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L’oggetto travestito di Francesco Raimondi: contenitore d’acqua tradizionale camuffato in brocca zoomorfa.

L’oggetto travestito di Anna De Plano: lampada “Punto” produzione Segno, travestita in lampada “Light”, realizzata con due ciotole-contenitore da Guzzini.

di decodificare e di trasgredire per superare ciò che è stabilmente acquisito e codificato, e nello stesso tempo molto utile anche ai consumatori (e quindi nel caso di questa mostra ai visitatori), esercitando su di loro stimoli per superare le mode che spesso favoriscono conformismo, aspirazione classista e falsa coscienza. L’operazione consisteva nel fotografare una serie di attrezzature urbane, che ci ricordano ogni giorno vincoli, ostacoli, separatezze e violenze della città, quindi riprogettare dette attrezzature modificando la loro fisionomia e tipologia: da strutture di servizio della città a strutture di servizio per lo spazio domestico. L’operazione, attraverso

progetti e opere realizzate (vedi “paletti e catene”, “Arcangeli metropolitani”, ...), indicava che la riappropriazione dell’ambiente da parte dell’individuo, doveva passare attraverso la distruzione della barriera che ancora oggi esiste tra le due categorie (spazio interno/spazio esterno). Così, per indicare meglio che non solo lo spazio domestico deve essere abitabile (secondo lo slogan “Abitare è essere ovunque a casa propria”!), ma anche lo spazio pubblico, La Pietra trasformava gli oggetti urbani, che esprimevano violenza e separatezza, in sofisticati oggetti d’arredo domestico. L’oggetto travestito di Bruno Gambone: vaso “Il Grido” modificato dal vaso “Donna Africana”, realizzato dall’autore.

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Artigianato 49  

magazine about italian crafts

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