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Nella pagina a fronte: “Corno” di Bruno Gambone. In questa pagina: “Corno” di Ignazio Moncada.

annidano nel presente, contro quanto accade nelle scure pieghe del nostro tempo. Oggetti d'arte (o fatti ad arte) che possono assumere, spingendosi sino al paradosso, il significato di oggetti iniziatici, d'incontro (inteso come inizio di un duello) con l'ignoto, con il malefico, con l'irrazionale: l'incontro è, comunque, con la nascosta figura che nell'opera si mostra, si libera acquisendo un corpo e una materia. Questa raccolta nata “occasionalmente” e accresciutasi in tempi diversi, come precisa Angela Corengia, esprime il desiderio mai negato dell'artista, di attraversare con il bagaglio del nomade il mondo della superstizione, portando con sé la volontà rigeneratrice e protettiva dell'arte o, meglio, il suo destino a "costruire" immagini e corpi per il tempo, quello futuro, traducendo i segni e le forme in forze capaci di confrontarsi (contrapporsi) al "malefico", ai suoi "nascosti" raggiri, alle metamorfosi e ai suoi misteri. Tutto ciò pensato con la sottesa vocazione di disegnare una traccia all'imprevedibilità del destino. Sono forme, quindi, ideate quali varianti di un percorso, tali da iscriversi, così, nel vasto universo degli oggetti apotropaici. Oggetti divenuti figure di rituali che si danno, al contatto ideale (simbolico), quali scorciatoie, cioè, di “un modo -osservava qualche anno fa Cecilia Gatto Trocchi, antropologa culturale, sulle pagine di un rotocalco nazionale- con cui

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Artigianato 49  

magazine about italian crafts

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