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MATERIALI

& TECNICHE

Le tecniche dei maestri IL MERLETTo DI GORIZIA di Paolo Coretti

origini e storia dell’arte del “fare merletti” in Friuli Venezia Giulia nelle città di Gorizia e Idria Tra le città di Gorizia e quella di Idria (attualmente in Slovenia) esiste una antica competizione riguardo il primato dell’arte del merletto. Entrambe, infatti, rivendicano la priorità circa l’origine locale di tale arte, anche se é piuttosto probabile, che il “fare merletti” sia stato importato nel Friuli orientale nel corso del XVI secolo e che abbia avuto modo di diffondersi omogeneamente nel territorio della Repubblica Veneta che -a quel tempo egemone- comprendeva le Venezie ma anche l’Istria e la Dalmazia. In questo contesto, a Gorizia, nel 1672, risulta essere di certo significativa la presenza, presso il monastero delle Orsoline, di madre Angela Aloisio, proveniente da Liegi -città dove fioriva l’arte del merletto a tombolo- e della madre superiora Caterina Lambertina de Paoli Stravius che, anch’essa originaria di Liegi, era giunta a Gorizia proveniente da Praga, città nella quale aveva trascorso un lungo periodo impegnandosi nella fondazione di un nuovo convento. E’ grazie alla cultura diffusa nella regione di provenienza delle due religiose e alle loro esperienze maturate nelle capitali europee che, nel momento in cui, nel monastero delle Orsoline, si organizzarono i primi insegnamenti dell’arte del merletto e venne costituita la cosiddetta “scuola di fuori” aperta a tutte le ragazze della città, a Gorizia si iniziò a realizzare pizzi che, per i loro influssi fiamminghi e boemi, si distinsero immediatamente da quelli italiani e veneti e, fin da su-bito, vennero privilegiati i merletti del tipo Fiandre (Aver-sa, Binche e Valenciennes) realizzati con tombolo e fuselli e vennero collocati in secondo ordine i merletti veneziani che, a quel tempo, venivano eseguiti principalmente ad ago. D’altra parte, la tradizione vuole che ad Idria, quasi nello stesso periodo, la moglie boema di un dipendente della fa-mosa miniera di mercurio, abbia portato in città l’arte del merletto a tombolo ed abbia diffuso tale arte tra le donne del luogo modificando -anche in questo caso- la cultura italiana o veneta del pizzo a vantaggio di quella cultura boema che, quasi contemporaneamente, si diffondeva nel goriziano grazie alle madri orsoline. In entrambi i casi, quindi, sia a Idria che a Gorizia, l’arte del merletto venne importata da regioni lontane e, innestandosi sulla tradi-zione preesistente nei luoghi ed innovando tale tradizione in maniera radicale, acquisì una certa originalità nel lin-guaggio espressivo e nelle tecniche e, pur nelle diversità che le due scuole seppero esprimere, ebbe modo di mostra-re nel tempo una significativa specialità. Nel corso del 1700 la realizzazione

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di merletti si sviluppò nella regione in ma-niera tale da costituire una delle realtà produttive più rap-presentative del luogo. Più raffinata quella di Gorizia, per-ché destinata ad una clientela facoltosa, a nobili ed eccle-siastici che utilizzarono il merletto nell’abito e nella casa, nei paramenti e negli arredi sacri. Con minori pretese qua-litative, invece, la produzione di Idria, realizzata con mate-riali più grezzi e rivolta verso il mercato rurale, quello dei contadini benestanti e del clero di campagna, ma anche al mercato delle regioni con termini come la Slovenia e la Croazia. La maggior capacità produttiva della zona di Idria, comunque, -dovuta alla presenza di un altissimo numero di merlettaie che abitualmente operavano a domicilio e che, alla bisogna,

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Artigianato 49  

magazine about italian crafts

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