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Nella pagina a fronte, da sinistra: Va Selettiva 1963, giuria al lavoro, da sinistra: Tommaso Ferraris, Franco Albini, Finn Juhl; “Sedia smontabile” di Eugenia Alberti Reggio e Rinaldo Scaioli, IIa Selettiva 1957, esecuzione “La Permanente Mobili”. In questa pagina, dall’alto: “Mobile da pranzo” di Werner Schulz, IVa Selettiva 1961, esecuzione “Cantieri Carugati”; “Mobile per camera da letto” di Gio Ponti, IIa Selettiva 1957, esecuzione “Galleria Mobili d’Arte”.

attorno all’artigianato del mobile, il quale ha coinvolto risorse umane ed economiche, che hanno definito gran parte della vita associata, integrando, sino alla soglia degli anni attuali, diversi momenti della storia sociale, civile e culturale del luogo. Ed è proprio la Selettiva del Mobile, autentico centro vitale e fulcro delle proposte dell’artigianato canturino, a far conoscere sul piano internazionale il mobile di Cantù. La Selettiva del mobile è il punto conclusivo, ma nel contempo continuativo, di una fase del percorso che relaziona “cultura del progetto” con “cultura del mestiere”. Tale processo, iniziato negli anni trenta e continuato sino a tutti gli anni sessanta, attraverso la cooperazione di alcune tra le migliori botteghe di Cantù, con architetti dell’area milanese quali Buffa, Ponti, Lancia, Albini, Ulrich, lo studio BBPR, (per citarne solo alcuni), ha trovato riscontro anche in momenti istituzionali, come la partecipazione di singoli artigiani alle Triennali milanesi, laddove anche la Scuola d’Arte, la cui costituzione risale al 1882, ha ottenuto numerosi riconoscimenti. La scuola, seppure con alterne vicende ed elementi contraddittori, ha offerto il proprio contributo formativo ponendosi come luogo integrativo tra il rinnovamento estetico, proposto dalla cultura artistica e progettuale, e l’evoluzione tecnologica e qualitativa della produzione mobiliera, attraverso la loro introduzione nei processi didattici per l’apprendimento del mestiere di mobiliere.

A questo proposito si pensi all’apporto dato nei primi anni trenta da Fausto Melotti, dal direttore Giorgio Wenter Marini, e da alcune esperienze condotte negli anni a cavallo tra i quaranta e i primi anni sessanta con i direttori Romano Barocchi e Norberto Marchi. La prima Mostra Selettiva, promossa in collaborazione con la Triennale di Milano, è però anche il punto iniziale di apertura dell’artigianato, questa volta nella sua dimensione

e costruttive del momento, provenienti da tutto il mondo”. Si apre a Cantù, per la prima volta, un processo che, attraverso il coinvolgimento di tutte le associazioni consortili ed espositive, ma anche di singole botteghe, dischiude e apre a nuovi orientamenti di sperimentazione e di ricerca, progettuali e produttivi, non sempre immediatamente compresi e condivisi, tesi ad offrire ulteriori sviluppi al mercato

collettiva, verso nuove dinamiche evolutive attente al contesto mondiale, in quanto attiva l’incontro dell’artigianato mobiliero canturino con il design internazionale. Per gli organizzatori, l’obiettivo è di “fornire l’espressione migliore e più chiara delle tendenze artistiche

sia interno, sia internazionale, ma anche, e soprattutto, all’innovazione, in particolare estetica, del design del mobile. È l’espressione di un confronto culturale, di una volontà di “concorrenza” con il mobile scandinavo, dominante

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Artigianato 50  

Magazine about italian crafts

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