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MATERIALI menti dovrà contenere una macchina smerigliatrice a nastri abrasivi (indispensabile per la sagomatura dei semilavorati), un piccolo forno per la tempratura delle lame sagomate e una lucidatrice a disco per le varie fasi di rifinitura e affilatura. Il laboratorio, inoltre, dovrà essere necessariamente dotato di: un’incudine, martelli di vari pesi e fogge, un trapano a colonna, alcune frese, lime a sezione triangolare e piatta e normali attrezzi d’uso per la lavorazione dei metalli. Circa gli assorbimenti d’energia richiesti dalle macchine sopraindicate, è bene precisare che la macchina smerigliatrice, genericamente dotata di motore di 1 HP di potenza, viene alimentata con corrente elettrica del tipo trifase, mentre per quanto riguarda le altre macchine (forno compreso) si ritiene opportuno prevedere un assorbimento complessivo di 5 KW di potenza. È consigliabile anche dotare il locale di una buona ventilazione naturale e, se ciò non fosse possibile, è bene realizzare una cappa aspirante capace di espellere i fumi (molto limitati) ma, soprattutto, capace di limitare il calore che potrebbe essere prodotto, in maniera diretta o indiretta, dal forno riservato alla tempratura ed alle successive attività di ricottura e di rinvenimento. Alcuni pensieri sul futuro dei coltellinai di Maniago Pur comprendendo i tanti sforzi che gli artigiani del maniaghese compiono per mantenere viva la loro tradizione e per sostenere la loro realtà produttiva, non condivido a volte il loro operare. Non credo, infatti, che sia necessario perseverare nell’ambito di quelle formule che, in nome d’una sopravvivenza economica, vogliono Maniago e la sua cultura a ruota di altre analoghe realtà quali l’area produttiva di Solingen, in Germania, e quella comasca di Premana. E non condivido l’idea, purtroppo molto diffusa, che sia utile o almeno conveniente canalizzare energie produttive ed attenzioni commerciali nel copiare o nel trasformare linee esistenti e ampiamente collaudate sui potenti mercati stranieri. È un po’ tradire l’indole creativa degli antichi coltellinai delle botteghe. Il loro speciale individualismo. La loro capacità di ricercare forme nuove e nuovi sistemi operativi e commerciali. Credo invece che la via da percorrere sia quella rivolta alla valorizzazione della specificità del luogo, delle sue capacità produttive e delle sue naturali qualità. Credo anche che sia necessario investire nei progetti, nelle nuove forme. Che sia necessario coinvolgere in questo piano i grandi maestri del design. Interessarli a questo strano mondo delle lame. Far loro comprendere che, accanto all’inquietante luccichio delle lame da difesa, esiste un mondo più pacifico, ma in egual misura affascinante, dei coltelli da tavola e da cucina, delle lame multiuso per lo sport,

& TECNICHE

dei coltelli tecnici e delle preziose lame da collezione. Alcune aziende hanno già iniziato questo progetto. Mi auguro che artigiani e progettisti si accorgano vicendevolmente della loro esistenza. Che le loro traiettorie si incrocino. Che si formino nuove botteghe e nuovi studi di ricerca. Che nascano occasioni di reciproca conoscenza. Occasioni di sperimentazione. Occasioni per dimostrare che uno degli oggetti più antichi del mondo non può essere assente dal dibattito che vede il disegno, e il suo farsi, egualmente protagonisti delle trasformazioni del vivere contemporaneo.

Nella pagina a fronte: fogli estratti da un catalogo inizio ’900. In questa pagina, dall’alto e da sinistra: “laip”, antico bacile in legno per la tempra delle lame nel grasso di maiale; coltello multiuso ‘Duca degli Abruzzi’; tipico coltello da caccia, manico in osso tinto, Wilson 1994; coltello per piccola cacciagione con lama in acciaio di durezza 59 Hcr, manico e fodero in micarta, Wilson 1994.

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Artigianato 51  

Italian magazine about crafts

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