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ARTI tra arte e design

NUM EH0 24 Gennaio/Mar!.o [ 997

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POIl CE LLAN E IONICH E AIlT D EC O BO EMIA TEIlIlITORI DI PI ETIlA

MOBILI IlIT UA LI R ES T AU RO DELL'I NTAR S IO CEIIAMI CA DI CA STELLAMO NT E

A PEIlTO VETIlO MO SAI CO DI S PILIMBEIlCO C IlI STIANO BIAN C fll N

Amilcare Pizzi Editore ENCLIS II 'l'EXT


COJ\ll'TATO PROMOTOIU:

COMITATO TECNICO E CORRISPOl\'DENTI PER LE AREE ARTlGIANE

Giu""l'fI<' Ammoss.ari ({)irrtro" GOl,ml, Mi"a!,n> [nd//SlriQ) L"i>.'; Il.di.li

AI.h .... ' ro di Vol'e".,. ""'gio Occhi]>il\, i (l'rniJm" &r«/"bMtri) Drunw dd >U'JDC'C Gim M,ri, Colob"'csc Ce .... mi"" "" mI''''''' Erluardo '\],m"o Ce ... mi "" di Decuu Ndlo u'>Ot\i (Rrrp<mtllbj/rAnìgiunuro /l'è"" U",/nù) M"ni<.. pioggi. er""mi"" di S. Stefano tli C.,..,..tn Vivi'n> '[""'p,n; faen, ino IIlari. Conce,,,, Co",

IIn'oo G. ml>one (P,..,idOltr ASNAART/CNA)

Demetrio l<hfrica (AfS<UoT< A .-rigiunilto Vull. d'AOSIQ) Giorgio Meli (C.llmlmlr CGlA Artigiannto AlTini,.) V.leria Petrocri Cottini (Dirm, Mu,roAni, hadì"'.n; l'op<>lan ) M ichele Ventura

(A<><"",.,. Att;,'i!,; Produttro. T."""a)

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Andre, Di<,hi.,... Legno di C.ntù Aurelio Po,ro Legtl o d, Salu>.7,o

Vi",ri di Spilimhergo l'icrporgio M"-,,,<tÌ (Em, Sd/uppoA.-rìgidn~'" Fri,,1i V. G.) p.ulo Coretti Pi etr. di Ll>'",g"" l\lf,"OO Cio"cnt" ,\bri", llacig". llIpo

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Legno inu l"SÌato tli S"rrcnto Alc~",ndm Fiorentino Legno di Todi NdloZc"oni (R"f-W'hil, An,"gia,,,,r. R'gilmr U", /0a) MoniL"> Piog!:Ì' Legno tlcn" V. I d'Aost~ ,\l.,w Burg-JJ' M.nni e l'ie ,n: del ' rap, ne.e E.r>:w Fi'lIllll ~n , M.nno veronese Vi ncen", l',,'.n Mo ... di R..:.vcnn.

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]" c"l'erli"a : Cri,nano Bianchin, "Aun.l1lTl.le", I'1 '1+,

ARTIGIANATO TRA ARTE E DESIGN

,,"so In ' -etro rosso soffi"lo , COSIC con applicazione a c"ldo ,

Anllo settimo, N umero 21Gennaio/Marzo 1997 HC b-istra zionc al Tribuna le di Milano Il .

45 del 30.1.1991

Con il palrocuuo d el iU inistero deU'lnduslria Commercio e Artigianato

SEGRETERIA GENERALE, AMMINISTRAZIONE E ABBQNAMENn

@AMILCARE PIZZI EDITORE

SOMMARIO Ed itoriale L'ARTIGIANATO ARTISTICO : DOVE E COME di Ugo La Pietra

(,

Via Amik are Piu i, 14

20092 Cinisello BoI!.OmcjM'1

lei. 02/618361-618363 2

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20 154 Milano Tel,02/33608400 Fox 02/33608389

POR CELLANE 10NICHE di Enzo Biffi Gentili Arl'crIo urbano LA CITTA EDON ISTA di .Iosunc Huiz Dc Infantc

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Storia I MOBILI RITUALI di Andrea Pellicani

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DIRETTORE RESPONSABILE

Ugo Lo Pielro

DIRETTORE EDITORIALE Ad riano G:.tti

COMITATO SCIENTIFICO En zo Billi Gen lili

Gilio DorfIe, Vittorio Fogon e A nty Ponse ro

COORDINAMENTO REDAZIONALE Monuela Sci",; HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Edoordo Alamaro, lui ", Ariolti. Eleno Arrò Cerion i,

Mostre ART DECO BOEMIA di Jac4u eline Ceresoli GENTUS LOCI APERTO VETRO: VETRO A TUTTI I COSTI ,li Federica Marangoni

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En zo Biffi Genlili , Jocquelin e Cere.oli, Paolo Coretti, Lu igi De Loca, Ale"on dra Fiorentino, Anno Mario Funoo,ò, Ad riano G<Jrti, y", i G..rva noni, D<lvide Ma ncino, Federico Maransoni . Fe,di nando Marzo,oti Frooco Migliocclo, Ido Mitro no, And,eo Pel(icani, luiso Perlo, Monica Piogg ia, Aurelio Por'o, Valer ia Ra ndazzo, jo,un e Ru iz De Infante, Gio>onna Sa ntinolli , F,ooco Sco rioni, Monuela Sci",i, I,ene Taddei,

I COLTELLI DEL FRIULI di Paolo Coretti

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Didatti,;a IL HE STA UHO DELL' INTAHSlO di Alessandro .Fiorcntino AHTIGIANATO: lULlEVI E l'HOCErn di Anna .M aria Fundarò

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INSERZIONI PUBBLICITARIE l'Officino dell e Arti Il cop" Ma ooco Fiere p, l. Florence Mart p, 2, 5ooe", p. 3, D<l um PP.' 22/23, Silvano Edaoriole p, Ar, Reg iooe Volle d'Aosta p. 57, Borghi p. 68, Te"" r & Star In cop, l'Artigian o in Fiero rv cop.

Autori L VETlU DI CIUSTIANO BlANCHIN di Mallucla Seisei l T EATIUNI DEL l\lEHAVIGLlOSO di Franco Migliaecio

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TRADUZIONE TESn IN INGLESE Spo zioli ngue H.I., Mil ano REAUZZAZIONE E STAMPA Am ilcare Pizz i Arti Groliche SpA - Cin i",llo Balwmo (MII Stampo su poti noto opaco senza legno da 9 11 5 IMPAGINAZIONE Il Ouoolotino '-'H .. Milano PROMOZIONI PUBBLICITARIE E COMUNICAZIONI Vole,io Randa zzo Vio Amilcare Pizzi, lA - 20092 Cini",llo Ild",mo (M II Tel. 02/61836 1-6 1836352 · Fo~ 02/6 1836283 DISTRIBUZIONE ITAUA SO.D LP, Angelo Patuzzi S.pA - Via Bettola, 18 20092 Cini,ell o Bo lsomo (MI)· Tel. 02/6603D I DISTRIBUZIONE ESTERO AH , Agenzia Il<Iliono di E'po rta zione S.p,A. Via Ma nzani, 12 · 20089 Rozzano (MII Tel, D2/575 I 2575 - Fax 02/575 12606 Telex 315367 AIEM I-I ABBONAMENTI Itolio: l. 35,000 oll 'o nn o, Nume,i arletrati l. 11 .000 E.tero: l. 55.000 all 'anno. Nu meri orletrati L 16.000 Tuni i di,ini ,i",,,,oli. Rip,oo uziane dei te,ti solo previo COn Sen", " ,ilio dell'Edilore

Ficre ARTIGIANARTE E DONNA di Valel'ia Ranùazzo 997" SAINT-OUR S di Adriano Gatti ARTISTI E DESIGNER S PER IL GH'T di Valeria Randazzo ARTIGIANATO A LIVORNO di Aùriano Gatti Convegni TERRITORI DI PIETRA di Luigi De Luca Rub riche LA NUOVA TERRITORIALITA: AREE REGIONALI OMOGENEE SEGNALAZIONI LETTERE AL DIRETTORE CALENDARIO ENGLlSH TEXT li~DIIUZZI

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EDITORIALE di Ugo LaPietra

L'artigianato artistico : dove e come! S ono Oflllai diversi gli appuntamenti in cui una serie di operatori si sono ri trovati a dibattere il senso e le prospettive di un'arca culturale e produttiva estremamente vaga nei contarO!: l'artigianato artistico. Un territorio, come ho già avuto modo di dichiarare, selvaggio c poco esplorato. I-Io più volte tentato di indagarlo con le mostre "Genius Laci" e "Progetti e Territori" di Abitare il Tempo a Verona o con le mostre "Abitare con l'Arte" a M ilano, ho anche cercato di confrontare il mio pensiero con rutta una serie di studiosi e operatori attraverso convegni come "Fatto ad Arte" alla Triennale di .Milano, "Gli oggetti di souvenir e merchandising per i musei" a Gubbio, "Artigianato: dai laboratori di arti applicate alla nuova piccola impresa" nel Comune di Cursi e recentemente, durante le quattro giornate di Verona ad Abitare il Tempo, il convegno "Cultura del progetto e risorse del territorio" . Tutte occasioni in cui si è cercato di indagare i caratteri e i valori di diverse aree produttive omogenee ital iane, privilegiando quelle situazioni in cui è riscontrabi le un'attività artigianale ri nnovata e di avvicinamento tra la cultura del progetto e le risorse del territorio. Proprio seguendo la traccia che la rivista Artigianato sta portando avanti ormai da pitl di un anno,

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Dai qmldri agli oggetti: tele con pitmra acrilica, "Idea", "Rapporto individuoambiente", "Cactlls", "I\tIuccapazza", "Interno-esterno". Ogg~n(): "Souvenir di Spilimbergo" realizzato da Nlosaic Line, opere di Ugo La Pieua, 1996.

queste occasioni hanno dato spazio ai problemi e alle necessità di quei territori che vanno prendendo progressivamente coscienza del proprio significato culturale e del valore produttivo e commerciale. 1\1a, man mano che cresceva la consapevolezza di ciò che si doveva o poteva fare cresceva anche il disagio pe r non avere ancora chiaro che cosa è "l'artigianato artistico". Così oggi sembra sempre più importante riuscire a costituire una struttura permanente che superi, anche se frequenti, le "occasioni" di incontro. Un organismo in grado di diventare lo strumento per attivare tutto quanto è necessario ad arm onizzare le politiche messe in atto dalle varie realtà territoriali, ma soprattutto una struttura in grado di dare sufficienti elementi di comprensione tali da poter leggere i contorni di un'area culturale e produttiva troppo spesso annegata nel grande calderone istituzionale dell'artigianato e troppo spesso incapace di farsi leggere in rapporto alle ricerche nell'arte O nel disegno industri ale. Forse la manifestazione di Todi "Fatto ad Arte" e la nascita in quella sede del Primo Osservatorio sull'Artigianato Artistico, potrà essere l'occasione per porre le basi di un simile orgalllsmo.


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RICERCHE di Enw Biffi Gentili

Porcellane ioniche I millennio a.C. -III millennio d.C.: Enzo M ari con tro la metastasi delle forme

P er la serie delle Topicbe cCllImiche Enrico Arosio in "L'Espresso" del 17 ottobre 1996 così scrive: "Per svecchiarne l'immagine, nel 1993 la direzione della KPM ha chiesto al designer e grafico italiano Enzo Mari di realizzare un servizio di porcellana di gusto contemporaneo - tema che l'antica manifattura non si era mai sognata di affrontare in precedenza . .. " . Non è così. La KPM, sigla della Koeniglichc Porzellan Manufactur, l'illustre m,mifanura di porcellana fondata nel 1763, è notissima anche all'amatore di lettante per avere prodotto negli anni Trenta del nostro secolo il famoso senrizio Urbino di Trude Petri. La designer tedesca (1906- 1968), che dal 1929 collaborò con la KPM, progetta 1'Ud,ino nel 1930 e lo integra nel 1947 con nuove forme accessorie. Nel 1970 la KPM lo rimetterà in produzione, e tuttora il servizio è in catalogo. Enzo Mari doveva quindi misurarsi non soltanto con la produzione "in stile", secondo le consuete motivazioni di ogni tentativo di introduzione della cultura del progetto moderno di ambiti di alto artigianato "tradizionale", ma, in rappresentanza del design italiano, confrontarsi con uno dei più alti episodi di quello tedesco. Né, storicamente, è la prima volta che ciò avviene. Il servizio Urbino

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Due versioni Jel servizio "Urbino" progett:lte da 'l'rude Petri trJ il 1930 e l'immediato dopogueml. Nella pagina a fron te, brocCI di Enw Mari per la KPM, 1995. (Foto Benvenuto Saba)

di Trude Petri era stato presentato alla VI Triennale di Milano del 1936, dove ottenne un premio e nella stessa Triennale un altro italiano, Guido Andloviz, mostrava, realizzato dalla SCI, Società Ceramica Italiana di Laveno, il servizio Vittuollc. Il confron to tra l'Urbino e il Vittuone rappresenta il1llateh più im portante della storia del progetto ceramico nel periodo tra le due guerre: e il risultato è, quantomeno, di parità. L'estrema pulizia dei componenti, le forme deriv;ne dal cerchio e dalla sfera, l'assenza di decorazione,];l scomparsa dai piatti della tesa o ala sino a recuperare l'essenzialità purissima di una bassa ciotola, rendono la Petri e Andloviz i massimi rappresentanti di un "razionalismo" ceramico (ma mentre le condizioni politiche della Germania dopo il 1933 interromperanno le esperienze "avanguardiste" tedesche, in Italia la tolleranza estetica fascista consentirà, e non solo ad Andloviz, molte altre prove innovative). Ma quale era la precisa richiesta della KPM ad Enzo Mari? Con le parole del designer italiano si trattava di "essere all'altezza della storia della KPM, quindi con una forma di tale qualità da durare il prossimo secolo". Così, a ben vedere, il compito di Mari non può essere valutato senza un ulteriore allargamento del quadro di riferimento.



Senizio '"Berlin" di EnzO I\lari per la K.l',\I, 1995 . (Foto llelll"enutoSaha)

Questa sorta di "servizio per il III millennio" dovrebbe fare i conti, oltre che con l'UI'bino e il Vittuone, con altri servizi ingombranti: che so, in un elenco assolutamente sommario, con il tedesco Donatello della Rosenthal o l'austriaco servizio di Jutta Sika per la Josef Bock degli inizi del secolo; con gli inglesi nmmlnr di Keith Murray per vVedgwood o lo svedese Praktikn di Wilhelm Kage per Gustavsberg degli anni Trenta; con lo statunitense Americall Modern di Russe! Wright per Steubenvil1e Pottery del 1937, genia le anticipazione di stilemi anni Cinquanta e, per quest'ultima epoca e tornando infine in ltalia, almeno con l'Ulpiti e il Colonnil Compasso d'Oro di G iovanni Gariboldi per Richard G inori e un altro UrbhlO, non tedesco ma lombardo, quello di Andloviz per la SCI (rassegna, la mia, provvisoria, incompleta, ma necessaria: non è solo l'imparaticcia, o posticcia, cululra dei settimanali radical-popolari a dover essere messa in discussione, ma quella, più colpevole, di accademici e progettisti, studiosi e imprenditori, di storici del design che quasi nulla sanno di questi argomenti, di aziende come la Richard Ginori la cui origine risale al 1735, prima della KPM - cbe sembrano ora

concepire la direzione artistica come una funzione Iudica, o più direttamente, comica). Enzo Mari non è come Alice, che

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tuttO questo non lo sa. Egli ha compreso tuttavia di non potere, allo scadere del secolo, ma soprattutto del millennio, proporre sia pur decantatissime soluzioni "moderne", in queUa tradizione del nuovo della qual e egli è ufficial e rappresentante. O meglio, ha compiuto una lerrura del moderno e dei suoi "stili" sullo sfondo di un molto più dilatato orizzonte sto rico. Nel caralogo A ,·heitm il1 Bedùl infatti scrive, con una certa semplificazione, che nella stori a moderna delle manifatrure di porcellana appaiono prima form e riconducibili al corinzio (il rococò), poi quelle equiparabili al dorico (il Bauhaus) infine, negli ultimi vent'anni, altre che ritornano al corinzio, in una specie di "superococò". Si nota, nell 'interpretazione di M ari, l'assenza di uno dei tre sti li classici e difatti egli conclude "Mi sembra dunque che la comparsa di un segno analogo allo ionico possa essere, oggi, momento di equilibrio". E così è nato lo "' ionico" servizio Ber/in. Tillman Buddensieg, nello stesso catalogo, approva l'operazione concettua le e la soluzione forma le, che trova coerenti con la storia della KPM, ave tazze e coppe dei servizi avrebbero fatto riferimento, dal 1800 in poi, alla forma greca del calice, la fOfma del kamharos e del kratber. Buddensieg connette qu indi il servizio di Mari all '''antitesi ellenica" come critica radicale del rococò di Schinkel. Ma se di neoclassicismo si deve trattare, i riferimenti e le aucto1"itates sono altre, più pertinenti e recenti. Non è la prima volta, nel nostro secolo, che un esponente delle avanguardie puriste propone una rilettura della grecità e un design "platonico" . Ho già avuto modo di paragonare

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Enw.\1:1ri, 199·l

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Sezioni di piatti sovrapponi, Enzo i\ lari,

1995.

pubblicamente il lavoro di Mari alla KPM, prima che fosse messo in mostra, a quello di Paul Bonifas (E. Biffi Gentili, L'oss;moro ceramico di Paul BOllifÙJ, in AA.VV. Palll Bouifm l'inquietudine e il sublim.e, Faenza, Quaderni del Circolo degli Artisti, 1994). La sostanza del lavoro del Bonifas ceramista, che fu anche segretario de L'"&P"it NOllvea'll di Le Corbusier e Ozenfant, stava, secondo quest'ultimo, nella coniugazione di un grande passato con un fatto radicalmente moderno. lo stesso, in una specifica analisi formale, notavo che "alcuni suoi soggetti sono evidenti equili bratissime riscritture di forme-testi classici come il k)llix, o il ka11fbaros, o lo skipbos". Le opere di allora di Bonifas, e il servizio di oggi di Mari, aspirano quindi ad essere "espressive dell'invariante", a divenire oggetti intemporali, Ewige F017lIeJI (Forme eterne). Non mi interessa quindi tanto qui stabilire la riuscita materiale del servizio Berlin nel suo complesso o in particolari ceramicamente strategici come i manici o anse (che da un lato mostrano preoccupazioni ergonomiche e, secondo Buddensieg, "sovversiva invenzione" - anche qui è obbligato il confronto con la geniale e fors'anche più sovversiva impugnatura della zuppiera del servizio Kestrel di Suzie Cooper

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degli anni Trenta - e dall'altro "citazione" delle volute di un capitello Ionico). Nli preme, in conclusione, dichiararmi d'accordo su questo tentativo di squarciare il velo delle apparenze nella ricerca di una realtà ideale ... Sicuramente, in questo senso, il

Berlin di Enzo Mari si colloca con dignità nella catena di quelle immagini pe17llflJlenti le quali, nel I millennio a.c. o nel TII millennio d.C., insegnano a controllare la dissennata, pericolosa proljferazione e polluzione e metastasi dei disegni e delle forme .


A tbnco, pialti di Enw Mari, 1995; sono, l'al1t-stimcnto della mostro\ lilla Tricnnalc di ", Iibno.

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ARREDO URBANO di Josune Ruiz De Infante

La città edonista

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Un'opera di arredo urbano dello scultore Emidio Galassi e dell'architetto Tiziano Dalpozzo

Siè appena inaugurata a Faenza una grande scultura realizzata dall o scultore faentino E midio G alassi, in collaborazione con l'architetto Tiziano Dalpozzo. "La città edonista" è un'opera complessa, fondamenta lmente " matura", sintesi formale e cromatica dì alcuni elementi già ritrovati nel percorso artistico di Emidio Galassi. In questa scultura si possono distinguere alcuni particolari di un certo "biol1l orfis mo" erede delle sue opere degli anni '70 (consistenti in strutrure di legno foderate di stoffa elasticizzata dalle quali nascevano gli stampi delle opere definitive in ceramica). Q uesti elementi biomorfi vengono poi alternati con altri particolari appartenenti ad una ri cerca di tipo "architettonico", che arriverà al suo culmine con la "trovata" dei ma ttoni refrattari tagliati con la sega, diventando le "Are" vincitrici del P remio Faenza nel

1983. "L a città edonista" è una scultu ra che si proietta al di là dei luoghi solitamente deputati all 'arte , come la gall eria, il museo, ecc., per inserirsi e ricrearsi in un contesto urbanistico e architettonico, ma non in modo rigido e serioso. Q uesto "piazzam ento" urbanistico viene fatto prendendo in cons iderazione quelle che sono le necessità e le attese di una coll ettività socialmente, tecnologicamente e culturalmente

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evoluta e "avanzata", come è la nostra società postmoderna . In questo senso, si può in trodurre il concetto di "edonismo", che è poi stato scelto dagli autori per intitolare la scultura di Piazza Lanzoni. L'edonismo come atteggi amento etico che si traduce in ricerca di piacere estetico detennina la supremazia delle funzioni ludiche ed estetiche. P er questo motivo, quelle che dovreb8ero essere le funzioni cosiddette " pratiche" dell'opera, come quella di essere un muroscultura per ricongiungere visivamente due parti della città (il Borgo di F aenza col centro della città) o quella di essere una scultura-fontana o una sculrurapercorso segnaletica illuminato, cedono il posto preminente alle funzioni estetiche. L'intero percorso scultoreo diventa un insieme can giante, pieno di

cromatismi accesi e squillanti, di luci soffuse in crescendo , di forme e superfi ci da toccare, di rumori di cascate e fomane frangenti su strani ciotoli colorati che ci porta no ad un'apoteosi di luce, colo re, suono e tatcilità, coinvolgendo i nostri sensi in man iera onrucomprenslva, permettendoci una fruizione "tota le" e sofi sticata. La vista ci fa percepire i co lori accesi delle ceramiche in contrasto con le tinte spente dei mattoni, ma anche i gioch i spettacolari di luce artifi ciale che incominciano appena in izia il tramonto; il tatto ci fa notare le superfici lisce delle ceramiche smaltate, tanto diverse da quelle ruvide e grezze del refrattario; l'udito ci fa percepi re il suono delle cascate d'acqua che ci isola dal disturbo dei rumori del traffico. Alcuni componen ti giocosi e ironici della scultura, come l'autoritratto-fi rma sotto la fo ntana, l'occhio divino che illumina la città, la lumaca, la civetta, le lucertole, le igua ne, i rospetti, la rana, sono elementi che ci rimandano ad una fau na ormai improbabile in città, per cui l'arti ficio sostituisce di nuovo la na rura. In mezzo ad lma giungla di tentacoli, ventose, occhietti, periscopi e sassi, simboli e forme che ci fanno ricordare i camini di "Casa M ilà" di Gaudì, il passante si trova coinvolto da una continui tà di stimoli in vi tanti a fermarsi, per


Kelb p;jgin~ precedente: Pan:icolare dell'iguana in tcrraCOlU che geua l'acqua sulla ç;JSl;;1ta c, in basso, testa di serpente che raccoglie l'acqua della cascata.

scoprire colori e forme nascoste, per sedersi a chiacchierare o ad aspettare qualcuno, per giocare a nascondino coi bambini ... L'opera di Emidio Galassi e Tiziano D alpozzo che ha una lunghezza di percorso di 40 m per una larghezza di l In e una altezza massima di 1,30 m, alternando spazi pieni e vuoti, rientranze e sporgenze, è strettamente legata al paesaggio urbano, all'architettura e allo sviluppo artistico della città. Quest'opera è più di una scuJnlra: è un'opera d'arte che invade un campo più ampio di manifestazione; una sculrura che diventa un'architettura in ceramica; un'istallazione che nasce e si sviluppa nello spazio cittadino per materializzarsi in un'opera di arredo urbano, in una "istallazione pe rmanente".

In questa pagina, dall':.lIto in bas.\òo: Particolare policromo del corpo centr:!Ie della sculU!r:I. Particolare dell' "Occhio divinI) che illmnina la città" con un furetto alogeno. Particolare del corpo ce!ltr;J.lc della scultura. Fontana policroma "a fungo" . ParucolHC della ~gitlngla di occhietti, periscopi, ventose e sassi" i.n ceramica politr(Jma !~!h!. complessiva Jell'imero percorso scultoreo in mattoni refr-dttari e cerami~ policroma (40 m x 1,30 m x l m) dal lato Sud. P;lrticolare in ceramica smaltata Jdb fontanella q\mdnlta.

ViSI'J

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STORlI\ di Andrea Pellicani

"Naro

Parma nel 1883 e formatosi all'Accademia di Bologna dove insegnò per alcuni anni, Ca lderini preferì abbandonare l'in segnamento per ritirarsi in Valsesia dove morì nel 1949 ." Una biognlfia che viene ripetuta nei cataloghi delle mOStre e che più o meno dilatata e arricchita descrive soprattutto il periodo in cui Calderini lascia l'insegnamento e si ritira con la moglie in Valsesia per dipingere. Solo dipingere! Eliminando ogni contatto con il sistema dell'arte: nessuna mostra , nessuna vendita di quadri, con una pittura che si riallaccia decisamente alla tradizione pittorica ottoce ntesca lombarda. Il suo carattere sin golare vie ne così lCb'<lto al soggiorno pittorico in Valsesia, fatto di paesaggi,

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il

I mobili rituali Progettati dal pittore Ca lderini alcuni mobili legati alla sacralità del matrimonio contribuiscono a dare una più ricca interpretazione dell'artista


In queste pagim: e nelle precedenti: l'amoritnmo del pittore CaMerini, parUeùlari disegni a stampo prepal1ll0rl delle decorazioni di alclllli mobili. (Foto Donadeo)

comadini, contadine, case e creste alpine, vastità di orizzonti, immacolata purezza di ci me nevose, acque "ruscellanti" e quindi descritto come un carattere schivo, quasi francescano. Ma l'arte e la storia di Ca lderini, e la sua curiosità vanno oltre l'immagine ormai consolidata di artista che guarda con nostalgia l'Ottocento. Già come pittore sarebbe giusto non solo collocarlo sullo sfondo di una Valsesia fatta di melodiose e ascetiche visioni che alludono spesso al romantico Foncanesi o al "maestro della montagna" Segantini. C'è un Calderini pittore poco conosciuto che (pur non essendo mai stato a Parigi) guarda, con la rosea festosità d'un Bonnard, ai soggetti della vita; e che lavora fino a realizzare certe tele in cui il segno e l'intensità acuta del colore, a detta del critico Balestrini, lo potrebbero indicare un "fauve" nostrano. Ma il più segreto Calderini è quello che opera a Messin:l, quando insegna e sperimenta nell'Istituto d'Arte Industria le. Di questo suo soggiorno rimangono tracce eloquenti di Wl Calderi.ni capace di affrontare temi legati alla progettazione del mobile, alla decorazione e all'uso di tecniche e material i. Con una capacità progetruale che probabilmente si basava sulla sua sensibilità e la sua curiosità verso le cose: i mobili, progettati da

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Calderini, che oggi è possibi le rintracciare, apparte ngono sicuramente anche alla tradiz.ione deUa cultura materiale del territorio di M.essina. I decori "solari" con forte accento arcaico, si rialbcciano alla tradi zione delle fi gure dei Pupi sicilian i, l'uomo e la donna segnano il va lore del mobile: picco li torelTI "gua rdiani" della sacralità del matrimonio e della vita famigli:lre. I vari decori impressi su carta attraverso stam pi in tagliati nel legno, sono veri strum enti didatti ci, srudi, estremamente utili, per verificare ancora neUa fase progetrua le i "segn i" che andranno a caratterizzare il mobi le. Sono stam pi in legno che ricordano molto da vici no queUi della tradizione del tessuto sta mpato che ancora oggi è possibile trovare neJl'EmiliaRomagna, e non è escluso che Calderini abbia conosciuto queste tecniche quando insegnava all'Accademia di Be ll e Arti di Bologna. li risultato forma le e decorativo di questi straordinari oggetti sembra così appartenere <1l1 e diverse esperienze dell'autore: dalla grande tradizione di intaglio degli artigiani dell e valli (come la Valsesia e la Valle d'Aosta) ai su citati stampi em iliani, fino alla forza espressiva di segni tridimensional i che caratterizzano i carretti sicili ani. C redenz.1, tavolo, sedie: mobil i per arreda re una sa la con segni e decori che rimandano al luogo domestico fatto per celebrare quotidianamente il rito del pranzo.

Rillgrtfzill1l10 In !fl1lljglùf DOllndeo pe7' nver gelltil1l1ente concesso illllnuriflle fo tografico e di docume7ltflziolle.


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MOSTRE di Jacqueline Ccresoli

Art Deco Boemia U na grande mostra promossa dal Comune e dall'Assessorato alla Cultura di Padova in collaborazione con il Museo di arti Decorative di Praga ripereorre un periodo storico dal 191 8 al 1938 attraverso l'attenta cura di Jana Hornekova

Lamostra "Art D eco Boemia 191 8-1938 " è una occasione unica per vedere circa 650 oggetti che illustrano i contraddittori "anni folli" e del jazz compresi tra le due guerre . E in particolare si puntano i riflettori sul modernismo della produzione artistica della Prima Repubblica Cecoslovacca, nel territorio Boemo. Lo stile Déco non si riassume in poche righe, non è un movimento e non ha compilato manifesti; è stato piuttosto un gusto che ha travolto nLtta l'Europa, culminando nel 1925 con l'Exposition lnternationale cles Arts Décoratif et modernes. Non a caso qui sono presenti molti pezzi boemi premiati proprio in quell'occasione suddivisi tra mobili, tappezzerie, gioielli, ceramiche, porcellane, vetri e cristalli, manifesti, abiti, giocattoli in legno, scarpe, cappellini e sculture, progetti scenici e di costumi, provenienti da diverse gallerie, scuole ed enti e collezionisti privati di Praga. Così a Padova, nel Salone del Palazzo della Ragione (l'ex tribunale costruito tra il 1218 e il 1219 da Fra' Giovanni degli Eremitani) oggi, per merito del curioso allestimento progettato dall'architetto Gian Franco Martinoni, si ha quasi l'impressione di passeggiare tra le allettanti vetrine di Piazza Venceslao di Praga: il cuore della capitale. Nell'eclettico stile Déco si mescolano elementi differenti,

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Sopnl, DanlTI 1905, Gohclet con farfal la, vetro ricotto; SOttO, D~um 1920, vaso con gl'appoli blu; a fianco , di Antonin Ruckl, Nizbor vaso in cristallo.

presi da vari Paesi . È una regola confermata anche dal Déco Boemo, dove le forme geometriche e cubiste si fondono con motivi floreali, tipici dell'arte popolare locale. Gli autori, nonché sostenitori del riconosciuto "decorativismo nazionale" furono alcuni docenti della scuola delle Arti Applicate di Praga. E tra i più attivi teorici dello stile si ricorda l'architetto PavelJanak (1882- 1957), l'artefice del padiglione cecoslovacco per l'Esposizione universale di Parigi. Inoltre con la mostra si scopre lo scultore d'ispirazione neoclassicista Jaroslav Horejc (1886- 1983), il personaggio-simbolo dell'art Déco boema che ha ottenuto premi per la sua collezione di oggetti in vetro inciso . 1 prodotti boem i, come detto, s' ispirano a influenze europee e in particolare alla produzione della vicina Vìenna. Infatti per la formazione dell'art Déco viennese furono determinanti i lavori della \iVìener Werktsatte, di forma geometrica e decorati, soprattutto nella fase iniziale, con motivi a quadri e colorati di nero, bianco e oro su sfondi chiari. Le immagini del servizio presentano molti esempi di vetrerie, la cui produzione trovava un sostegno nelle massime istituzioni di Praga. La scuola più famosa era quella delle Arti Decorative di Praga, specializzata nell'incisione del vetro e nella glittografia. Diretta


• In qucsl'<l pagina, sopra da sinisrrn: boccale In vctro dipinto, scuol~ di K.amt:nid'1 $cno\', 19H; vaso in velTo di 'l -eo<!or Bienert, 1930; sono, scrivania di Vad av Lorck, 1923. Nella pa!,>Ìna 3 fianco, V:Isctto in vetro, $CIIOI:! di K.,menicl,. Senov, 1914.

da ] asef Drahonovsky (18771938), la scuola esaltava la naturale trasparenza e lucentezza del vetro con forme e disegni

neoclassicisti. La omologazione di stile di varie scuole boeme si è verificata per i servizi da toilette, da liquo re, per molti vasi e i più svariati oggetti destinati alla diffusione commerciale . L'altra tipica produzione boema sono le scatuine di vetro, premiate più volte negli anni Trenta da manifestazioni internazionali. La di tta C ure Schlewogot, l'erede della prestigiosa vetreria di H einrich H offrnann di jablonec nad Nisou, si distingue dalle alrre scuol e per la produzione di vetro sta mpato che imita materiali e forme delle pierre preziose, ispirate a René Lalique. Tra gli oggetti più interessanti esposti a Padova, oltre ai merletti e le porcell ane, sono il ciclo degli Otto arazzi "M estieri" sul tema delle professioni realizzato dalla tessirrice Marie Teinitzerova (1879- 1960) e gli inediti giocattoli in legno dipinto. Quel settore della cosiddetta "arte povera", che a partire dal 1908 si impone a livello internazionale con la cooperativa artistica Arte!. C i seducono anche i cinquanta manifesti d'epoca sistemati in una sezione indipendente dell'esposizione, provenienti dalle agenzie e da studi pubblicitari praghesi con le emblematiche figure-stereotip o di donne D éco.

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Così eleganti, patinate e stili zzate fino a una leggera de fo rmazione. Semplifi cando: con la mostra di Padova si coglie l'essenza Art D éco, considerato come l'erede naturale dell 'Art Nouveau che raccoglie e trasforma gli aspetti del1'arte decorativa, fine <l se stessa. G li oggetti D éco rispondevano alla domanda di lusso ed eleganza dell a borghesia consumatrice fra le due guerre. Certo duran te l'Esposizione parigina del '25 non

tutti i prodotti erano propriamente Déco, perché in una manifestazione internazionale l'intenzione è di presentare le novità nazionali, più che di codificare dettami di gusto e nuove mode . Di fatto , però, tale gusto prevalse e l'Esposizione del '25 battezza il D éco sotto l'egida dell'ornamento puro. P er altro, è una tendenza di gusto dominante anche ai gio rni nostri, sia pe r la produzione di prodotti artigianali ch e industriali.


MOSTRE

Genius Loci

La mostra Genius Loci ha "rappresentato una nuova proposta della manifestazione Abitare il Tempo per la valorizzazione delle areeproduttive omogenee finalizzata alla ricerca e alla definizione dei caratteri legati all'identità e alla qualità dell'opera. Presentiamo tra le varie proposte tre aree: alabastro di Volterra, mosaico di Spilimbergo, ceramica di Castellamonte CERAMICA DI CASTELLAMONTE Da tempo vado sostenendo, ai convegni organizzati da Ugo L a Pietra e altrove, che i designers disegnano troppo. P erché, com e ha scritto Miyuki Yajima in quelle Lettn'e segrete di vari autori pubblicate da Afro City nel 1989 la cui lettura devo a un omaggio di Gian Maria Colognese, "gli oggetti possono inquinare la società, fis icamente, e anche mentalmente". Mentre condivido, del gi apponese, l'aspra critica dei designcrs "artistici" che sputano le loro emozioni come chiacchier e al bar, trovo il lato peloso del suo moralismo quand'egli auspica altri oggetti, "belli e funzionali", ispiratori di una calma profonda (ma una discarica resta una discarica, sia essa piena di gingilli sghimbesci o di "buone forme") . D isprezzando le morali equivoche, non posso riferirmi in una ricerca di autorità e di insegnamenti che so, a Bobbio, ma piuttosto alla vecchia criminalità, quella che sosteneva che occorre essere "uomini di conseguenza" , E, conseguentemente, dovendo presentare, per la prima volta, la città piemontese di Castellamonte ad Abitare il Tempo, ho proposto di non fa r disegnare nuovi oggetti, ma di rappresentare l'esistente (né vale, a questo punto, l'obiezione secondo la quale è facile per me non designer

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non disegnare. Non ero il solo curatore della mostra: i miei partners, Toni Cordero ed Elio Luzi, erano e sono architetti quanto mai "eccentrici" dalla griffe - scrivo così per farli incazzare - personalissima). Ma il disegno non è il progetto, Quest'ultimo ritengo che a Verona ci fosse . Se si trattava di manifestare un genius loci, l'operazione preliminare era quella di farlo conoscere nella sua complessità (credo di aver avuto ragione: attraverso quei manufatti selezionati, ordinati in una composizione, si rappresentava e autorappresentava scenograficamente una città sino a ora "invisibile". Tanto poco conosci uta da non essere in molti casi localizzata dai visitatori dello stand che, spiati, confondevano Castellamonte con Castellammare o Castel del Monte.,.). Un secon do intento ci muoveva nella rappresental',ione collettiva dei prodotti: giungere all a messa in discussione delle gerarcrue disciplinari , sociali, estetiche, L'accostamento di pezzi storici e "in stile" e d'imitazione, di architetti e artisti, di artigi ani e studenti, unici e di serie distribuiva in modali tà inedite il "giudizio di valore", di qualità, sino a far sfiorare il primato ad articoli industriali in grès o refrattario, sino a rendere "poetici" gli elementi, che più prosaici non si può, di condutture fognarie",

OMAGGIO ALLE TERRE DI CASTELLAMONTE (TO) OVVERO MESSAGGIO DEL PROFO~'DO SUD ALL'OPEROSO NORD E ALLA "CITTÀ DELL'ARTEJ INDUSTRIA" Jl\,l FASE DI EDIFICAZIONE AD "ABITARE IL TEMPO" DIVERONAl1996 Amici di Castellamonte.' li Sud vi consegna il Priapo assolmo; il testimone di 'lilla Illl/ga tradizione di fecondità dell'arte industriosa; dell'arte che intmprende. 11 Priapo testimonia un modo amico di costl1lire orgrlnico, nOli squadrato ed inquadrato, "IN/to" e collettivo, "COlltrO l''usllra''. 11 Priapo è testimone di IIn tempo "pensrlnte", di 1/l/a ''fabbrica fertile" che affondtl nell'essellZll stessa della vita. Il Priapo è segno dell'tlbbondallZll e della amica lIniollC tra falltasirl ed industria; relazione tra arte e natll1"O; tra le fol'llle e il 1017) liSO; tra il decoro e l'utile; tra la "pelle" e le "palle" dello stesso corpo. FiducioJ; e convinti, pl'endiamo il testimone del Priapo ne/le nosh'c operose 1mmi e portial/lolo avanti: cbe il seme laborioso fecondi le nostre terre mortifìcate dal progetto model7lo, meccanizZIIto ed inutilmeme veloce. Amici di Castellamonte, Diamoci dentro! j\1oltiplichiamo queste congùmz ioni Sud-Nord, così wme abbiamo già fatto trasformando c moltiplicando il Priapo nella lattirra "Gilda" drllltl quale suggere-SIIcare bial/co fluido vitale; e nel1·eggimoccolo "Paolino", da prendere in111t11/0, drl brnndire quando perdiamo il lume (ddlrl ragione, della CIIltura) e vogliamo toccare di nuovo la "l/aNlra". Frntelli d'Italia Oprrosa, Da Castellnmma1"C a Castellamonte, dal Sud al Nord, un sol grido: ADDAVENI' L'ARTEIN/JUSTRIA/

EDUARDO ALAMARO, MUSEO ARTISTICO INDUSTRIALE


Un progetto di 1'ijlessione, quindi (anche nell'allestimento, ma di nuovo senza assertive certezze. 11 materiale specchiante non era infatti nobile, ma di una triviale plastica le cui distorsioni percettive, enfatizzate da luci teatrali, r inviavano non alla forma ma alll101phil1g, non a una specificazione ma a una virtualità progettuale). Certo, questo rifiuto del "negozi etto" consueto non può essere definitivo, pena un altro assurdo moralismo. Tuttavia , credo sia necessario proseguire in queste ilutorapp1-eSe11t11zioni che sono anche l'obiettivo dichiarato dei recentemente costituiti Stati Generali del Piemonte (che si pongono il problema di un recupero e di una nuova ricerca dell'identità subalpina alla vigilia

del Terzo M illennio come premessa di un rilancio produttivo). Così come ritengo che la cultura del progetto debba operare preliminarmente una ricognizione delle risorse e stimolare l'ilUtostima degli artigiani (e non già presuntuosamente indurii a ritenere "sorpassato" il loro prodotto e "riscatta bile" solo con l'intervento nobilitante di artisti e designers). Domanda finale insomma: chi assiste chi? Torno al Piemonte e a Wl altro caso. Recentemente la Camera di Commercio di Torino ha ' promosso una ricognizione sul territorio della Provincia per individuare le attività artigianali e le loro potenzialità di crescita quantitativa e qualitativa. Operazione benemerita, in presenza di una spaventosa crisi

industriale. La scheda tura compiuta sar à quindi un fondamentale data bI/se per programmare piani d'intervento e di sviluppo. Ma, contemporaneamente, e non già successivamente - la denominazione dell'iniziativa, Disegnare l'rwtigiOllflto, è indiziaria - i designers disegnano e si confronteranno in un concorso. Riferendo di questa vicenda il quotidiano "La Stampa" del 30 settembre 1996 intitola, andando al nocciolo della questione: Torillo, designer in cereI/ d'aziende. Vorrei che non fosse, a Torino come a Verona o altrove, sempre e soltanto così . Enzo BijJì Gentili I\ llestimento gencr~le della lilOstr~ "Ceramiche Architenoniche" ~ cura di Enzo Biffi Gentili , Toni Cordero, Elio Luzi con Associ~zione CCr.lmisri Castcllnmontc.

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Dall'alto in b,\sso, da sinistra a destra, "Segni indistTeti" tii Enrico Sello realizzato da Sergio Mon.l7.7.i, "Free-iii'> di Paolo Careni rcali7.7.ato da Varnerin Leandrc, "Metamorfosi" di .!\Ido Furlan re,\lizzato dal Conson:io per b Scuob Alosaieisti del Friu li , ~Portadocurne[Jti pensile" di Aldo Furbn re~ li7.7.ato dal Consorzio per In Scuola ,'vlos:licisti del Friuli, ~S,\ lendo di notte a Castclmonte" di Paolo Coretti realizzato da Cancian Spilimbergo ed esportato in molti Cristina, "Codice fiscale" di Andrea IL MOSAICO DI Pellicani real.i.u.ato da N .E.A. nel Paesi, ma è una realtà produttiva SPILIMBERGO Mosaico, "Bagliori di vetro n di Giulio e culturale poco conosciuta, La riscoperta dell'oggetto Candm;sio realizzato dal consorzio per la Le opere esposte rappresentano, d'eccezione e quindi dell'oggetto Scuola Mosaicisti del Friuli,

unico o di piccola serie "fatto ad arte", come l'intervento "ad hoc" nell'arredo privato o collettivo, ha provocato un processo tale che molte energie progettuali e creative stanno ritrovando un rinnovato rapporto con le energie produttive legate anche a tecniche di lavorazione tradizionale, ancora molto presenti su alcune aree del nostro territorio, Tra queste risorse, esiste ormai da tempo l'area che, nella regione del Friuli Venezia Giulia, è caratterizzata dalla lavorazione del mosaico. E proprio attraverso la presenza della Scuola dei Musaicisti del FriuU a Spilimbergo è possibile parlare di tradizione che si conserva e SI rmnova. La mostra "li mosaico di Spilimbergo" vuole segnalare

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quest a realtà, rafforzando il rapporto tra area culturale e produzion e. Di fa tto, moltissimo mosaico viene prodotto dai vari artigiani di

quindi, l' impegno da parte di progettisti ed artigiani di dare sempre piil valore, attraverso dei "segni" vicini alla cultura della regione, al mosaico di Spilimbergo ed alla grande tradizione della Scuola dei Musaicisti del Friuli. Opere realizzate come "oggetti autonomi", una sorta di svolta operativa rispetto al fare quotidiano dei mosaicisti di questa area, che operano soprattutto per grandi superfici commissionate per opere pubbliche sparse in tutto il mondo, Una fontanella, specchi, portalibri, sottopentole, tavolini ... oggetti per un arredo utile e prezioso che propongono, quindi, il mosaico anche in nuove tipologie di oggetti.

Ugo La Pietra


SoprJ, porrnlibri di Ugo La Pietra reaJizz~to da Friul ..... losaic, sottO allcsrimemo generale con fontana ct'lItn1le di Ugo L~ Pie tra realizzat:.l dal Consorzio per l'l Scuola Mosaici'iti del Fduli, pavimento di Paolo Coretti realil.7.:1to cb Bisnza, due specchi di Giulio Candussio realizzati da Antonio l' r.lIlch i, quattro tavolini di Elisabetta Gonzo. Ugo Marano, NanJa Vigo, Alc.~salldro \ 'ìç,lri c reali:;:Z:1ri da j\ losaic Linc, \'alTlclin Lcandre, ;\".E.A. nel ,\fosaico e Serg-ioÀloruzzi.

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ALABASTRO DI VOLTERRA E ntrare nel Mondo artigiana le volterrano è stato come calarsi in un mosaico misterioso dove ogni piccola azienda crea al limite dell'artisticità. Faccio riferimento alla figura metaforica del mosaico in quanto l'Alabastro, pur essendo un'area ben definita territorialmente ed omogenea per lavorazione del materiale specifico, è senza dubbio caratteri zzato da una disomogene ità interna dove la fibrtlfa dell'artigiano-artista, che ope ra indipendentemente se nza momenti di scambio o di verifica, sta alla base del sistema. Le sue opere diventano veicolo della Storia, della forte tradizione alabastrina, diventano veicolo della memoria artigianal e e per qu esto portatrici dei valori del luogo e della Cultura volterrana. Partecipare alla Mostra "Genius Loci" presentando la Collezione 1996 diventa per noi un momento di confronto culturale, di rimessa in discussione del lavoro rivolto allo svi luppo delle poten ziali tà latenti dell'Artigianato volterrano e soprattutto un'operazione di ricerca di identità nell'ambito della realtà più grande e frazionata dell'Artigiana co Artistico. Sebbene in trascorsi periodi il lavoro sia stato sminuito con oggetti ripetitivi che avevano perso la loro "memoria storica", pensiamo che con creatività e ricerca si possa ricostruire questa

sorta di ponte di collegamento con la tradizione. Da qui, attraverso la sperimentazione, esprimere le notevoli potenzialità della nostra pietra e riq ualifi care, se è necessario, la figura dell'Artigiano che da solo mantiene in vita un settore e una Culrura che purtroppo rischiano di scomparire. Gli oggetti della Coll ezione diventano i "protagonisti" e nello stesso tempo gli "spettatori" di tale memoria. Operazione di dialogo, di confronto fra gli Autori e gli Artigian i volterrani, le opere presentate costiruiscono l'interpretazione di tale dialogo realizzata con le tecniche di lavorazione, di finirura artigianali tipiche, in quanto nell'Alabastro incontrare l'esatta zona di contatto , di equi libri o fra la forma e la non forma, tra il trasparente e

l'opaco, tra la luce e l'ombra è estremamente diffi ci le. È però in questa seducente dia lettica che si può e si deve trovare la forza creativa per progettare con l'Alabastro, per utilizzare questa "pietra luminosa" per creare oggetti che rim angono nel tempo, sfruttando le sue continue ambiguità caratteria li: durezza, faci lità di lavorazione, trasparenza, opacità ... Il desti no del nostro ambiguo protagonista è stato legato alla capacità creativa e sensoriale degli autori che in sintorua con lui hanno dato vita ad lIna speciale Collezione ... solida, morbida, ruvida, luminosa, vi brante, per il piacere e la gio ia di ciascuno facendoci entrare nel percorso circolare della Memoria, nel racconto dell'AJ abastro.

h·ene Taddei


Nella pagina a fテ経mco, "Canopo~ lampada di Gianni Vcneziano rcali17ri1ta da Ali Alahastri Lavor,lI.i Italiani di Voltcrr~. Sopra, ~ s.ini~tr:a lampada cl:! terr.l jn alabastro c fcrro di 1rene Taddei ~ d Elisabetta Cavicchioli reali7.z.lta da Al:lbastri Ducceschi bport Volterra, a dcstr:! centrot:l\'ola di Stef.lIlo FollC5a realizzato d.a Rossi umilio Alabastri, SOltO allestimento gcncrnlc a CUr:J. di !rene Taddei ed Elisahett:a Cwit:chioli con al centro \In [avolino di Carla Venosta,

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MOSTRE di Federicalvlarangoni

• Aperto Vetro: vetro a tutti i costi!

Venezia, teatro eccellente della più antica cultura vetraria, ospita, nelle sue più prestigiose sedi, una mostra del tipo International New Glass promossa dall' Assessorato alla Cultura

Lamostra è una vera kennesse del kitsch, classico nemico di questa difficile Arte. Una occasione di confronto internazionale e di promozione dei nostri artisti e maestri, trasformatasi, per mancanza di una buona selezione e di chiarezza, in una overdose del vetro che rende arduo individuare e valorizzare nella giusta maniera quanto di veramente valido vi è nel campo della scultura, dell'oggetto di design o di alto artigianato. Una buona mostra è anche fatta dal saper limitare l'inutile affollamento di pezzi che abbassa la qualità . La prima tappa a Palazzo Ducale è dedicata agli "ospiti d'onore", sulla cui scelta i curatori dovrebbero quantomeno dare qualche chiarimento. L'artista americano Dale Chihuly espone qui il migliore dei suoi grappoli-chandeliers installati in giro per la città, installazioni gravide di barocco decorativismo, ma non prive di un certo impatto visivo . Quest'opera, tutta bianca, consiste in Wl fitto gruppo di elementi soffiati, sfere O trombe, assemblati proprio come i lampadari muranesi. Ed è proprio un lampadario antico che l'installazione lambisce quasi in un abbraccio fra la storia e la nuova arte vetraria U.5.A. Bernard Dejonghe-Francia è un vero scultore minimalista approdato al vetro per necessità di espressione. Espone una lunga e

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Sopra, Green Brocade Sentinel di Guggisberg e Baldwin; sotto, ".Monolite 50" di Carlo I\ lloretti . Nella pagina a fianco, "Chihnly over Venice" di Dale Chihllly.

larga barra in cristallo che sembra volare per l'inganno della materia. Un unico, forte pezzo dove all'interno della massa vibra un'onda sinuosa di fibra ottica. Bertil Vallien-Svezia è un altro importante artista i cui vetri opalescenti sono di grande suggestione, soprattutto le canoe vichinghe sospese, contenenti piccoli simboli della memoria sommersi nella massa vetrosa. P eccato che anche qui un inutile numero di pezzi ne diminuisca l'energia. Il terzo indiscusso scultore di fama internazionale è il cecoslovacco Libensky che, con la moglie Brichtova , opera su grandi forme ottenute per colata in stampo. Espone una verde piramide che ha un effetto d'acqua con inscritto un grande occhio indagatore. L'artista ceco Marian Kartel presenta anch'egl i una grande piramide tecnicamen te ben costruita in vetro e ferro che cattura con gioco di riflessi l'ambiente circostante. L'idea però è stata già ampiamente sviluppata in Italia dall'artista arch. Nanda Vigo negli anni '70. Appartengono senz'altro più al mondo delle arti decorative, ma di raffinata, rara qualità le opere di Lino Tagliapietra che, ad un eccezionale gusto e controllo delle tecniche, unisce una felice ricerca di stile morandiano, sulla quale rimane da tempo senza inutili eccessi.


soffi a\e e contorte del pion iere americano del vetro Martin

Lipofs ky.

Le purissime fann e ovoidali, qui allestite con grande impatto visivo, sono decorate a sofi stica to reticello e non eccedon o, non trasgrediscono, ma costrui scono un a nuvola di ricami e colori delicati e l'occhio vi si perde con vero pi acere", Sempre in questa linea di espressione artistica si deve includere il maestro Alfredo Barbini, grande qualità e conoscenza, le opere "Rifrazioni" sono leggeri veli quasi gra fie all'in terno di classici piatti. Q uesti pezzi sono tutti datati 1996, è Wl piacere vedere che l'anziano maestro ha la mano ancora giovane e il cuore così ricco di cultura muranese. Pittore e designer appassionato del vetro, Luciano Gaspari è presente con i suoi classici oggetti dal sapore anni '60 dai forti toni e col ori di gusto pittorico. Carlo M oretti, noto come qualificato designer di oggetti d'uso, disegnati per la sua stessa azienda, si presenta con blocchi massicci finemente decorati con limpidi colori galleggianti o sommersi in riquadri all'interno della massa. Anche in questo caso l'oggetto si ricollega ad un guSto astratt% ptical tipico dell'arte anni '60. Dopo questi esempi sia di fo rza scultorea che di sensibilità e cultura della materia, viene spontaneo domandarsi dove sia poss ibile collocare gli altri ospiti di Palazzo Ducale: non nell'arte

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con l'A maiuscola, né nel buon design, piuttosto nel vasto mondo del cattivo gusto e del decorativismo inutile. Lo stesso si di ca per la grande maggioranza degli oggetti esposti al Correr. Le sale sovraffollate si presentano agli occh i del visitatore come una maniacale ossessione monomaterica. L'occhio attento certo ritroverà i pezzi di qualità maldestramente annegati in un mare superfluo. Per sua fortun a isolato al piano terra, si nota l'elegante fuso in piastre di cristallo al nitrato d'argento di Alessandro di Santillana. Una svo lta più decisa e interessan te nel mondo della scultura del giovane artista veneziano. N ella prima sala, si notano le classiche murrine sempre eleganti di Laura de Santillana, vicin e all e semplici forme soffiate del nordico Sarpaneva . Sembra per un attim o di tornare ai tempi della Venini, ma si viene subito travolti da vasi di diversa foggia~ pupazzi vari, persino un robot in piastre di vetro pacchianamente colorate con TV incorporata! forse i curatori e selezionatori troppo immersi nel vetro non si sono ricordati dei videorobot dell'artista Nam J une Paik! Più avanti si fann o notare tre bellissimi pezzi di Toots Zinsky e alcune purissime form e degli artisti svizzeri Ph ilip Baldwin e Monica Guggisberg oltre a quelle

Aperto Vetro si articola anche in una terza sezione a Murano dedi cata ai giovani allievi di scuol e di tutto illllondo. A rappresentare l'Italia vi è un gruppo di giovani di ottima qua lità, form ati alla scuola del "lavoro" spesso in fo rnaci di fami glia di antica tradizione. Certo non sfigura no come abilità e m anualità, ma si potrebbe fare di più per loro con scuole formativ e che purtroppo sono una nostra lacuna . Fino ad ora ha supplito la grande forza di tradizione, la cultura trama ndata di padre in fi glio, ma è ora di all inearsi all'Europa p romuovendo la forma zione di nuovi artigiani qualificati stimolati da idee anche nuove ad arricchimento della tradizione. Facciamo però attenzione a non imitare anche un certo cattivo gusto d'importazione. A cosa è servita, insomma , questa invasione di "vetro a tutti i costi"? Non certo alle aziende tradizionali, non ai grandi maestri muranesi ben poco rappresentati, non ai designers, che avrebbero potuto costituire un settore importante, a veri fica di quanto è stato fatto in questi anni per la cultura del progetto nel campo del vetro muranese. L'Arte poi , intesa come sculrura in vetro, è rappresentata da alcuni rari personaggi solamente st1'flllit1'i ! Gli artisti veneziani più rappresentativi e noti a li vello mondiale, si sono sottratti a una mostra così fatta, lasciando spazio al "trionfo" made in U.S.A. Bisogna però auspicare che la mani festazione, "Aperto Vetro", nelle buone intenzioni d'origine, com e mostra Biennale si ripeta, ma questa volta nel modo migliore, eliminando il grave malinteso che emargina da tempo il "Vetro" rispetto alle altre Arti.


Nclb pagina ~ tĂŹ~nco; "Hcad or a racchofsC" di Vacbv,\'lachac. In quesrd p:\gin3 ~ sinistra, r ()pera di Bercil Valien; a destra, Forn,lser~;

~Mazzo

di rose" di Fabio

SOlto. "iVletamauco"

cn Lino

Tagliapicm .

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PROGETTI ETERRITORI di Paolo Coretti

I coltelli del Friuli· Dai primi mulini , segherie, fucine e battiferri alimentati già nel 1400 dal torrente Calvera alle cento aziende che esportano coltelli in tutto il mondo

"D L ' erro,

CanilI del Ferro, FOl7la/is,

Fornelli, Fari, Poffabro, F0171i, Fornez, Fusine, ecc, " Dizionario toponomastico del Friuli Venezia Giulia Giovanni Frau

In Friuli sono numerosi i toponimi che rimandano la loro origine al ferro ed ai mestieri che all'uso del ferro sono collegati. In un atlante linguistico di così tante emergenze, il glottologo ed ii toponomasta, esercitati a scoprire - a mezzo della lingua la natura materiale del territorio, sarebbero portati ad indagare nel campo delle risorse minerarie. A ricercare antiche cave e miniere capaci di giustificare tanti nomi di luogo. A riconoscere eventuali connessioni geografiche. A comporre possibili storie umane. Invece, le pur numerose montagne - a volte minacciosissime e ferrigne - non hanno mai concesso quantità significative di minerale. Neppure nell'antichità. Quando i Romani nel basso Friuli, a Concordia Sagittaria, producevano frecce per tutto l'Impero. Forse nemmeno nell 'alto Medioevo. Quando i Longobardi, inseguendo il loro privato sogno nazionale, battevano lame di spada di incredibile durezza. Quasi sempre, invece, questi nomi di luogo hanno indicato luoghi attraverso i quali transitava il ferro che proveniva dalle

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montagne della Carniola e della Stiria e, spesso, hanno segnato luoghi nei quali ignoti artigiani trasformavano il minerale in cose prima soltanto utili e, poi, col passar degli anni, anche di gradevole aspetto. Così, senza dover contrarre grandi debiti nei confronti del territorio e verso le sue sotterranee ricchezze, è nata in Friuli occidentale la cultura dei coltellinai. Nella zona di Maniago. In una pianura strana, posta al limite delle colline moreniche e compresa tra il corso del torrente Cellina e del Colvera. Una cultura forse ispirata a qualche piccolo giacimento ferroso ma aiutata, nel farsi, dall'illuminato ingegno di Nicolò di Maniago che, nel 1453, derivò una roggia artificiale dalle acque disordinate del torrente Colvera e, con essa, irrigò la ghiaiosa terra circostante ma anche, grazie ad essa, disseminò la zona, profondamente immiserita dai poveri raccolti, di mulini, di segherie, di fucine e di battiferri. In questi ultimi, accanto a vomeri e falci, che venivano forgiati per dissodare la terra e per raccogliere il grano, venivano realizzate anche roncole, coltelli e mannaie per il lavoro dei campi e poi, più in là nel tempo, vennero fabbricate asce da carpentiere, pale e cazzuole da muratore, frattazzi per i terrazzieri, mandosse e i coltelli da colpo per i macellai e, infine, armi d'asta e

di punta per le truppe della Serenissima. È del 15 giugno 1500 il contratto che il patrizio veneto Giovanni Vìtturi stipulò con il maestro Piero Tigotti di Maniago per la fornitura entro il mese di agosto di quell'anno di "24 ronche astate, 24 partigiane, 6 spiedi, 12 spuntoni quadri grandi, 12 spuntoni medi, 24 partigianette e 12 spuntoni quadri piccoli". Si tratta di un contratto significativo. D imostra la presenza di una capacità riconosciuta nel campo della produzione delle lame. Dimostra anche l'esistenza di una struttura produttiva evoluta. Capace di programmare tempi e costi. Capace soprattutto di garantire qualità nel mondo delle lame, mondo che, a quel tempo, richiedeva tecnologie molto sofisticate e difendeva, a volte, impenetrabili segreti. Durante il 1700, il degrado dei sistemi di collegamento e la politica disinteressata della Repubblica Veneta accompagnata dalla vivace concorrenza delle fabbriche tedesche modificarono il mercato e, con esso, i caratteri della produzione che si era venuta consolidando. Alle lavorazioni grosse, principalmente legate all'agricoltura o al mestiere della guerra, si sos tituirono i piccoli oggetti: temperini, forbici, coltelli da tavola, coltelli a scatto, stiletti, attrezzi chirurgici. Ai batti ferri azionati dalle acque del torrente


Tmrnagini tratte da "I batalìérs - Indagine sugli ultimi ~rtigi ~ni del ferro ~ Ma niago" - edito a Maniago ne! 1982, fogli illustrativi utilizzati d'llie ditte maniaghesi degli anni '20 per elencare la variet~ dei prodotti.

Calvera, si sostituirono le piccole botteghe artigiane disperse tra le case dei borghi. È il periodo questo in cui le tecniche di lavorazione diventano personali c di conseguenza si accentuano le differenze tra i vari modi di produrre. Si associano alla lama d'acciaio materiali diversi. li legno, il corno, la madreperla. Si commercializza il prodotto a mezzo di venditori ambulanti. Si pongono le basi per quel ClT. L

grande cambiamento che trasformerà i fabbri di Maniago in coltellinai. La zona - in costante trasformazione - sul finire del secolo scorso, subirà una nuova scossa. Lo slancio dell'i ndustria, infatti, spingerà prim a l'austriaco Marx e, successivamente, dopo Caporetto , anche il tedesco Krusius, a mod ernizzare le tecniche di produzione ed a realizzare la grande fabbrica .

A sfida re l'artigianato delle botteghe con la produzione di serie. A sostituire l'economia famigliare con quella cooperativistica. A creare una classe operaia collaborativa. Dopo anni di speranze e di alterne vicende, l'insuccesso fu fragoroso . La grande fa bbrica non ebbe fortuna e non ebbe rortuna né allora né mai un sistema industriale teso a massificare o a rendere omogenee le linee di

Pl\EMIATA INDUSTI\IA FABBI\ILE DI MANIAGO

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lavoro ed i conseguenti prodotti. Né ebbero migliore sorte le associazion i e le diverse struttu re co nsortili che tentarono di rendere funz iona le la zona e che, costituendo una sorta di gru ppo di fo rza per la penetTazione cora le nei merca ti , tentarono di uni re gli artigiani del le la me con piani e progra mmi cOTlluni. I motivi di quest'u ltimo insuccesso sono da ricerca rsi nell a fram mentazione produtti va della zona ma anche nell'anima della sua cultura. La storia delle botteghe, infatti, e la loro caparbia li bertà op era ti v~l, hanno lasciato inevitabilmente il segno nei modi di affron tare i probl em i del fare, del produrre e del convivere. Troppo alto è l'individualismo - e qui si eviden zi a il particolare carattere dell e genti frill hme - tTOppo elevata è l'au tonomia dei si ngol i gruppi. Oggi a Maniago operano circa 190 piccol e ni ende. O ccupano circa 3.200 addetti va riamente impegnati nel mondo del coltello, delle forb ici o nel campo dell e sllbforniture di settore. Esportano il loro prodotto in tutto il mondo, esplorano nuovi mercati, compongono mille proposte operative ma, nonostante ciò, continuano ad essere tributari di quell a m itica città di Solingen che, cosciente della propria forza commercia le, si approvvigiona spesso a Man iago e, successivamente, marchia in proprio i prodotti così reperiti. Pur compren den do i tanti sforzi che gli artigiani delmaniaghese compiono per mantenere viva la loro rradizione e per sostenere la loro realtà produttiva, non co ndivido a volte il loro operare. Non credo, infatti, che sia necessano gerseverare nell'ambi to di quelle fo rmule che, in nome di una sopravvivenza economica, vogliono M aniago e la sua cululra a ruota di altre analogh e real tà. li non condivido l'idea, purtroppo molto diffusa,

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Jémperini diversi

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che sia uti le o almeno conveniente canali zzare ene rgie produttive ed attenzioni commercia li nel copiare nel trasforma re linee esistenti e ampiamente collaudate sui patemi mercati stranieri . È un po' tTadire l'i ndole creativa degli antichi coltelli nai delle botteghe. La loro ca pacità di ricerca re form e nuove e nuovi sistemi opera tiovi e commerciali. C redo invece che la via da percorrere sia quella rivolta all a valorizzazione della specificità del luogo. D elle sue capacità produttive e dell e sue naturali qualità. Credo anche che sia necessario in vestire nei progetti. Nelle nuove forme. Che sia necessario coinvolgere in questo piano i grandi maesrri del design . Interessarl i a questo strano mondo delle lame. Far loro

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o 6,.,dml d,Ii. 101i"i..1 O comprendere che, accan to all 'inqui eta nte luccichio delle lame da di fesa, esiste un mondo più pacifico, ma in egual misura affascinante, dei coltell i da tavola e da cucina, delle lame multi uso per lo sport, dei coltelli tecnici e del le preziose lame da collezione. Alcune aziende hanno già iniziato questo progetto. Mi auguro che gli artigiani ed i progettisti si accorgano vicendevolmente della loro esistenza. C he le loro traiettorie si incrocino. Che nascano occasi oni di reciproca conoscenza. Occasion i di sperimentazione. O ccasioni per di mostrare che uno degli oggetti più an tichi del mondo non può essere assente dal dibattito che vede il disegno e il suo farsi egualmente protagonisti delle trasformazioni del vivere contemporaneo.


Artigianato 24  

Italian magazine about crafts and arts

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