questa nazione, oggi più che mai al centro dell’interesse e delle mode, sono stati organizzati laboratori didattici, seminari, conferenze e un’ampia sezione sul Giappone, oggi vero e proprio fashiontrender e fonte di ispirazione per mode e nuovi stili di vita: dagli

stilisti ai manga, la nuova musica, il sushi e il tatami, la geisha, le ultime tendenze, Banana Yoshimoto e il packaging ispirato alle linee giapponesi... Tanti spunti interessanti e curiosi per avvicinare una civiltà lontana e affascinante, che affonda le radici nella tradizione ma è da sempre proiettata nel futuro. Tutta Torino ha partecipato all’evento proponendo un itinerario shopping alla scoperta di ristoranti giapponesi, show room attenti all’oggettistica e ai complementi d’arredo di ispirazione orientale o originali giapponesi, atelier di moda con abiti dal particolare taglio sartoriale simile a quello dei kimono. (I.T.) Il bottone Nel Padiglione Reale della stazione centrale di Milano si è svolta una affascinante mostra su un insolito oggetto: il bottone (i proventi sono stati devoluti alla Comunità di S. Egidio ACAP Onlus). Organizzata dal Circolo Culturale “I Navigli” a cura del collezionista Franco Jacassi, la mostra ha presentato migliaia di bottoni di varie epoche, realizzati in


S E G N A L A Z I O N I Ceramica e Nuova Ceramica Ternana. La mostra prosegue fino al 27/7, con il patrocinio del Ministero per gli Affari Esteri, Regione Piemonte e Comune di Parma.

il MANIFESTO della “Foire de SaintOurs”

(D.V.)

diversi materiali, a testimonianza dell’evolversi di un oggetto tanto familiare e d’uso quotidiano quanto raffinato e prezioso. Il percorso partiva dalle raffinate romanticherie e miniature in avorio o underglass ’700, per arrivare alle preziose lavorazioni cut steel, ai picture buttons vittoriani in metallo stampato, alle madreperle finemente cesellate. E ancora smalti francesi ’800 e del periodo liberty, bottoni intrecciati con fili di seta colorata, oro e argento di Paul Poiret dei primi ’900, tartaruga, corno, gli americani gay nineties, i bottoni di vetro e poi plastiche, bachelite e luciti americane dell’Art Déco, fino alle lavorazioni artigianali italiane in galatite degli anni ’30’60. La mostra è stata impreziosita dall’intervento del fotografo Alfredo Sabbatini che ha interpretato magicamente il tema, rendendo questo piccolo oggetto protagonista indiscusso e gioiello ammaliatore. (I.T.) INTERNI ITALIANI In data 24/6/03, alla Kunsthaus Tacheles di Berlino, Oranienburger Str. 5456, si è inaugurata la terza edizione di “Interni Italiani”, rassegna itinerante a cura di Edoardo Di Mauro e Walter Vallini, dedicata alla creatività italiana nell'ambito esemplare delle arti visive di matrice oggettuale e del design che, dopo aver toccato Lisbona e Praga nel 2002, prosegue il suo percorso europeo approdando in un centro di grande rilevanza culturale come Berlino. La mostra, allestita all'interno dello spazio postindustriale della Kunsthaus Tacheles, collocato in pieno centro, è realizzata in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura, il quale presenta l'evento nell'ambito dell'importante Festival della Cultura Italiana organizzato a Berlino sul tema “La Dolce Vita”, dal 20/6 al 6/7/03. “Interni Italiani” rappresenta alla perfezione il connubio tipico fra oggetti del design d'avanguardia e arti plastiche, secondo le regole del buon gusto italiano. Tra i designer invitati citiamo M. Duranti che presenta i prodotti di Glass e Gumdesign che presenterà i prodotti di Elios

PUBBLICAZIONI Il canto del carretto Signore delle strade di campagna dissestate e impraticabili del secolo scorso, il carro agricolo è oggi una memoria del passato che figura solo (miniaturizzato in legno o ceramica) nella paccottiglia dei “souvernirs”. Giovanni Virgadavola, carrettiere e poeta dialettale, autore di vari volumi di poesie ispirati alla vita contadina ha raccolto in un particolare museo (a sue spese) le sue memorie intorno al carretto siciliano (decine e decine di manufatti dai colori squillanti, ruote, pennacchi, chiavi, gualdrappe, ...) considerandolo un fatto culturale e un sedimento popolare del passato. Virgadavola, mecenatecustode di questa tradizione, ha inoltre raccolto nel libro “Il canto del carretto” (di Giovanni Virgadavola stampato dalla Tipolitografia “Leggio & Diquattro” Ragusa, settembre 1996) pregevoli riproduzioni fotografiche, documenti storici e ricordi di gioventù; un libro che vuole documentare origini ed evoluzione storica di questo pittoresco mezzo di trasporto, un bel volume che consigliamo a chi vuole viaggiare con la mente ed il cuore in una Sicilia (I.T.) un po’ dimenticata.

Manifesto per la 995a Foire de Sait-Ours realizzato da Franco Balan, 1995.

Quella del manifesto della “Foire de SaintOurs” è ormai tradizione nella tradizione. Da più di trent’anni viene indetto uno specifico concorso internazionale per l’immagine grafica in occasione dell’edizione annuale (30 e 31 gennaio) di un evento ormai diventato il più importante appuntamento dedicato all’artigianato di tradizione delle Alpi. È il manifesto della fiera il protagonista del volume curato da Franco Balan (uno dei suoi grandi illustratori), Rino Girotto, Mario Piazza, edito da Imprimerie Valdotaine e sostenuto dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta; pubblicazione che contiene splendide fotografie storiche dell’esposizione artigiana e di oggetti rari e preziosi in legno che hanno, di volta in volta, ispirato gli artisti per il manifesto. Un interessante percorso, nella storia di una regione ricca di cultura artigiana, fatto dal punto di vista di un evento che ripercorre antiche tradizioni mai scomparse, anzi sempre affascinanti, (I.T.) vive e rinnovate. ----------------------------------------------Ai lettori che avessero intenzione di sottoscrivere l’abbonamento alla nostra rivista e agli abbonati attuali Ricordiamo che, anche per il prossimo anno, tutti i nostri abbonati avranno diritto ad una segnalazione gratuita, compresa la pubblicazione di una foto. ------------------------------------------------

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CALENDARIO DEGLI EVENTI

mostre ITALIA CAMPANIA PADULA (SA) Le Opere e i Giorni due Il Precetto. Ortus Artis 18 luglio 2003 - 30 aprile 2004 Certosa di San Lorenzo a Padula tel. 0975.77745 • 089.2573217 EMILiA ROMAGNA BOLOGNA Le immagini del corpo 17 gennaio - 25 febbraio 2004 Galleria de' Foscherari, via Castiglione 2/b tel./fax 051.221308 • www.defoscherari.it Odun: helga franza, michela lorenzi beatrice pasquali 17 gennaio – 28 febbraio 2004 Galleria Arte e Arte, Galleria FalconeBorsellino 1/c - 40123 Bologna tel. 051.6569049 • fax 051.2911854 info@arteearte.it • www.arteearte.it La cattedrale scolpita Il romanico in San Pietro a Bologna 13 dicembre 2003 - 12 aprile 2004 Museo Civico Medievale di Bologna via Manzoni 4 tel. 051.203916 • fax 051.232312 museiarteantica@comune.bologna.it PIACENZA Ludovico Mosconi. Inquiete Stelle 1 novembre 2003 - 18 gennaio 2004 Palazzo Gotico, info: Piacenza Turismi tel. 0523.305254 • fax 0523.309298 RAVENNA Mondino Aldo-logica 16 novembre 2003 - 15 febbraio 2004 Alberto Giacometti 13 novembre 2004 - marzo 2005 Le 2 mostre Museo d’Arte della Città Loggetta Lombardesca, via di Roma 13 tel 0544.482791-75 • fax 0544.482092 ufficio.stampa@museocitta.ra.it REGGIO EMILIA WAL 7 dicembre 2003 - 1 febbraio 2004 Sala Esposizioni - Chiostri di S.Domenico via Dante Alighieri, 11 tel. 0522.451722 • musei@municipio.re.it

Vetrine alla Calcografia 2003: Salvatore Scarpitta. L’opera su carta 9 dicembre 2003 - 1 febbraio 2004 Istituto Nazionale per la Grafica via della Stamperia, 6 tel. 06.699801 • fax 06.69921454 LOMBARDIA BERGAMO Another Zero 6 febbraio - 2 maggio 2004 GAMeC, via San Tomaso 53 tel. 035.399529 • www.gamec.it BUSTO Arsizio (VA) Progetto Libro. In forma di libri 18 ottobre 2003 - 29 marzo 2004 Progetto Libro. I giochi di pulcinoelefante, piccoli libri d’artista 13 marzo - 30 maggio 2004 Le due mostre presso Fondazione Bandera per l’Arte, via Andrea Costa 29 tel. 0331.322311 • fax 0331.398464 CANTÙ (CO) Lucio Fontana e il mosaico di Cantù 27 ottobre 2003 - 31 gennaio 2004 Galleria del Design e dell’Arredamento piazza Garibaldi, 5 tel. 031.713114 • fax 031.713118 COMO Joan Mirò. Alchimista del segno 13 marzo - 6 giugno 2004 Villa Olmo, info@mirocomo.it tel. 031.252402 • fax 031.713118 CREMONA Il Divino Infante 15 novembre 2003 - 15 febbraio 2004 Museo Civico, via Ugolani Dati 4 tel 0372.31222 www.cremonamostre.it MILANO Fridakahlo. La Mostra 9 ottobre 2003 - 8 febbraio 2004 Museo della Permanente, via Turati 34 Infoline tel 02.54915 Laurie Anderson. The Record of theTime 11 novembre 2003 - 15 febbraio 2004 PAC Padiglione d’Arte Contemporanea via Palestro 14, tel. 02.76009085 Le culture del Perù da Chavìn agli Inca 29 gennaio - 2 maggio 2004 Castello Sforzesco, Museo delle Arti Decorative, Sala 30 tel. 02.88463833

LAZIO

I mobili-scultura di Roberto Guidi 30 marzo - 19 aprile 2004 Galleria Milarte, via Solferino 42 tel. 02.62690448 • # 347.5754835

ROMA Vetrine alla Calcografia 2003: Sislej Xhafa. See no evil/hear no evil/ speak no evil Maurizio Donzelli. Spettacolo di niente 9 dicembre 2003 - 1 febbraio 2004 Le 2 mostre presso Palazzo Fontana di Trevi tel. 06.69980238 • fax 06.69921454

SAN DONATO MILANESE (MI) Cinque Artisti a Milano 1983-2003: P. di Gennaro, R. Galbusera, M. Jannelli, A. Miano, C. Zanini 13 dicembre 2003 - 11 gennaio 2004 Museo d’Arte Contemporanea Cascina Roma, piazza delle Arti tel. 02.55603159

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SONDRIO Ruggero Savinio. Momenti nel tempo 1980-1992 19 febbraio - 24 aprile 2004 Galleria Credito Valtellinese Museo Valtellinese di Storia e Arte tel. 02.89404694 • fax 02.8356467 MARCHE ANCONA Francesco Messina. Cento sculture, 1920-1994 3 dicembre 2003 - 15 febbraio 2004 Mole Vanvitelliana tel. 071.2225031 • fax 071.3589035 PIEMONTE TORINO Africa. Capolavori da un continente 2 ottobre 2003 - 15 febbraio 2004 Galleria d’Arte Moderna, via Magenta 31 tel. 899.500001 - 039.2823403 Vetrine alla Calcografia 2003: Salvatore Scarpitta. L’opera su carta 25 febbraio - 28 marzo 2004 Archivio di Stato, piazza Castello 209 tel. 011.5624431 • fax 06.69921454 TOSCANA LUCCA Luigi Rosati. Pinocchio in trasparenza 31 gennaio - 22 febbraio 2004 Fondazione Giuseppe Lazzareschi, Palazzo di Vetro, piazza Felice Orsi - Porcari tel. 0583.298163 • fax 0583.297972 info@fondazionelazzareschi.it TRENTINO - ALTO ADIGE ROVERETO (TN) Montagna arte scienza mito 19 dicembre 2003 - 18 aprile 2004 MartRovereto, c.so Bettini 43 - Trento tel. 800.397760 • fax 0464.430827 info@mart.trento.it VALLE D’AOSTA AOSTA Art déco in Italia 7 dicembre 2003 - 13 aprile 2004 Museo Archeologico Regionale Daniella Bertola. Il fascino segreto dell’intaglio 13 dicembre 2003 - 28 marzo 2004 Chiesa di San Lorenzo Per le 2 mostre: Ufficio mostre della regione tel 0165.230545 - u-mostre@regione.vda.it VENETO BASSANO DEL GRAPPA (VI) Canova. Mostra Antologica 22 novembre 2003 - 12 aprile 2004 Museo Civico e Gipsoteca di Possagno tel. 0424.522235 • fax 0424.523914 Giuseppe Lucietti. Il segno e la terra 29 novembre 2003 - 25 gennaio 2004 Museo della Ceramica, Palazzo Sturm tel. 0424.522235 • fax 0424.523914 info@museobassano.it


CALENDARIO DEGLI EVENTI VENEZIA Venezia fra guerra ed arte 1866-1918 opere di difesa, patrimonio culturale, artisti, fotografi 12 dicembre 2003 - 21 marzo 2004 Museo Correr e Biblioteca Marciana, Sala Sansoviniana (San Marco) tel. 041.2747607-8-14-18 pressmusei@comune.venezia.it VERONA De Nittis. A Leontine 1 febbraio - 30 maggio 2004 Villa Vecelli Cavriani - Mozzecane tel. 045.6340799 • fax 045.6340698

LOMBARDIA MONZA (MI) XI° MIA Primavera 20 - 28 marzo 2004 Polo Fieristico Monza tel 039.2842310 • fax 039.2842312 TOSCANA FIRENZE ART. La mostra dell’Artigianato Fortezza da Basso, viale Strozzi 1 tel. 055.49721 • fax 055.4972268 mostrartigianato@firenze-expo.it

austria

51° Florence Gift Mart 13 - 16 febbraio 2004 Fortezza da Basso, via Filippo Strozzi 1 tel. 055.477841 • fax 055.480110

vienna

VENETO

ESTERO Yearning for Beauty. For the 100th Anniversary of the Wiener Werkstatte

10 dicembre 2003 - 7 marzo 2004 MAK, Exhibition Hall, Weiskirchnerstrasse 3 tel +43.1.71136229 • fax +43.1.71136227 presse@MAK.at FRANCIA PARIGI Terres en lumière 12 dicembre 2003 - 29 febbraio 2004 Centre Wallonie-Bruxelles 127-129 rue Saint-Martin GERMANIA FRANCOFORTE Julian Schnabel. Paintings 1978-2003 29 gennaio - 25 aprile 2004 Art- A Child’s Play 9 maggio - 18 luglio 2004 Le 2 mostre presso la Schirn Kunsthalle Frankfurt - Römerberg tel. +49.69.299882 • fax +49.69.299882240

fiere ITALIA EMILIA ROMAGNA FERRARA Restauro 2004. Salone dell’arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali 25 - 28 marzo 2004 Quartiere Fieristico di Ferrara Via della Fiera, 11 tel. 051.6646832 • fax 051.864313 www.salonedelrestauro.com RIMINI SIB Atmosfair 13 - 16 marzo 2004 Rimini Fiera, via Emilia 155 tel 0541.744111 • fax 0541.744243

PADOVA Argenti 2004 11 - 14 giugno 2004 Padova Fiere tel 049.8800305 • fax 049.8800944 VICENZA Tempo libero 20 - 28 marzo 2004 Fiera di Vicenza, via dell’Oreficeria 16 tel. 0444.969111 • fax 0444.969000 vicenzafiera@vicenzafiera.it

ESTERO

SMAC 6a Edizione. Salone dei Mestieri e delle Attività Creative 14 - 16 marzo 2004 Paris-Expo, Porte de Versailles, Pad. 2.2 tel. +33.1.49960066 • fax +33.1.49960067 GERMANIA FRANCOFORTE Christmasworld 31 gennaio - 4 febbraio 2004 Ambiente 20 - 24 febbraio 2004 Le due mostre presso Messe Frankfurt Ludwig-Erhard-Anlage 1 tel +49.69.75756687•fax +49.69.75756433 LIPSIA Cadeaux Leipzig 1 - 3 marzo 2004 Quartiere Fieristico di Lipsia tel. +39.02.33606013 • fax 02.33617637 www.cadeaux-leipzig.de Gran bretagna LONDRA Asia Expo 6 - 9 febbraio 2004 Grand Hall Oljmpia Kenfair International Ltd tel. +852.23118216 • fax +852.23116629 INDIA NUOVA DELHI XVIIa Indian Handicrafts & Gifts Fair 28 febbraio - 2 marzo 2004 tel. +91.11.26135256 • fax 11.26135518-19

BRASILE

IRLANDA

SAN PAOLO Housewares & Gift Fair South America 21 - 24 agosto 2004 Expo Center Norte tel +5511.3896.0200 • fax +5511.3896.0201

DUBLINO Showcase Ireland 18 - 21 gennaio 2004 tel. 02.8800991 • fax 02.8690243

CINA HONG KONG Hong Kong Gift & Premium Fair 28 aprile - 1 maggio 2004 13th Hong Kong International: Toys & Gifts 12th Premium & Household 28 aprile - 1 maggio 2004 Le tre fiere presso Hong Kong Convention and Exhibition Centre, 1 Harbour Road, Wanchai Kenfair International Ltd tel +852.23118216 • fax +852.23116629 tel. +39.02.865405 • fax +39.02.860304 FRANCIA PARIGI Museum Expressions 22 - 25 gennaio 2004 Congrès Centre, Palais des Congrès 2 Place de la Porte Maillot, XVIIème tel +33.1.44290200 • fax +33.1.44290201 Maison & Objet 23 - 27 gennaio 2004 Paris-Nord Villepinte tel. +33.1.44290200 • fax +33.1.44290201

PORTOGALLO LISBONA Homestyle 14 - 17 febbraio 2004 Fiera di Lisbona, www.fil.pt SPAGNA MADRID Settimana Internazionale del regalo, della gioielleria e della bigiotteria: Intergift, Iberjoya, Bisutex 15 - 19 gennaio 2004 Parque Ferial Juan Carlos I° tel. +34.91.7225023 • fax +34.91.7225792 STATI UNITI LAS VEGAS Showcase for Asian - Made Toys, Gifts, Premium & Household Products 17 - 19 agosto 2004 Mandalay Bay Convention Center Bayside B Kenfair International Ltd tel. +852.23118216 • fax +852.23116629

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ACCADEMIA BELLE ARTI DI BRERA Via Brera, 28 - 20121 Milano tel. 02.869551 - fax 02.86403643

FERRARIO LAURA Via Botticelli, 32 - 20052 Monza (MI) tel. # 347.7420891

Museo Fabbrica del Duomo Piazza del Duomo, 14 - 20123 Milano tel. 02.3452639 - fax 02.3452669

Ass. Culturale Arte Giappone Vicolo Ciovasso, 1 - 20121 Milano tel./fax 02.865138

Galleria del Design e dell’Arredamento Piazza Garibaldi, 5 - 22063 Cantù (CO) tel. 031.713114 - fax 031.713118

Museo Regionale DELLA Ceramica di Deruta Largo San Francesco, 1 - 06053 Deruta (PG) tel. 075.9711000 - fax 075 9711000

Galleria Magenta 52 Corso Magenta, 52 - 20123 Milano tel. 02.4816963 - www.magenta52.it

Musei Civici di Pesaro Piazza Toschi Mosca, 29 - 61100 Pesaro tel. 0721.387474 - fax 0721.387524

GIOVENTÙ alfredo Piazzetta Rizzi, 16 - 16039 Sestri Levante (GE) tel./fax 0185.457596 Limido rino Via Risorgimento, 58 - 21040 Oggiona (VA) tel./fax 0331.219205

PELLICCIA ANTONELLO Via Maggiani, 123 - 54036 Marina di Carrara tel. # 347.3799687 - fax 0585.631574

L’utile e il dilettevole Via della Spiga, 46 - 20121 Milano tel. 02.795044 - fax 02.783321

ROSSO&DINTORNI di G. Montorselli e K. Page-Guth Via S. Quirichino, 7 - 50124 Firenze tel. 335.5355110 - # 347.3387171

atelier Fuoriclasse Corso di Porta Romana, 51 - 20122 Milano tel. 02.5455234 - fuoriclasse@supereva.it Attese Biennale di Ceramica nell’arte contemporanea Via Lepontina, 12 - 20159 Milano tel./fax 02.6081878 Boj valter Via Spotorno 13/15 - 17100 Albisola Sup. (SV) tel./fax 019.480022 - www.valterboj.com bottega d’ARTE CERAMICA MIRTA MORIGI Via Barbavara 19/4 - 48018 Faenza (RA) tel./fax 0546.29940 - www.mirtamorigi.it

MARROCCO ARMANDO Via Savona, 97 - 20144 Milano tel. 02.42290645

BRONZINI MARISA Piazza Castello, 4 - 22060 Carimate (CO) tel./fax 031.790833

MIA-Ente Mostre Monza Brianza Via G. B. Stucchi, 64 - 10052 Monza (MI) tel. 039.2842310 - fax 039.2842312

CalecA Italia C.da Ponte Vecchio - 98066 Patti (ME) tel. 094.121860 - www.caleca.it

MONCADA IGNAZIO Viale Umbria, 36 - 20100 Milano tel. 02.54116796 - # 335.5305899

Carità Welma Via Castellini, 27 - 21014 Cerro Laveno (VA) tel. 0332.667161 - # 328.5766543

Museo Archeologico Regionale Piazza Roncas, 1 - 11100 Aosta tel. 0165.275902 - fax 0165.230537 www.regione.vda.it - u-mostre@regione.vda.it

DORFLES GILLO P.le Lavater, 3 - 20129 Milano tel. 02.29400351

ABBONAMENTO 2004

Perin Maristella Via Don Macchi, 7 - 21050 Castelseprio (VA) tel. 0331.820564 - marikosan@libero.it

Sisters Via dei Banchi Vecchi, 143 - 00100 Roma tel./fax 06.6878497 SKIRA EDITORE Via Torino, 61 - 20123 Milano tel. 02.72444.1 - fax 02.72444219 StudIo Puck Via S. Spirito, 28/r - 50100 Firenze tel./fax 055.280954 VITI STEFANIA Via Pratignone, 71 - 50053 Empoli (FI) tel./fax 0571.921594

­D’ARTIGIANATO tra arte e design direttore Ugo La Pietra

A R T I G I A N A T O Abbonamento Italia 1 anno € 24,00 - 2 anni € 44,00 t r a

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Abbonamento estero 1 anno € 37,00 - 2 anni € 70,00 Numeri arretrati per Italia € 8,00 - (min.5 € 7,00) Numeri arretrati per estero € 11,00 - (min.5 € 9,50)

Desidero abbonarmi a 5 numeri della rivista pagando la quota 2004 Desidero abbonarmi a 10 numeri della rivista pagando la quota 2004+2005

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(solo per l’Italia)

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D’Artigianato: parla di creatività e di produzione, sostenendo la ricerca e la sperimentazione e introducendo nuovi concetti per la costituzione e il rinnovamento della piccola impresa. D’Artigianato: uno strumento impegnato a diffondere la cultura materiale legata alle risorse dei vari territori, guardando con interesse alla tradizione e alla storia. D’Artigianato: rivela il rapporto tra cultura del progetto e capacità del fare, presentando oggetti riferibili alla logica produttiva e d’uso che, nello stesso tempo, mantengono tutta la virtualità degli oggetti d’arte.

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D’Artigianato: è una rivista trimestrale che interpreta e diffonde l’evoluzione delle Arti Applicate e i processi di contaminazione con l’arte e il design.

tel 02.70009474/80 - fax 02.71092112 info@edizionimago.com www.ArtigianArteDesign.it


Artigianato 52  

Italian Magazine about arts and crafts

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