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In questa pagina, dall’alto: ceramica di Momoyo Torimitsu, 2001; “Tombino” di Sisley Xhafa, 2000.

pure dalla discontinuità, era rimasta fino ad allora inscritta nell’ambito produttivo di un’arte utilitaristica e decorativa (che offriva più che altro “contenitori”, vasi e piatti), nel corso del Novecento, grazie alle avanguardie artistiche, farà un salto di qualità, divenendo anche un mezzo di espressione delle cosiddette “arti maggiori”. Nel corso degli anni cinquanta del Novecento, alcuni fra i più importanti protagonisti delle avanguardie artistiche, come Asger Jorn, Lucio Fontana, Wifredo Lam, Sebastian Matta, Corneille e Pinot Gallizio, entrarono nelle manifatture albisolesi consegnate dalla tradizione, per metterle al servizio della dissoluzione formale dell’arte moderna, dando spazio a terrecotte deformi e insensate. Ancora oggi si conservano ad Albisola molteplici esempi di quegli anni, come le “Nature” di Lucio Fontana, installate lungo la “Passeggiata degli Artisti”, o la straordinaria casa costruita da Asger Jorn sulle alture di Albisola, che rappresenta un eccezionale fenomeno di “architettura spontanea”, antirazionalista, nell’assemblaggio di ceramiche, sculture e pitture che danno corpo a un’opera d’arte totale. Queste avanguardie artistiche del ’900, così come la “ibrida” ma specifica tradizione locale maiolicara, costituiscono il capitale culturale e l’habitat che, negli ultimi anni, un’istituzione “glocale” come la Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea (organizzata nei Comuni di Albisola Superiore, Albisola Marina, Savona e Vado Ligure) ha fatto suoi propri, per innestarvi significativi esempi dell’attuale produzione artistica contemporanea. In un mondo come quello di oggi, in cui rivoluzionari mutamenti, dovuti all’emigrazione sia fisica che mentale di milioni di persone, stanno riconfigurando le mappe culturali, facendo interagire culture diverse, la multiforme realtà storica del passato di Albisola si rivela essere un terreno fertile, caratterizzato com’è da una ricorrente vocazione internazionalista, per fare spazio agli attuali scambi interdisciplinari e multiculturali promossi dalla Biennale. Esiste ormai una nuova cartografia delle arti visive molto diversa da quella dei decenni passati della Modernità e il termine multiculturalismo, oggi impiegato per alludere alla varietà di espressioni artistiche

che convergono in una determinata area geografica e che cominciano a rigenerarsi in quello stesso territorio, risulta il più appropriato per definire il carattere delle produzioni culturali promosse negli ultimi anni in questa area di antica tradizione ceramica. Artisti provenienti dall’Italia, dall’Europa, dalle Americhe, dall’Asia e dall’Africa e che usano mezzi e linguaggi eterogenei, ancora oggi, grazie alla Biennale, vengono invitati ad Albisola per realizzare opere in ceramica in cooperazione con le manifatture locali. Negli ultimi anni infatti, ad Albisola, decine e decine di protagonisti di primo piano della nuova scena globale dell’arte contemporanea sono stati messi nelle condizioni di filtrare la propria identità attraverso le possibilità e i limiti di un mezzo arcaico qual è la ceramica, per proiettarsi in un processo di affermazione e traduzione della propria singolarità culturale. È il caso, per fare solo gli esempi più recenti, di artisti come Getulio Alviani, Loris Cecchini, Sohela Faroki, Momoyo Torimitsu, Sislej Xhafa, Wang Du, El Anatsui, Surasi Kusolwong, Olu Oguibe, Andries Botha, Jeppe Hein, Elke Kristufek, Rainer Ganahl, Ghazi Al-Delaimi, Nedko Solakov e Soo Kyun Lee, che ciclicamente sono tornati ad Albisola per realizzare manufatti in ceramica, grazie alla collaborazione e all’ospitalità offerta dalla Biennale e dal caratteristico tessuto produttivo locale, costituito da ben quattordici manifatture ubicate nelle Albisole e a Savona, come: Studio Ernan Design, Casa dell’Arte, Ceramiche San Giorgio, Studio A, Fenice, Ceramiche Leda, Gaggero, Rossello, Studio Lorenzini, Illy Plaka, Soravia, Guarino, Boj e Ceramphoto.

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Artigianato 50  

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