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autori di Isabella Taddeo

Barbara Narici e Andrea Facchi In un momento storico in cui il concetto di immateriale sembra prevalere sulla cultura materiale Geologika propone l’utilizzo della terra cruda per recuperare un più stretto legame con il materiale primigenio e la stessa natura

Viviamo in una società dove

è sempre più difficile capire se ciò che ci circonda è reale o frutto di una manipolazione dei nuovi mezzi di comunicazione, preferendo avere una conoscenza della realtà mediata da questi strumenti piuttosto che attraverso l’esperienza diretta; una società che molti definiscono“dell’apparenza”. Si ragiona sempre più in termini di immaterialità, illusione, “realtà virtuale”, ma a tutto ciò si oppone con forza un bisogno, ugualmente presente, che è quello del recupero dei valori materiali, una tendenza che si muove verso la valorizzazione e l’esaltazione di tutti quei valori legati alla terra. Questo bisogno sta determinando la comparsa di molti laboratori sperimentali, gruppi di lavoro, esperienze nell’ambito dell’arte, dell’architettura e del design, che cercano di comunicare attraverso la riscoperta della materia, del vero e proprio contatto con la materia come fonte inesauribile di esperienze sensoriali che possano riportare l’uomo ad un giusto equilibrio con l’ambiente che lo circonda. Quale miglior materiale se non la terra, elemento fisico primigenio, prima divinità conosciuta (Gaia o Demeter greca, Venus genetrix romana ...), concepito come organismo vivente in Europa fino al XVII secolo, a cui vengono attribuite tutt’oggi proprietà terapeutiche, può sostenere questa idea? La terra cruda è la materia di studio di Geologika, un gruppo fondato da Barbara Narici e Andrea Facchi, intento a reintrodurre nelle nostre case le qualità di un elemento puro,

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sano, attraverso la creazione di oggetti d’uso (ciotole, sedie, tavoli) e con interventi architettonici (muri, pilastri, pavimenti) rigorosamente in terra cruda. La terra cruda è infatti un materiale da costruzione che si caratterizza per la massima ecompatibilità e per il minimo impatto ambientale durante tutto il suo ciclo di vita. Pensiamo solo al fatto che il 40% della popolazione mondiale abita in case di terra cruda, cioè realizzate utilizzando la stessa terra del suolo estratta sotto lo strato arabile, inumidita, messa in forma e lasciata

essiccare al sole sfruttando la capacità coesiva delle parti argillose contenute (splendidi esempi i palazzi nello Yemen o gli Ksar in Marocco). Oggi l’uso della terra cruda si sta riscoprendo e studiando in tutto il mondo, specialmente in Germania e in Francia, dove si predilige la posa a secco con mattoni o elementi costruttivi preformati e preessiccati. Questo materiale, riciclabile al 100%, ha bassi costi di trasformazione e trasporto e resiste ad ogni clima. Barbara Narici e Andrea Facchi, oltre all’attività legata all’architettura (hanno realizzato a Milano intonaci,

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Artigianato 51  

Italian magazine about crafts

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