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MOSTRE di Pablo Echaurren (Foto Ella To)

Il Temp(i)o Metalmeccanico

A Torino in occasione del Centenario dell’Esposizione d’Arte Decorativa Moderna si è tenuta la mostra della Mutoid Waste Company alternativa alla tradizionale figura dell’artista-artigiano

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entre a Torino la Fiat collassa, mentre la grande industria metalmeccanica sprofonda, i vertici saltano, gli esuberi vengono liquidati come indesiderati dopo essere stati spremuti a dovere, mentre nella Torino industriale succede il finimondo, in questa stessa Torino, ma negli spazi della Cavallerizza Reale (via Verdi 9), si è inaugurato il Temp(i)o della biomeccanica. Qui, nell’ambito della manifestazione di Artigiano Metropolitano (curata da Enzo Biffi Gentili), è stata innalzata un’immane macchina desiderante, realizzata con maestria e con pezzi di scarto, materiali di recupero, rottami disumani, qui i Mutoid Waste Company hanno costruito un organismo subtecnologico, postatomico, neomitologico, ultrapunk. Mutoid Waste Company (MWC), è la più potente tribù apolide, nomade e resistente, che da un paio di decenni è intenta a praticare quei gesti creativi che George McKay definisce “atti insensati di bellezza”. E la bellezza, gratuita, generosa, grandiosa, gronda dagli ingranaggi

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di questo enorme orologio privo di centro, un orologio che pratica il sabotaggio sistematico del tempo produttivo, sia esso taylorista, postfordista, toyotista o comunque scandito al solo fine di sfruttare e sanguisugare la vita. I Mutoid mettono in scena una clessidra basculante, oscillante, rotante, una specie di ampolla

di San Gennaro che attende fiduciosa che si compia il miracolo della liquefazione del sangue operaio, subdolamente spillato e raggrumato nel prodotto alienato. I MWC vogliono ricordarci che un fantasma si aggira per l’Europa, è il Fantasma dell’Opera d’Arte, il Fantasma dell’Opera(io), il fantasma dell’artista arrivista, dell’artista strutturato per essere commercializzato, aureolato per poter essere quotato in asta, in borsa, in corsa per il premio alla carriera. A tutto questo essi contrappongono una deriva lavorativa, un’alternativa pratica, una soluzione esistenziale. Per l’occasione i Mutoid (ciao Lyle, Debbie, Randy, Camacho, Charlie, Lucia, Strappa, Marino & company) hanno lasciato per un paio di mesi il loro glorioso accampamento di Sant’Arcangelo di Romagna e si sono istallati con le loro unità abitative ricavate da cisterne riattate, con i loro camion metà astronavi e metà scassoni rugginosi, coi loro inseparabili cani, proprio nella Torino degli Agnelli

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Artigianato 50  

Magazine about italian crafts

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